I longobardi, un popolo misterioso e affascinante. Antichi guerrieri che hanno attarevrsato la penisola lasciando importanti testimonianze archeologiche e nella toponomastica. Cantati da Manzoni rimangono avvolti nel mistero ma finalmenet  ha fatto sì che finalmente è stat messo in piedi un percorso museale itinerante dedicato a tutti gli appassionati di storia tardo medievale. Oreficeria longobnarda Questa mostra è partita il 1 settembre 2017 da Pavia, con il titolo  “Longobardi. Un popolo che cambia la storia“, grazie alla collaborazione internazionale di Musei Civici di Pavia, Museo Archeologico nazionale di Napoli e Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo.

Il 21 dicembre la mostra è arrivata al MANN di Napoli (Museo Archeologico Nazionale di Napoli) e noi non potevamo mancare curiosi come siamo di poter avere maggiori informazioni su questo popolo.

In questo Museo, che è considerato il più grande contenitore al mondo di reperti archeologici, si parla di circa novemila pezzi tenuti nei depositi e non esposti per mancanza di spazio, vi è anche la sezione dedicata al museo egizio, che è la terza al mondo dopo quella del Cairo e di Torino .

Abbiamo visitato velocemente la sala della Meridiana e la sala con il famoso plastico della città di Pompei, per giungere alla sala Meridiana dove inizia la mostra sui Longobardi.

Mentre in fila aspettavamo il nostro turno di ingresso, ascoltavo i commenti delle persone: tutte avevano studiato ed esponevano le informazioni in loro possesso. Finalmente ho visto realizzato lo scopo dei musei che da contenitori di “pezzi” diventano un “luogo condiviso” per potersi confrontare ed apprendere.

In fila c’era un docente di educazione artistica che ha condiviso con le persone in fila le informazioni sulla struttura del MANN, le collezioni che vi sono. E’ stata una fonte incredibile di informazioni, che dava gratuitamente a chiunque facesse domande.

Finalmente abbiamo avuto accesso alle sale della mostra, ed in prossimità delle prime teche, abbiamo trovato una ragazza che spiegava ad alcune amiche le tecniche metallurgiche dei Longobardi, descrivendo i gioielli e monili e le fattezze di quest’ultimi. Abbiamo scoperto che lavorava nel mondo dell’oreficeria ed era affascinata dalle tecniche di fusione utilizzate dai Longobardi.

Credo sia giunto il momento di dare un po’ di spiegazioni su questo popolo fantastico.

Iniziamo dall’etimologia della parola Longobardi, che ha origine dall’espressione: da lunghe barbe o lunghe alabarde. ma è molto probabile che il suo vero significato resterà avvolto nel mistero tanto è difficile distinguere la leggenda dalla storia-  tutt’oggi non si sa ancora con precisione da dove venissero i longobardi: sembra dalla Svezia meridionale o dalla regione del basso Elba, nella Germania settentrionale. Erano una popolazione stanziale, molto pacifica, adoratori di divinità anche femminili, ma a seguito dello scontro con la civiltà schiavista romana ed i conflitti con popolazioni nomadi provenienti dalle steppe asiatiche, quali unni, avari etc., costrinsero i longobardi a trasformarsi in popolo guerriero.

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Difatti combatterono contro gli Unni e gli Ostrogoti, creando un loro regno che si estendeva dalla Boemia all’Ungheria. Questa loro fama di guerrieri fece sì che i Bizantini approfittassero del loro valore contro gli Ostrogoti per riconquistare l’Italia. Ma furono gli stessi bizantini, preoccupati del consolidamento politico-militare dei Longobardi che cercarono di ridimensionarli, facendo alleanze con le popolazioni che fino a quel momento avevano osteggiato.

Pertanto i nostri Longobardi sentendosi traditi, decisero di partire in massa per l’Italia nel 568, con l’intenzione di conquistarla. Vi fu un esodo spontaneo di un intero popolo, si parla di circa 200.000 persone: soldati, vecchi, donne, bambini.

Nel Friuli si stabilirono a Cividale, che divenne un centro longobardo di eccellenza e che doveva servire anche a difendersi dalle popolazioni provenienti dall’est asiatico.

I Longobardi si insediarono a Treviso, Milano, Verona, evitando accuratamente le città ubicate sulla costa. Così non si scontravano con i bizantini che nelle città costiere avevano le loro roccaforti; questi ultimi impegnati sul fronte asiatico a contenere le popolazioni dei barbari, consentirono la diffusione della popolazione longobarda anche nel centro Italia.

Questi approfittando del contenzioso aperto tra Roma e Bisanzio, si spinsero fino all’Italia meridionale, evitando di scontrarsi con lo stato Vaticano, e di occupare le città costiere, quali Napoli e Bari.

Per poter tenere a freno ed impedire le comunicazioni tra i bizantini dell’Adriatico e del Tirreno, posero la sede della Longobardia Major a Pavia. In seguito crearono una sede politico-militare importante a Spoleto e Ravenna; ma la grossa espansione la fecero nel meridione ove fondarono il ducato di Benevento, sede della Longobardia Minor, da cui controllavano fino in Calabria e Sicilia.

L’espansione ed il conseguente decadimento di questo popolo fu decisa dalla chiesa romana, che aveva mire egemoniche sui territori bizantini, pertanto si allearono con i franchi di Pipino il Breve. Si ebbe così l’inizio del potere temporale della chiesa romana, dividendo la parte settentrionale dell’Italia da quella meridionale della penisola.

Nel frattempo i Longobardi iniziarono una nuova trasformazione: divennero di nuovo popolo stanziale, si iniziarono a convertire alla religione cattolica. Crebbe la loro produzione artistica in termini di plasticità e di forme aggraziate; diedero inizio alla scrittura, adottando il latino volgare che si parlava nei luoghi che avevano sottomesso.

Il Ducato di Benevento durò fino all’anno mille, per opportunismo politico: infatti i Longobardi garantivano lo stato della chiesa dalle invasioni dei Saraceni e dei popoli arabi nella parte meridionale della penisola.

In definitiva questo popolo straordinario, dopo il 789 si era perfettamente integrato con le popolazioni locali, facendo attenuare nei secoli le loro origini, assumendo nuove forme, dando comunque un grosso impulso all’ economia delle zone interne dell’Italia.

La storia del popolo Longobardo è una saga raccontata nell’Historia Langobardorum dal principale storico longobardo Paolo Diacono che la scrisse dal 787 al 789. Questi narra fra il mito e la storia le vicende del suo popolo, dalla partenza dalla Scandinavia all’arrivo ed espansione in Italia.

Alla fine della mostra avevamo percepito la grandezza di questo popolo, che era riuscito a trasformarsi da stanziale a guerriero, poi l’incontro con l’arte italica, li ha costretti di nuovo a trasformarsi in popolo stanziale.

Ci vorrebbe un esperto in politiche e gestione dei flussi migratori  per poter spiegare in maniera approfondita la grandezza di questa civiltà, che vive ancora oggi in alcune realtà interne dell’Italia meridionale, con la scoperta di siti, documenti, oggetti e tecniche agrarie.

Siamo usciti dalla mostra con una sensazione di incompletezza e con varie domande: perché i longobardi hanno smesso di essere guerrieri scegliendo la pace e l’integrazione con le popolazioni locali? Perché hanno rinunciato a creare un loro Stato?

La mostra resterà a Napoli fino al 25 giugno per volare a San Pietroburgo a partire da aprile. Un evento davvero imperdibile.

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