E scusa ancora, ma t’era mai capitato di visitare una città che, se fino a poco tempo fa sembrava dimenticata persino da Cristo, oggi si sta riscattando agli occhi del mondo intero – ripeto “del mondo intero” – dopo aver conquistato niente meno che il titolo di “Capitale Europea della Cultura”? A me è capitato e, pure per non deludere il buon Carlo Levi, non ho potuto fare a meno di rimanerne colpita “tanto è espressiva e toccante la sua dolente bellezza”.

Si scrive Matera, si legge “Sassi”. I sassi sono sicuramente il primo posto che si decide di visitare quando si arriva in città, ma non il primo posto o il primo aspetto della città che si vede. Quando si arriva a Matera, infatti, lo sguardo viene immediatamente rapito e rimane affascinato da una visione globale di un paesaggio unico che sembra essere stato strappato a un’altra epoca storica e che ti introduce in una civiltà sconosciuta. Ma che voglia di conoscerla però! Merito dei sassi, senza dubbio, ma anche del loro affaccio sulla Gravina, il vallone lungo i cui pendii sono stati costruiti, un posto dalle caratteristiche naturali singolari e sorprendenti passo dopo passo.

Il fascino dei sassi di Matera, però, non è tutto nella loro bellezza esteriore, ma c’è una grande carica di grazia nella loro architettura, anche perché sono in grado di raccontare la capacità dell’uomo di adattarsi all’ambiente e al contesto naturale.

Matera

La struttura architettonica dei sassi è costituita da due aspetti: quello immediatamente visibile, realizzato con le stratificazioni successive di abitazioni, chiese e strade con orti e giardini; e quello interno, invece, costituito da cisterne, neviere, grotte, cunicoli e sistemi di controllo delle acque, essenziali per la vita e la ricchezza della comunità. È lì che si nasconde il vero genio delle popolazioni del tempo, precursori in qualche modo di quella sostenibilità che spesso oggi ci sta tanto a cuore perché ci fa cavalcare l’onda della moda.

Nel paleolitico, le abitazioni nei sassi non erano altro che grotte naturali, ma nel corso del tempo, si sono aggiunti quelli scavati dall’uomo che ha trovato nella friabile roccia tufacea un’eccezionale possibilità di insediamento al riparo dagli agenti naturali. Con l’avvento del Cristianesimo e durante tutto il Medioevo, poi, il paesaggio rupestre dei sassi è diventato il luogo ideale per la costruzione di imponenti luoghi di culto.

Ed è dal Medioevo che prende vita un vero e proprio nucleo urbano a Matera, concentrato inizialmente nella parte alta della città, in cima alla collina della Civita, che divide i due sassi, quello Barisano da quello Caveoso.

I Sassi di Matera, però, sorgono su uno dei versanti di un canyon scavato nel tempo dal torrente Gravina. Sull’altro versante si estende il Parco Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri del Materano anche conosciuto come Parco della Murgia Materana, il cui paesaggio rappresenta il contesto originario della civiltà materana. Come i Sassi, anche questo versante del canyon merita una visita curiosa e accurata. Il parco della Murgia è prima di tutto il posto ideale per fare un po’ di trekking ma è anche un contenitore di meraviglie al pari del lato della città con cui si guarda in faccia.

Sia all’interno dei Sassi che nella Gravina, è possibile visitare diverse chiese rupestri, la cui bellezza è data non soltanto dalle posizioni che spesso offrono notevoli punti panoramici sull’intera città, ma anche se non soprattutto dagli affreschi che impreziosiscono le pareti interne. Nonostante l’umidità che caratterizza questi luoghi e nonostante nel tempo le pareti siano state coperte da altri strati di diversi materiali, è ancora possibile godere dell’arte pittorica delle civiltà che si sono succedute sul territorio materano.

Anche il centro storico di Matera merita di essere visitato con le sue chiese, i musei e il palombaro lungo, una grande cisterna scavata sotto la centralissima Piazza Vittorio utilizzata fino ai primi decenni del secolo scorso per la raccolta di acqua potabile. Senza contare la vera chicca che sono i panifici, perché in fondo la cultura è anche quella che si consuma sulla tavola.

A Matera, per ricaricarsi dalle faticose passeggiate su e giù per i sassi, bisogna concedersi un gran trancio di focaccia tanto buona quanto semplice, perché è condita spesso solo con pomodoro, olio e origano. In alternativa o anche in coppia, a seconda dalla capienza di ogni stomaco, bisogna assaggiare anche i panzerotti, una bomba di frittura che mi costringerà a tornare nella nostra capitale della cultura, anche gastronomica. Nei menu dei ristoranti, invece, c’è sempre spazio per la pasta con le rape e il pan grattato o per i peperoni cruschi, un’autentica bontà tutta lucana, taralli, salse, salumi, formaggi e tanto altro cibo per palati curiosi e golosi.

Ma t’era mai capitato, quindi, di sentire di una città che si becca l’appellativo di “vergogna nazionale” e qualche decennio dopo il titolo di “Capitale Europea della Cultura”? A me è capitato ed è una storia di riscatto che mi emoziona e mi fa sperare che il cambiamento è sempre possibile.

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