Si mangia bene in tutta Italia ma qualcuno sostiene che quella dell’Emilia Romagna sia la vera cucina originaria del Bel Paese. Dai tortellini alle piadine passando per il nazional popolare ragù alla bolognese e le tigelle, c’è da scoprire un mondo fatto di sapori inimitabili. Proviamo allora a fare un viaggio tra i sapori di questa regione abitata da gente cordiale che ama mangiare bene. Non è possibile elencare tutto, ma partendo dalle ricette tradizionali della regione provo a consigliare qualche itinerario gastronomico senza dimenticare le sagre. Cominciamo quindi a rinfrescare il lessico gastronomico regionale.

I cibi della tradizione a Bologna e dintorni

È risaputo che i tortellini sono ripieni carne e nello specifico da un mix composto di mortadella di Bologna, lombo di maiale fresco, prosciutto di Parma stagionato 20 mesi e, ovviamente, parmigiano stagionato 30 mesi. Dopo di che vanno cotti nel brodo di carne. Se parliamo invece di tortelloni ripieni di ricotta e spinaci, il condimento classico burro e salvia non delude mai. In realtà, molte trattorie vi fanno scegliere anche la salsa da aggiungere ai vostri tortelloni, ad esempio funghi o quattro formaggi. La pasta fresca è un prodotto di qualità e costoso perché, come tutte le cose buone, necessita di una preparazione elaborata che va affidata a mani esperte di professionisti – oltre quelle delle famiglie bolognesi doc – come succede da sempre per le migliori cucine della regione (ma sono sicura che la regola valga per ogni luogo del bel paese). Se vi trovate a Bologna e non riuscite ad ottenere un invito in famiglia, per provare una di queste delizie senza spendere molto, scegliete una pasta fresca che fa da gastronomia. Una delle migliori per qualità e posizione è sicuramente Pasta Fresca Naldi in Via del Pratello. Non sarete seduti in un elegante ristorante, ma potete provare a portare con voi la vostra ghiotta porzione in uno dei bar vicini.

Restando nell’ambito della tradizione adatta a tutti i tipi di budget, il forno è la meta ideale. Non solo pizzette, concentratevi piuttosto sulla crescente bolognese, protagonista del reparto carboidrati emiliano. Non chiamatela focaccia per carità, è un incontro perfetto tra lo strutto, la farina e la pancetta o il prosciutto crudo o i ciccioli. Ne proverete un quadratino, ne vorrete un metro quadrato. Mi sento di consigliare due forni poco turistici e amati dai bolognesi: Al Mi Furner a Porta San Felice, una certezza soprattutto per il languore notturno e caldamente consigliato anche per i dolci, e Tubertini in Via Andrea Costa.

La piadina è romagnola, non c’è dubbio. Ciononostante anche a Bologna e quindi in Emilia, potrete gustarne di ottime. In particolare il punto di riferimento è La Tua Piadina, che offre anche impasti diversi tradizionali con lo strutto ma anche varianti non propriamente ortodosse ma ugualmente gustose. Finora è infatti risultato chiaro come l’Emilia Romagna sia un inferno per i non carnivori. La piadina con l’olio di oliva nell’impasto farà felici vegetariani che con lo squaquerone e un po’ di verdure potranno godersi il meglio dello street food regionale. Altro luogo di riferimento in città è la piadineria Vecchio Mulino.

In trattoria da Bologna a Modena

I luoghi dove mangiare bene in Emilia non mancano, proviamo a consigliare qualche trattoria. A Bologna trovate di tutto, dal menu turistico a quello super chic. Alcuni locali si distinguono. Ad esempio all’Osteria Broccaindosso che si trova nell’omonima via trovate un esteso buffet di dolci oltre ai sapori tradizionali e a piatti più sperimentali.

tigelle e gnocco fritto modena

Foto di Chefpercaso (Flickr)

E ora veniamo alle protagoniste della tavola: le tigelle (sempre al plurale, non si mangia mai solo una tigella!) vanno in coppia con lo gnocco fritto (questo va al singolare che se no lo confondiamo con la pasta). Entrambi i gustosi cibi si mangiano con salumi, formaggi e pesto modenese – lardo di maiale, aglio e rosmarino mescolati così bene da formare una elegante crema – e parmigiano, ovviamente. Gnocco e tigelle rappresentano una via di mezzo tra un antipasto, un primo e il pasto principale. Una buona ragione per andare fuori città per esempio all’azienda agrituristica al Pazz a Monteveglio o, perché no, fino al modenese magari al ristorante Villa di là ottimo sia per tigelle che per tortelli.

Se invece volete andare in montagna e fare una di quelle passeggiate che poi vi autorizzano a sedervi a tavola come fosse il vostro ultimo pranzo, andate verso l’Appenino. A Castel d’Aiano potete per esempio visitare le grotte di Labante e, con la scusa, prenotare a pranzo all’Osteria di S. Lucia. Una piccola sala, accogliente, personale cordiale e soprattutto, grandi abilità in cucina. Non temete, fino all’arrivo dei tortelloni che avrete ordinato, a placare la vostra fame ci penseranno i borlenghi: una pastella di frumento, uova e latte, cotta in una padella unta di cotenna di maiale. Il risultato è una sfoglia leggerissima e molto friabile spennellata con un trito di  lardo, aglio e rosmarino e completata da una spolverata di parmigiano reggiano grattugiato. Lì vicino all’osteria, se volete fare un regalo gustoso a qualcuno o fare scorta di un parmigiano reggiano che più a km0 non si può, prima di ridiscendere a valle, fate una sosta al caseificio Pieve Roffeno, dove nei giorni feriali è anche possibile dare un’occhiata al laboratorio.

Le sagre da scoprire

Concludiamo infine con una serie di sagre da non perdere. Cominciamo dai dintorni di Bologna con la Tartufesta a Sasso Marconi dedicato ovviamente al “Re Tartufo” come dicono gli organizzatori, ma con un ampio programma culturale di contorno che considera anche laboratori creativi di cucina su altri prodotti. E se di carboidrati emiliani non avete avuto abbastanza, quello che fa per voi è la Sagra della patata di Tolè che è giunta alla sua 49esima edizione per cui vale la pena scoprire il segreto di tanta longevità gastronomica. A questo punto non posso non menzionare una cittadina emilianaromagnola, scritto volutamente tutto attaccato. Imola fa un po’ da crocevia tra due mondi che ci tengono a restare distinti anche a livello gastronomico. Emilia e Romagna, due metà di una mela, ma sempre due metà. Imola è formalmente in provincia di Bologna, ma è Romagna. Come riportato dal sitovisitareimola.it “con Imola inizia la Romagna, terra di robusti appetiti che badano al concreto (ed al genuino). Figuratevi che al ben mangiare e al buon bere a Imola dedichiamo due settimane intere di eventi, mostre e tavole imbandite: si chiama Baccanale, un titolo che è una certezza”. Tra degustazioni, mostre-mercato, laboratori, visite in azienda ed eventi culturali, vivrete i sapori della Romagna, a solo mezz’ora da Bologna.

E visto che ormai siamo in Romagna, continuiamo fino ad un borgo davvero affascinante: Brisighella. Dalla sagra dei salumi stagionati e del tartufo marzolino a quella del carciofo moretto, passando per l’imperdibile Sagra della Porchetta di Mora Romagnola e Fiera delle Biodiversità. E se non vi bastano le sagre ordinarie, scoprite l’Osteria Medievale durante il festival che si tiene a Brisighella d’estate. Ogni scusa è buona per visitare questo bellissimo borgo romagnolo, non vi resta che prenotare il vostro alloggio e godervi i suoi sapori!

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