“La ferrovia segna l’ultima alleanza tra funzionalità ed estetica”. È con una citazione dal libro di Paolo Rumiz “L’Italia in seconda classe” che Claudio Colaizzo introduce i viaggiatori della Transiberiana d’Italia allo spirito con il quale l’associazione Le Rotaie ha deciso di rianimare un tratto ferroviario che negli anni Novanta era considerato “un ramo secco” e che oggi conduce invece alla scoperta di un frammento di Appennino aspro quanto affascinante.

La Transiberiana d’Italia

L’appuntamento alla stazione di Sulmona è alle 7.45, quando il sole ha fatto da poco capolino tra le montagne che dividono la Marsica dalla Valle Peligna.

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Una foto pubblicata da Sara Sbaffi (@sara_sbaffi) in data:

Partenza, puntuale alle 8.15 su un convoglio d’epoca della Fondazione Ferrovie dello Stato, composto da cinque carrozze con interni in legno e profumo di storia. I ragazzi dell’associazione si aggirano per gli scompartimenti spendendosi in spiegazioni, pronti a rispondere alle curiosità dei viaggiatori. Intanto dai finestrini scorre uno scenario fatto di monti e vallate, neve e piccoli centri abitati che sembrano lontani dal tempo (come Pettorano sul Gizio, annotato già come prossimo viaggio), fino ad arrivare in poco più di un’ora a Palena. Qui scendiamo e scopriamo il vero scenario transiberiano, nell’immensa radura innevata del Quarto di Santa Chiara ci sentiamo un po’ come nella steppa russa, appunto. A riportarci nell’entroterra abruzzese sono però i canti popolari e le specialità gastronomiche delle bancarelle nel piazzale davanti alla stazione. Dopo un bicchiere di vin brulé e qualche dolcetto tipico, la cooperativa Pallenium Tourism attende i viaggiatori per gite a cavallo, escursioni con le ciaspole o snowbike e giochi per bambini, noleggio bob e slitte.

Preciso dopo un’ora il treno della neve riparte: direzione Pescocostanzo, uno dei Borghi più belli d’Italia. La fermata Rivisindoli-Pescocostanzo raggiunge i 1.270 metri sopra il livello del mare, è la seconda stazione più alta della rete FS dopo quella del Brennero e la terza se si considerano anche le linee secondarie. Qui le navette ci conducono in pochi minuti verso il centro storico.

Il colpo d’occhio ci catapulta in un’atmosfera medievale, grazie alle bellezze storiche, architettoniche e un complesso urbanistico rimasto per lo più intatto. Una passeggiata per le viette del borgo, una visita alla basilica di Santa Maria del Colle e una sosta con castagnole ripiene di crema e le frappe in tutte le salse, accompagnate dai liquori locali (la genziana in primis), e siamo pronti e rifocillati per ritornare verso la stazione e riprendere il nostro vecchio treno che nel frattempo ha proseguito la sua corsa verso Roccaraso.

La sosta per il pranzo a Campo di Giove è propedeutica alla scoperta del piccolo ma caratteristico centro animato per l’occasione da bambini in maschera, musica popolare (la stessa che ha accompagnato tutto il viaggio) e, ancora, dolci e vin brulé.

Il rientro verso Sulmona è rallegrato da tamburelli e chitarre. Alle 17.20, puntualissimi, scendiamo e salutiamo il treno storico con la speranza di poter ritornare presto, magari con uno scenario estivo. Intanto una certezza ce l’abbiamo: il lavoro delle persone che con passione ci hanno guidato in giro per questi splendidi territori è una grande forza per una regione che ha bisogno d’iniziative così per essere scoperta e apprezzata. All’Abruzzo non manca niente per diventare una destinazione di richiamo internazionale, bisogna però valorizzare e aiutare chi si spende per far conoscere per il proprio territorio

 

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2 Risposte

  1. enzodib
    enzodib

    Dev’essere veramente bellissimo percorrere questi itinerari con un treno d’epoca, adoro l’abruzzo ho una casa a Vasto, adoro la sua pace, ben diversa dalla caotica Napoli. Spero che organizzeranno questi itinerari anche d’estate, vorrei partecipare.
    PS. se a qualcuno interessano i viaggi su treni d’epoca vorrei segnalare i treni d’epoca Napoli-Caserta-Napoli che si effettuano la Domenica con carrozze anni 40′.

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