Natale a Napoli: Te piace o Presebbio?

Questa affermazione divenuta celebre grazie alla meravigliosa commedia di Eduardo De Filippo Natale in Casa Cupiello, a Napoli racchiude in poche parole l’essenza di una lunga tradizione natalizia.

Ebbene si, il Natale è magico ovunque mi direte, e come darvi torto; fin da piccola ho mostrato il mio animo da viaggiatrice curiosa, ed infatti ricordo che schiacciavo il nasino alla finestra e fantasticando con l’immaginazione mi chiedevo come fosse il Natale nel mondo: un Babbo Natale in costume rosso e bianco che si gode un cocktail in Brasile, un altro che sorvola con la sua slitta metri di neve, un altro vestito di verde, ecc.

La bellezza delle tradizioni! Vorrei poter vivere il Natale in ogni angolo del mondo, un Natale fatto di tradizioni, leggende, piatti tipici, racconti e cultura.

Gente in viaggio è, come amo definirlo, un portale che funge da navicella che non segue la logica spazio-temporale ma che guida i suoi viaggiatori, mediante le parole, verso gli angoli e le tradizioni del mondo. Da verace partenopea quale sono allora, voglio condividere con voi il mio Natale, quello Napoletano.

Chi conosce Napoli, sa bene che la magia natalizia non abbandona mai del tutto le strade di questo “teatro a cielo aperto”e che nella celebre San Gregorio Armeno, terra dell’arte presepiale, quel pizzico di clima di festa è sempre presente tutto l’anno.

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Il Natale a Napoli inizia già a fine agosto, per cui prima prenoti il tuo albergo, meglio vivrai questa atmostefa. Ebbene si, mentre a dividerci dall’asfalto vi sono ancora solo gli infradito e si gira ancora in calzoncini, Titina e Concetta, iniziano a fare l’elenco dei commensali come fosse un piano di battaglia: Ciro mangia dalla suocera, Gennaro torna da Torino, Teresa viene con il nuovo ragazzo, Michele viene con i figli, ecc., per quanto sia meticoloso il piano d’attacco, inevitabilmente e comunque si cucinerà qualcosa in più per l’ospite dell’ultimo minuto!

A Napoli si conserva ancora un forte legame con la tradizione natalizia che, in particolar modo ruota intorno a due simboli: il presepe e il ricco menù.

Con la chiusura dell’ombrellone in spiaggia iniziano una serie di manovre d’attacco finalizzate a “è ‘ppe Natale!” tra cui conserve sott’olio, tour tra i rivenditori alla ricerca delle offerte migliori, la nonna che inizia a fare o’ carusiello (salvadanaio) in vista dei regali per i nipoti, ecc…

Ma le danze a Napoli si aprono ufficialmente l’8 dicembre (Festa dell’Immacolata Concezione); dopo il primo di una serie di lunghi pranzi luculliani, nel primo pomeriggio si raccolgono dagli angoli remoti di ogni casa scatoloni pieni di: pastori, casette in sughero, festoni, stelle, palline colorate, decorazioni in carta, cartone, plastica e vetro, angioletti, bambinelli e ricette.

Le ore che seguiranno vedranno gli uomini di casa alle prese con la messa a punto del presepe e di quel pezzo nuovo acquistato per fare invidia agli amici di una vita, le donne partiranno con l’intento di voler decorare con pezzi nuovi l’albero di una vita ma poi le spese da sostenere in virtù delle feste e i ricordi che racchiudono ogni singola decorazione avranno la meglio.

presepe napoli

Fare l’albero, decorare la casa e metter su un presepe è per un napoletano l’arte di un tutto; l’odore del sughero, quelle palline in legno e quelle più recenti in vetro stringeranno la famiglia intorno ai racconti e ai ricordi di una vita e la giornata segnerà l’inizio di un altro Natale, sempre più carico di aspettative.

Con il gong dell’8 dicembre a Napoli si dà il via anche alla cosiddetta “carrozza ro culera“, orde di amici e parenti iniziano a varcare le soglie di casa a intermittenza per scambiarsi gli auguri: lo zio va dalla suocera, il cugino va dal nipote, la zia va dalla cognata e la cognata ritorna dalla zia; un via vai di auguri che come vuole la ‘rivezione (tradizione) va fatto prima di Natale, altrimenti rischi di essere ‘nu scustumato!

E se per il 25 non sei riuscito a scambiare gli auguri con tutti i tuoi cari? Tranquilli, la mattina del 25, quando le donne sono ai fornelli, toccherà a figli e mariti muoversi come zombie lungo le strade dei quartieri, ripetendo in continuazione: ” Auguri, mi raccomando, nun magnà assaje!“.

La notte tra il 23 e 24 la tradizione vuole che si vada al mercato del pesce, vi assicuro che non vi è dipinto più bello. I pescatori, allestiscono i banconi con alghe, palline e fiocchi rossi, il loro richiamo per i clienti arriva come il richiamo delle migliori sirene, l’odore di mare si percepisce nell’aria e si fonde a quello dell’immancabile ambulante che arrostisce le caldarroste. Ognuno dei pescatori si vanta di avere il pescato migliore senza contrasti, senza pretese e con una immancabile sintonia tipica di un napoletano che spera nella fortuna sua e del suo vicino.

L’ultima spesa da fare, insieme al pesce, è quella dello spasso: ciocere, nucelle, semmienti e tutta quella bella frutta secca che riunirà i commensali intorno al tavolo tra una partita a carte napoletane, nu giro e tombola e qualche racconto.

Natale a Napoli: 24 dicembre

La mattina del 24 gli uomini e le donne addette alla cucina sono ai fornelli all’alba o forse non sono mai andati a riposare: si pulisce il pesce, si sistema la frutta nel cesto assolutamente non dimenticando i mandarini le cui scorze serviranno per giocare a tombola, si predispongono i dolci sul tavolo per chi porgerà gli auguri dell’ultimo momento, si prepara l’olio rigorosamente paesano per friggere, la ciotola per l’infarinatura, la pasta trafilata in bronzo, i vassoi natalizi, i piatti e ogni cosa che possa rendere perfetto il Natale.

I bambini scenderanno in strada a giocare e a sognare il meritato regalo, mentre gli adulti inizieranno il tour tra le case di amici e parenti alla ricerca del presepe più bello.

Ad ora di pranzo ognuno sceglierà di mangiare qualcosa al volo, un pasto “leggero”: frittata di pasta, la pizza a portafoglio, panino ricotta e salame, na bella sfugliatella, nu babà e per finere la solita tazzulella e cafè!

Con l’arrivo del tramonto le strade di Napoli iniziano a svuotarsi e le luci delle finestre ad illuminare un presepe ben più grande di quello predisposto nelle singole case, un presepe nel cui sfondo c’è il Vesuvio, il mare, l’arte, la storia e tutta una serie di particolarità che a volte stringono un nodo in gola, altre aprono il cuore.

Ci si siede a tavola e subito a arriva lo spaghetto vongole e maruzzielli, l’ennesima strofa di quella poesia che è Napoli; a seguire fritto di baccalà, calamari, gamberetti, pezzullo e capitone accompagnato poi da pesce all’acqua pazza, fritto, al forno, in umido e anche al vapore. Come contorno avremo la celebre insalata di rinforzo accompagnata da quella classica e ri-accompagnata da tutta una serie di conserve fatte in casa.

Eh, ma in ogni casa napoletana che si rispetti comunque ci sarà sempre quel piccolo pentolino in cui sobbolle nu poco e ‘rrau per i piccoli o per chi non ama molto il pesce, accompagnato poi dal solito ruoto in rame con saccicce e friarielli.

Quando sembrerà che non vi sia rimasto neanche un angolino nello stomaco, ecco che l’odore della frutta secca, di quella fresca, dei dolci e di quel goccio di amaro faranno cambiare idea.

La serata trascorrerà intorno al tavolo tra i giochi tradizionali, quelli ben più moderni ricevuti in dono dai più giovani, una tombolata non troppo scurrile e qualche racconto dei natali che furono e di quelli che sono.

A mezzanotte ci si prepara poi per la Santa Messa dove, l’odore dell’incenso si unirà a quello del fritto di qualche ora prima ed immancabilmente, dopo la messa, ci sarà anche tempo per l’ultimo dolcino per poi salutarsi con: ” Mi raccomando, rimane nun cucina’ assaje

Si torna a casa e l’ultimo pensiero va al presepe, finalmente in ogni casa il bambinello, di qualsiasi grandezza sia, prenderà posto nella sua mangiatoia.

Natale a Napoli: 25 dicembre.

I buoni propositi di qualche ora prima vengono subito boicottati da quella fetta di pandoro avanzata che si sposa così bene con la ‘zuppa e latte, e i preparativi per il pranzo iniziano a profumare le strade dei vari quartieri.

A Napoli la tradizione natalizia vuole che,  per mantenersi leggeri, il 25 dicembre si prepari la minestra. Si, MI-NE-STRA avete capito bene!

Ma siamo a Napoli, ed anche la semplice minestra assume delle peculiari caratteristiche. Vi parlo della celebre Minestra maritata, che per il suo matrimonio non ha portato con sé solo i parenti stretti, ma tutto l’albero genealogico fatto di verdure di ogni tipo e carne di maiale come tracchiulelle, cotica e la celebre ndoglia.

minestra maritata natale a napoli

Dopo questa portata dall’apporto calorico “minimo” si continua poi con l’insalata di rinforzo, qualche ‘rimanenza do juorn primma, frutta, dolce amaro e caffè.

Natale a Napoli: 26 dicembre

Il 26 dicembre, chiude la prima tranche delle feste e come farlo se non con altri piatti tipici della tradizione napoletana come il celebre ‘rauu, la carne alla brace, l’immancabile peperone imbottito e chi più ne ha più’ ne metta.

La vera bellezza a Napoli sta non nel semplice riempirsi la pancia, ma nella magia racchiusa nel prepararlo e gustarlo in virtù dello stare insieme.

A Napoli il Natale unisce, perdona e alimenta quel senso di appartenenza di una civiltà partenopea orgogliosa del sua storia e delle sue tradizioni.

Il Natale, ovunque nel mondo rappresenta quell’attimo per fermarsi, dimenticare i ritmi frenetici della quotidianità e godersi il vero regalo della vita: gli affetti!

Che voi siate a Napoli, a Milano, a Berlino o nel deserto sappiate che le tradizioni rappresentano la trama vera di quel filato che è la nostra storia come singoli e come umanità.

Buon Natale amici di Gente in Viaggio!

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