L’Italia è il paese dei piccoli borghi. Non c’è dubbio. Esistono intere zone della penisola in cui la storia dei luoghi e delle persone, le tradizioni culturali, artigianali ed enogastronomiche di interi territori sono custodite all’interno di piccoli spazi, a volte angusti, in cui sono racchiusi oggetti ed elementi di un passato sempre più lontano e offerti alla curiosità dei visitatori. Forse il più grande patrimonio culturale nei nostri borghi è proprio quello custodito nella miriade di piccoli musei etnografici che raccolgono testimonianze della vita contadina, pastorale e artigiana di interi popoli. Questo vale ancora di più se rivolgiamo lo sguardo verso le terre di frontiera, come ad esempio la Calabria.

L’estremo sud della Calabria in particolare, lì dove la terra si differenzia dal resto del mondo per i forti venti di scirocco che soffiano tra i rami del Bergamotto, agrume impareggiabile per proprietà curative e opportunità economiche, che cresce così rigoglioso sono in questa fascia costiera che da Reggio Calabria giunge fino a Monasterace, fronteggiando il Mar Jonio lungo tutto il suo percorso. Fascia costiera che qualche millennio fa fu molto gradita ai coloni greci che qui costituirono alcune delle più ricche e fiorenti città della Magna Grecia.

Proprio qui, nell’area grecanica della Calabria, cittadini e viaggiatori provenienti da ogni dove hanno la possibilità di approfondire la cultura, la storia e i costumi di un popolo attraverso le sue tradizioni più “terrestri” attraverso un ideale percorso di conoscenza dei piccoli musei della civiltà contadina che si trovano in molti borghi affascinanti di questo territorio. Ecco quelli da non perdere.

Museo della civiltà contadina dell’Area Grecanica – Bova Marina

(Ri)Aperto negli ultimi mesi del 2015, il Museo della Civiltà contadina di Bova Marina è l’unico del nostro itinerario che si trova su un paese della costa dell’area grecanica. Bova Marina ha avuto un ridente passato di località turistica balneare che ne aveva un po’ offuscato le tradizioni contadine, riscoperte negli ultimi anni grazie al boom di produzioni e lavorazioni del Bergamotto. Tradizioni che sono sapientemente custodite in una grande sala del bell’edificio dove si trova anche la sede del Municipio, nel pieno centro del paese. Il piccolo Museo etnografico non è solo testimonianza del recupero di una importante collezione di oggetti e strumenti della tradizione locale, ma vero e proprio lavoro di ricerca che lungo i secoli porta il visitatore ai giorni nostri offrendo un piccolo spaccato di produzioni artigianali e contadine locali ancora praticate all’interno del territorio bovese. Parliamo della lavorazione del Bergamotto, ovviamente, ma non solo. Di assoluto valore per i cimeli esposti e per le informazioni sulle attività attuali è la lavorazione della ginestra, che dà frutto a un tessuto unico e sempre più raro che a Bova Marina è ancora possibile trovare grazie ai telai e alle delicate competenze che chiunque può trovare presso la sede dell’Associazione Culturale “To Argalio”. Ad arricchire l’importante serie di cimeli esposta presso il Museo della civiltà contadina dell’Area Grecanica è un completo e ricco percorso visivo che, con sapienza e completezza di informazioni, immerge il visitatore tra i costumi e le tradizioni della Bovesia.

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Sentiero della civiltà contadina – Bova

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Foto tratta dal sito web del Sentiero

Chi ha olio, grano, vino e lana è quasi ricco” è il detto che ricorda il signor Micheletta, l’imprenditore emigrato che ha voluto omaggiare il suo paese di origine e la sua infanzia creando il Sentiero della civiltà contadina, un vero e proprio museo all’aria aperta; un percorso che si snoda tra i vicoli dello splendido paese di Bova, uno dei borghi più belli d’Italia, porta d’accesso meridionale del Parco Nazionale d’Aspromonte e riconosciuto “Comune gioiello d’Italia” dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 2013. Il Sentiero accompagna il turista alla scoperta delle antiche macchine del lavoro contadino e pastorale installate tra le vie del paese, tra una dimora storica e una cucina ancora viva dalla quale fuoriescono profumi che riportano i sensi alle domeniche mattina di ogni bambino che abbia avuto dei nonni provenienti da una vita agra. Bova è la capitale dell’area grecanica. Dall’alto dei suoi 900 metri slm domina tutta l’area e gli altri paesi e borghi grecanici e custodisce gelosamente la sua storia, anche linguistica. Infatti, oltre ai nomi delle strade e degli edifici storici, anche le didascalie del Sentiero della civiltà contadina sono scritte in grecanico che, attenzione, non è un “greco antico” ma il greco delle colonie calabresi della Magna Grecia. Si tratta di un unicum linguistico che insieme alle altre unicità di zona rende una visita a Bova un obbligo morale per tutti i viaggiatori e curiosi che si trovano a trascorrere del tempo in Calabria.

Museo della civiltà contadina “Anzel Merianou”Gallicianò

Qui si parla davvero il grecanico. Le poche decine di abitanti rimasti in questa incredibile frazione interna del comune di Condofuri, nel cuore pulsante dell’area grecanica, parlano la lingua delle colonie magno greche come se fosse la propria lingua natia. In effetti lo è. È impossibile non notarlo se mentre vi aggirate per il borgo quasi completamente disabitato vi fermerete ad ascoltare le conversazioni dei pochi abitanti che, seduti nei vicoli di fronte le proprie abitazioni, conversano del più e del meno in una lingua davvero incomprensibile. Ve ne accorgerete non solo dalle bandiere greche che ogni tanto fanno capolino dai pochi balconi vissuti ma anche dalla splendida cappella di rito ortodosso situata nella parte alta del borgo da dove si domina a vista d’occhio tutto il minuscolo centro abitato.

foto gallicianò bandiera greca

Tratta da http://calabriagreca.it/blog/2016/01/12/galliciano/

È proprio lungo la via in salita, verso la chiesetta dove tutt’ora si celebrano matrimoni seguendo i riti ortodossi, che ad un certo punto vi imbatterete in una piccola costruzione di pietra che ospita il Museo della civiltà contadina di Gallicianò, tra i più originali di tutta l’area. La collezione ospitata nei locali della parrocchia di San Giovanni Battista è composta da oltre 400 pezzi unici, momenti della storia del paese e del territorio cristallizzati in vecchi strumenti di lavoro, abiti, stoviglie, tessuti e fotografie donati da tutte le famiglie del borgo grazie all’iniziativa dell’associazione culturale CUMELCA. Il piccolo ma ricco museo della vita agropastorale del territorio di Gallicianò è dedicato ad Anzel Merianoù, una studiosa di Patrasso che ha dedicato la sua esistenza alla tutela della memoria della minoranza grecanica della Calabria.

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MUTRAP – Pentedattilo

libro artigianato calabria area grecanicaPasquale Faenza, restauratore bovese e autore del volume “Mani che lavorano. Percorsi nell’artigianato grecanico” definisce Pentedattilo come “Borgo degli artigiani” e non ha tutti i torti. Per capirlo basta addentrarsi tra i vicoli principali del borgo abbandonato ai piedi della roccia a forma di mano (da cui prende il suo nome con evidenti radici greche riscontrabili nell’etimologia del suo nome Pente, cinque – dattilo, dita) per scoprire passo dopo passo come nelle vecchie abitazioni abbandonate trovino dimora numerosi artigiani dal forte approccio creativo e manuale. Vi si trovano botteghe di artisti del vetro, del legno e sapienti mani che lavorano tessuti utilizzando telai della tradizione locale. Tra i vicoli spunta anche una piccola struttura di circa 40mq che ospita una collezione di cimeli della civiltà contadina locale. Si tratta del MuTraP: “Museo Laboratorio delle Tradizioni Popolari Pentedattilo”. Un spazio espositivo all’interno del quale è possibile accedere anche a materiale multimediale grazie ad una piccola postazione informatica. Un luogo della memoria all’interno di uno dei borghi più suggestivi dell’area grecanica dove di certo non mancano leggende e suggestioni legate al tormentato passato di uno dei borghi abbandonati più belli d’Italia. Se siete fortunati potrete anche godere di una calorosa e molto coinvolgente visita guidata all’interno dei locali di questo piccolo museo etnografico.

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Frantoio Jacopino e Museo dell’olio – Bagaladi

Nella Valle Tuccio, sui crinali dell’omonima fiumara, sorge nei pressi del borgo di Bagaladi una struttura polifunzionale che custodisce (e mantiene in vita) la memoria artigianale e agropastorale di tutta la vallata. Si tratta del Frantoio Jacopino di Bagaladi all’interno del quale è stato allestito l’originale Museo dell’Olio. Qui ad essere protagonista è la storia della produzione olearia della valle a ridosso della fiumara che alla sua foce è chiamata “del Melito”. Nell’800 il frantoio rappresentò un elemento fondamentale per lo sviluppo dell’area e il suo meccanismo di funzionamento idraulico (ancora funzionante) è un esempio evidente della modernità della produzione olearia locale rispetto ai metodi tradizionali della lavorazione delle olive di cui tutto il territorio grecanico è ricchissimo. La struttura è stata sapientemente ristrutturata negli anni ’90 per diventare una porta di accesso al Parco Nazionale d’Aspromonte e rappresenta la più importante testimonianza di archeologia industriale di tutta l’area grecanica calabrese. I visitatori del frantoio Jacopino apprezzeranno non solo la natura circostante ma anche le numerose attività che hanno l’obiettivo di divulgare le più antiche e tradizionali forme di lavoro artigianali e della terra di tutta la valle che costeggia la fiumara Tuccio. In particolare questa attività di divulgazione è portata avanti dalla Cooperativa Grecale.

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museo dell'olio bagaladi parco nazionale aspromonte area grecanica frantoio

Ammira Pentedattilo dall'alto

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