Volevamo ritornare in Spagna, e la scelta è stata di andare a Valencia, che è la terza città della Spagna dopo Madrid e Barcellona.

Appuntamento all’aeroporto di Napoli con gli amici di viaggio, qualche foto in aeroporto, un caffè e ci siamo avviati all’imbarco per dare inizio all’avventura. Giunti in perfetto orario a Valencia ci siamo diretti verso il nostro albergo, proprio al centro città, alle spalle del Mercato Generale, nel centro storico, nel quartiere di El Pilar.

volare a Valencia per tre giorni

In volo verso Valencia

Il weekend a Valencia

Ci siamo subito avviati lungo le stradine per prendere conoscenza con i luoghi, e subito ci siamo immersi nella realtà locale: travolti dalla vista di negozi favolosi e monumenti splendidi. Siamo arrivati di sabato, per cui tutti gli uffici chiusi, il centro che diventa un’immensa isola pedonale, cosa si poteva avere di più! In Plaça de l’Ajuntament ci siamo concessi l’agua de Valencia, la bevanda a base di succo d’arancia, gin, vodka e cava, emblema della città. Abbiamo passeggiato fino alla Stazione ferroviaria di Xàtiva, dove affianco, vi è la Plaza de Toros, oggi solo un suggestivo monumento da visitare. Da tempo infatti non vi si svolgono più le manifestazioni di Corrida.

Prima di rientrare in hotel abbiamo voluto provare la cucina spagnola, ovviamente la scelta è caduta sulla paella de marisco! E’ stata un’esplosione di sapori. Il palato ha ricevuto sensazioni piacevoli, giusto equilibrio del condimento, i molluschi che hanno rilasciato sapore di mare; in definitiva un piatto equilibrato. Per accompagnare la paella abbiamo preso della sangria naturalmente.

La mattina successiva, domenica, ci siamo alzati presto, per poterci subito dedicare alla visita della città. Abbiamo fatto colazione in un locale dove servivano fragranti brioche calde e tutti i tipi di pane.

Ci siamo diretti verso la Città della Scienza, precisamente al museo Oceanografico, purtroppo abbiamo dovuto desistere per entrare perché la domenica è davvero affollatissima e avremmo dovuto fare almeno tre ore di fila! Niente paura: Valencia è una città piena di risorse. Cosiì in un batter dìocchio abbiamo cambiato programma e ci siamo diretti verso il Museo di Belle Arti, lungo il Turia che è il fiume che attraversava Valencia. Uso l’imperfetto perché dopo l’ultima inondazione del 1957 che creò notevoli problemi alla città, il fiume fu deviato lontano e quello che un tempo era il suo percorso oggi è un’immensa oasi di verde in pieno centro urbano. Sono presenti varie specie di piante: pini, oleandri, palme, ma la sua grande caratteristica sono i viali, dove si può correre a piedi o in bicicletta senza pericolo. Il letto del fiume è diventato un immenso polmone di verde, dove si trovano vari servizi sportivi, dai campi di calcio al rugby, alle attrezzature da palestra, di cui tutti possono usufruire in maniera libera. L’attrazione principale di questo parco cittadino è una scultura monumentale di Gulliver, dove grazie a rampe e scale è permesso di passeggiare sul corpo del gigante, come dei veri lillipuziani.

Siamo entrati al Museo delle Belle Arti, dove abbiamo trovato una pinacoteca stupenda, sale spaziose e luminose, molto curata nei particolari.  Siamo stati attratti da una cassaforte antica, che sembrava un baule, ma nel coperchio aveva una serratura con sistema di chiavistelli incredibile. Dopo il museo ci siamo diretti al Bioparco, una struttura che ha superato l’idea di un tradizionale zoo. Così com’è costruito, tiene conto degli spazi in cui vivono gli animali, senza compiere separazione dalle altre specie, proprio come in natura, gli animali vivono in gruppi sociali. Il parco è diviso in tre aree, dove hanno riprodotto la savana africana, le foreste equatoriali, dell’Africa e del Madagascar e le zone umide africane.

Si passeggia in queste zoo in assoluta tranquillità godendosi la visione di leoni, leopardi, giraffe, elefanti, uccelli di ogni specie. Hanno riprodotto gli ambienti di cui sopra con grande maestrìa, basta guardare gli animali, non sembrano subire nessuno stress, dormono, mangiano e si muovono con tranquillità, per niente disturbati dai visitatori. Altro esempio di tale zoo moderno l’avevamo visto allo zoo di Berlino ed in uno spazio ridotto a San Giorgio del Sannio (BN) alle Mainarde.

Nel primo pomeriggio ci siamo incamminati lungo il parco del Turia, dove dopo una sana passeggiata in mezzo al verde siamo giunti di nuovo al centro della città. Abbiamo deciso di visitare la Cattedrale di Valencia, che sorge su un luogo già occupato da un tempio romano e poi da una moschea mussulmana. Difatti la cattedrale presenta stili diversi, si nota l’intreccio tra il romanico, il gotico e il barocco; basta osservare i tre portali di accesso .

Ma con gli amici di viaggio siamo stati attratti dal Miguelete, la torre che sovrasta la cattedrale e la città. Ci siamo diretti verso l’ingresso e credendo di trovare l’ascensore, ci siamo messi in fila ed atteso il turno di accesso, avuto il semaforo verde siamo entrati. Sospinti dagli altri visitatori abbiamo intrapreso la salita della scala a chiocciola di 207 scalini, che ci ha portati a circa 51 metri di altezza.

Faticosa, per gli spazi angusti e per il tempo che avevamo per salire, infatti, poi si alterna la discesa. Comunque siamo giunti sulla sommità, dicevamo torre a pianta ottagonale, in cima abbiamo trovato undici campane. La vista è spettacolare, ti godi tutta la città vecchia e in fondo il mare che bagna la città di Valencia. Quanta umanità su questa torre, razze di tutti i tipi, in particolar modo di popoli sudamericani. Tutti affaticati dalla salita ma felici di essersi sottoposti a questo sforzo.

E’ ora di scendere, le prime ombre della sera stanno avvolgendo la città che ci regala ultimi scorci con una miriade di luci che esaltano le forme dei fabbricati.

Usciti dalla torre a Plaça de la Reina abbiamo deciso di cenare a base di tapas, jambon serrano (prosciutto crudo) e da bere Tinto da Verano (bevanda fredda a base di vino simile alla sangria). Una serata conclusa all’insegna dell’allegria insieme ai compagni di viaggio, assaporando i ritmi della città che sono a misura d’uomo, come del resto la città. Nessuno corre, nessuno è stressato come siamo abituati nel nostro quotidiano.

Visita al Mercato Centrale di Valencia

Il terzo giorno, un lunedì iniziato in vacanza, subito dopo la colazione è stato dedicato al Mercato Centrale con i suoi 959 banchi di prodotti freschi.

L’architettura della struttura di ferro è modernista, il Mercato è diviso in due parti, da un lato la frutta e verdura, dall’altro la carne tra cui primeggiano i prosciutti di Valencia, di Salamanca, Serrano. Subito dopo la carne vi è il pesce, vi sono banchi che offrono vere e proprie cascate di crostacei.

L’ordine con cui è esposta la frutta è incredibile, ricordano le pile di palle di cannone vicino agli stessi pronti all’uso. Gli odori che si sprigionano nell’aria confondendosi tra di loro creano un tripudio di sensazioni. Ci siamo soffermati affascinati al banchetto delle spezie, annusando le varie essenze, che sensazioni nella mente.

Il Mercato di Valencia l’abbiamo trovato esteticamente bello, ordinato ed anche silenzioso, non come i mercatini rionali cui siamo abituati dalle nostre parti.

Abbiamo imboccato una delle uscite e ci siamo recati al mercato del Colon, questo non è il tipico mercato con bancarelle ma vi sono presenti diversi locali, dove si mangia o si beve un caffè. La struttura era stata creata per avere il punto d’incontro tra chi viveva in campagna e veniva al mercato a offrire i propri prodotti e i cittadini che acquistavano la merce.

Luogo che merita una visitina per sorseggiare un drink e ammirare l’architettura che in alcuni tratti ricorda Gaudì.

Dopo la visita ai mercati abbiamo preso un tram del trasporto urbano e ci siamo diretti alla Marina Reale Juan Carlos I.  La città di Valencia fu fondata dai romani a circa otto chilometri dalla spiaggia che all’epoca era una zona paludosa e insalubre. Nel corso dei secoli questi luoghi sono stati bonificati e in prossimità del porto è stata costruita la città universitaria, infatti, dal tram abbiamo attraversato una lunga distesa di fabbricati che ospitano le varie facoltà: ingegneria, economia, etc.

Giunti al capolinea ci siamo diretti lungo la spiaggia denominata Les Arenas e Malvarrosa; chilometri di spiagge ben tenute, pulite, acqua limpida.

Lungo la passeggiata abbiamo incontrato un artista di strada che stava costruendo una cittadella fortificata con la sabbia, incredibile nella grandezza, nella mole e nei particolari. Ci siamo soffermati a guardare il lavoro dell’artista.

Poco distante vi era uno dei ristoranti famosi per la paella originale, ci siamo fermati per assaporare la specialità locale, ci hanno portato una paella del diametro di circa cinquanta centimetri, dicendo che era per quattro persone. E’ stata mangiata tutta, annaffiata sempre dalla sangria. Questo locale ha un arredamento un po’ datato, alle pareti vi sono foto vecchie di decenni che fanno da sfondo a un locale che vanta l’inizio nel 1870.

Il rientro al centro di città è avvenuto insieme con un gruppo turistico messicano che si trovava nel ristorante, con il quale abbiamo stretto amicizia e si sono offerti di accompagnarci in centro perché di passaggio. Appena saliti sul loro autobus è apparsa una bottiglia di Xtabentun (il nettare dell’amore) che conoscevo da un mio precedente viaggio in Messico. E’ prodotto con miele fermentato, rum o liquore all’anice, le api estraggono il miele dall’impollinazione dell’omonimo fiore lo xtabentù.

Gli amici messicani felici di aver trovato un conoscitore delle loro usanze non si sono risparmiati e ci hanno riempito più volte il bicchiere. Siamo giunti al centro di Valencia e abbiamo dovuto salutare i nostri amici. Per completare la serata abbiamo deciso di andare al Barrio del Carmen, zona frequentata da intellettuali e studenti universitari.

Sarà stato l’effetto del liquore messicano  dei luoghi in cui ci trovavamo, pieni di vita e di persone, ci siamo sentiti contenti e soddisfatti delle giornate trascorse, con gli amici abbiamo condiviso questa sensazione ed anche loro hanno risposto allo stesso modo.

La mattina successiva, il martedì, è quella di partenza, ma non prima di aver visitato il Museo delle ceramiche (in Spagna come in Italia il lunedì i musei statali sono chiusi).

Il Museo è ospitato in un vecchio palazzo acquistato dallo Stato da un nobile decaduto, ristrutturato, è divenuto la sede del museo delle ceramiche. All’interno vi è una vasta collezione, sono resi fruibili alla visita anche alcuni ambienti rivestiti di maioliche, come la cucina con le Riggiola (noi a Napoli le conosciamo benissimo). L’intero palazzo è esso stesso un museo, la stanza da letto con il baldacchino e marmi alle pareti, il salone dei ricevimenti, la scala di accesso ai piani superiori a due rampe.

Purtroppo il tempo giunge al termine la nostra full immersion giunge al termine, avremmo voluto visitare anche la città delle arti e della scienza, ma occorre un’intera giornata solo per questi luoghi. Comunque soddisfatti di aver trascorso delle giornate interessanti e piene ci siamo avviati all’aeroporto, dove siamo partiti alle 14.00.

 

Sono stati tre giorni intensi e divertenti. Anche se avete poco tempo, io un viaggio a Valencia ve lo consiglio vivamente.

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