Erti torrioni e possenti mura cingono in un plurisecolare abbraccio borghi dalla lunga storia. Tutto attorno, si apre un verdissimo paesaggio ora ricoperto da foreste ora da campi coltivati. E, oltre, le propaggini dei non distanti Lazio e Toscana individuano la posizione di crocevia di questo luogo, sito nel cuore verde d’Italia.

Siamo in Umbria, nella porzione più settentrionale della provincia di Terni. Qui, fra la piana chianina e i colli della Valnestore, sotto la mole del Montarale, si estende il comune di Montegabbione.

Placida, ammaliante e,  al tempo stesso, colma di luoghi d’interesse, questa terra ha molto da offrire al visitatore. Anzitutto, in termini di vestigia storiche e artistiche.

Di uno dei suoi fiori all’occhiello, il Castello di Montegiove,  ne ho già parlato in un precedente articolo, peraltro sottolineando la vocazione vinicola di tale area. Ad un altro, la Scarzuola (sede di un antico monastero fondato da San Francesco e della celebre “Città ideale” dell’architetto Tomaso Buzzi), ci si riserva di dedicare un reportage futuro.

In questo articolo, invece, si tratterà di Montegabbione e di Castel di Fiori, due antichi borghi collocati in un contesto che, alle citate storia e arte, affianca bellezze naturali e prelibatezze agroalimentari, da apprezzare nel contesto di ospitalità che da sempre contraddistingue questo territorio. Al fine di cogliere l’essenza di una delle zone d’Italia che meglio hanno preservato la propria purezza.

Alla scoperta di Montegabbione

Lunga è la storia del capoluogo comunale, sito su un’altura a circa 600 m s.l.m. e sviluppatosi a partire da un abitato d’epoca etrusco-romana.

Incerta è l’origine del toponimo “Montegabbione”: taluni lo riconducono al nome proprio romano “Gavius”, altri all’espressione latina “Mons Capionis” (Monte della Conquista). Ma, secondo un’ulteriore e più suggestiva ipotesi, deriverebbe dal termine “gabbia”, da intendersi come struttura militare di riparo.

E, in effetti, fu proprio questa una delle ragioni per cui, fra X e XI secolo, Orvieto rese il borgo un rilevante avamposto di avvistamento con il nome di “Castrum Montis Gaubionis”, proteso com’era verso Perugia e sorgendo in prossimità della via di collegamento fra Todi e Castel della Pieve (l’odierna Città della Pieve).

Feudo, entro i domini orvietani, delle storiche famiglie dei Bulgarelli di Parrano (poi divenuti “Conti di Marsciano”) e dei Montemarte di Corbara, nel 1443 Montegabbione fu espugnata dalle truppe del condottiero Niccolò Piccinino, ma subito riassegnata ai Montemarte, dietro giuramento d’obbedienza al Papa.

Nel 1478, il pontefice Sisto IV conferì Montegabbione al nipote Bartolomeo della Rovere, che già nel 1480 la riconsegnò a Orvieto, priva di vincoli feudali.

Da allora, Montegabbione avrebbe seguito le sorti della potente vicina: dapprima nello Stato della Chiesa, poi, dal 1860, entro il Regno d’Italia. E come molti altri centri italiani, Montegabbione avrebbe conosciuto il dramma della seconda guerra mondiale: il 16 giugno 1944, il borgo fu teatro di un violento scontro fra gli occupanti tedeschi e gli Alleati, in avanzata dal sud, che alfine ebbero la meglio.

Una traccia del passaggio del fronte resta tutt’oggi ben visibile lungo il lato sudoccidentale delle mura castellane, in via Matteotti: si tratta di una piccola breccia provocata da un colpo d’artiglieria e volutamente lasciata aperta dall’amministrazione comunale, che vi ha apposto una targa commemorativa ad auspicio per la pace.

Torre Montegabbione

La Torre quattrocentesca di Montegabbione

Il borgo, dall’impianto ellittico tipico delle cittadine medievali, si sviluppa lungo la caratteristica via Roma e la centrale via Achille Lemmi. Consigliato è l’ingresso a Montegabbione tramite quest’ultima strada, la quale può essere imboccata tanto dal lato meridionale, utilizzando delle graziose scalette, quanto da quello settentrionale, dominato dall’imponente Torre quattrocentesca.

Sempre su via Lemmi sorge la Chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo, interessante edificio realizzato fra il 1873 e il 1876, rivestito in laterizi e impreziosito da decorazioni in terracotta. All’interno, è custodita una mirabile “Crocifissione di Gesù” di autore ignoto, risalente al XVII-XVIII secolo.

Altro rilevante luogo di culto è, invece, la Chiesa della Madonna delle Grazie, santuario eretto alle pendici del colle di Montegabbione. Qui, sul finire del Quattrocento, si sarebbe verificato un evento miracoloso: una giovane del posto, ivi recatasi per attingere acqua alla locale sorgente, si sarebbe imbattuta in una donna, poi identificata con la Madre di Gesù, che le avrebbe chiesto una pubblica venerazione da parte degli abitanti locali. Non creduta dai compaesani, la ragazza ne superò lo scetticismo ponendo sulla propria testa, dietro consiglio della stessa Vergine, la brocca colma d’acqua capovolta, senza che dal recipiente cadesse una sola goccia.

Il santuario, eretto di lì a poco, presenta una struttura tipicamente rinascimentale, dalla forma a croce latina sormontata da una cupola cilindrica. L’interno, di gusto barocco, ospita un affresco della “Madonna del Latte”, attribuito alla scuola del Perugino.

via Achille Lemmi

Le scalette di via Achille Lemmi

 Fra medioevo e bellezze naturali: Castel di Fiori

A circa sei chilometri a sud est di Montegabbione, sorge Castel di Fiori, gioiello medievale che domina un colle (540 m s.l.m.) ammantato di foreste.

Fondato in un’area frequentata già nell’antichità (come testimoniato dalla vicina necropoli di Poggio della Croce) con il nome Castello di Acqualta, fu a lungo feudo, entro il contado orvietano, dei Bulgarelli.

Furono proprio questi ultimi, intorno alla metà del XIV secolo, a fortificarlo e a ribattezzarlo Castrum FloraeIl tutto avvenne all’insaputa di Orvieto, che il 13 luglio 1350 vi inviò, a scopo punitivo, un piccolo ma agguerrito esercito costituito da un fante o un cavaliere per ogni famiglia cittadina.

Sul finire del Trecento, Castel di Fiori divenne oggetto di contesa fra i Montemarte di Corbara e i rami della Vipera e della Cervara dei Monaldeschi di Orvieto.

Ad approfittare dell’incertezza politica fu, nel secolo seguente, Erasmo da Narni, meglio noto come il Gattamelata, che si impadronì del borgo. Defunto il celebre capitano di ventura, Castel di Fiori fu ereditata dalla figlia Todeschina, il cui matrimonio con Antonio Ranuccio dei Bulgarelli, conte di Marsciano, fece tornare il castello entro i possedimenti di quest’ultima casata.

Il feudo, nel frattempo annesso con Orvieto allo Stato della Chiesa, passò alfine alla famiglia Marocchi, che lo possedette a lungo.

torre duecentesca

La duecentesca torre

La posizione relativamente isolata ha mantenuto il puro aspetto medievale di Castel di Fiori: entro la sua cinta muraria svetta un’erta torre medievale del XIII secolo, nonché la settecentesca Chiesa di Santa Maria Maddalena.

Poco fuori dal borgo, si rinvengono le rovine della Chiesa di Sant’Antonio (XIII secolo) e, soprattutto, dell’Abbazia dell’Acqua Alta, verosimilmente eretta prima dell’anno Mille.

Anche i circostanti boschi sono meritevoli di visite, soprattutto per gli appassionati di trekking: un sentiero munito di segnaletica conduce da Castel di Fiori ad un luogo punteggiato da piccole ma suggestive cascatelle e piscine naturali, qui note come “borgoni”.

La Chiesa di Santa Maria Maddalena

Un tuffo nell’ospitalità montegabbionese: Casa Rondini

Le amene campagne di Montegabbione, costellate da fertili colli e splendidi casali, costituiscono un motivo ulteriore per visitare questo incantevole territorio e soggiornarvi. La squisita ospitalità umbra e la genuinità dei locali prodotti sono apprezzabili a Casa Rondini, eccellente agriturismo situato a circa 3 km a sud del capoluogo.

Nella struttura ricettiva, munita di accoglienti appartamenti e di una piscina, il visitatore ha la possibilità di vivere un contesto tipicamente rurale, grazie agli ampi circostanti poderi che ospitano oliveti, vigneti, un grande orto e perfino uno zafferaneto, oltre a graziosi animali da cortile.

Casa Rondini, infatti, è anche un’azienda agricola, in cui si producono biologicamente, fra gli altri, olio, vino e, soprattutto, zafferano. Del resto, il territorio comunale di Montegabbione è ricompreso nell’area di competenza del Consorzio “Il Croco di Pietro Perugino – Zafferano di Città della Pieve”, di cui l’azienda è uno dei produttori riconosciuti e certificati.

I prodotti di Casa Rondini sono assaporabili presso la stessa struttura, ove il gestore Franco, superbo cuoco, realizza piatti genuini per gli ospiti. Così rinsaldando l’atmosfera di purezza di un luogo che, nel visitatore, richiama i sapori di un’Italia altrove scomparsa.

Casa Rondini

Si ringrazia per l’ospitalità, in occasione del blogtour del 23-25 febbraio 2018, Casa Rondini.
Si consiglia di seguire la pagina Facebook “L’Umbria che non ti aspetti” e il sito web dell’Associazione “Città della Pieve Promotion” www.cittadellapieveumbriaitaly.itnonché di iscriversi ai gruppi Facebook “L’Umbria che non ti aspetti” e “Città della Pieve and Friends“.

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