Dall’alto dei cardini della stazione Saint-Charles, Guitou, come lo chiamava ancora sua madre, contemplava Marsiglia. La grande città. Sua madre ci era nata, ma non gliel’aveva mai fatta vedere. Malgrado le promesse. Adesso era lì. Solo. Come un adulto. E tra due ore avrebbe rivisto Naïma. Per questo era venuto. Con le mani infilate nelle tasche dei jeans e una camel tra le labbra, scese lentamente la scalinata. In fondo alle scale – gli aveva detto Naïma – trovi il boulevard d’Athènes. Lo segui fino alla Canabière. Giri a destra.Verso il Vieux-Port. Ancora a destra, dopo duecento metri, vedrai un grande bar all’angolo, La Samaritaine. Ci incontriamo lì alle sei, non puoi sbagliarti…”

Chourmo, Jean-Claude Izzo

Marsiglia e il suo porto

E proprio qui al Vieux Port, quPorto di Marsigliai ‘dove il mare luccica e tira forte il vento’, sotto un cielo plumbeo di un pomeriggio di fine gennaio, c’è stato il primo contatto, il primo incontro col mare, con la città, con quel pezzo di terra che affaccia sul Mediterraneo e sul Golfo del Leone. Il Porto vecchio è la testimonianza di un colpo di fulmine, di un amore nato senza preavviso tra me e Marsiglia.

Marsiglia non è certo Parigi , non ha nulla della capitale che ammalia tutti con la sua luce sfolgorante, eppure c’è qualcosa di unico in quel bagliore che si riflette sulle acque increspate del porto da far impallidire anche la città più bella d’Europa.

Sono stata lì ad osservare i riflessi del sole morente per un tempo indefinito, a cullarmi nelle sue acque calme e malinconiche, con lo sguardo inchiodato lungo gli alberi delle barche su cui erano incisi i più bizzarri nomi di donna o di  pietre preziose. La luce di Marsiglia è qualcosa che non puoi fotografare, la puoi solo vivere, la puoi solo catturare con lo sguardo, per il tempo che ti concede, finché di colpo svanisce all’orizzonte.

Non so cosa ci sia nei porti che da sempre mi affascina, sarà quel suo essere crocevia di civiltà lontane, luogo sicuro a cui fanno ritorno i pescatori in cerca di riposo dopo una lunga notte in mare, o a cui attraccano marinai perduti lungo le rotte dei loro viaggi. Sarà che tra le sue sponde trovano rifugio tutte le anime perse, perché i porti sono così, accolgono tutti tra le loro calde braccia, li accudiscono per un po’ e poi, quando capiscono che è giunto il momento, li rigettano in mare aperto, pronti ad affrontare nuove tempeste.

È da qui, dal suo porto, che si snoda la città di Marsiglia. È da qui che alzando gli occhi al cielo si può ammirare la Basilica di Notre Dame de La Garde che, fiera e cosciente della sua bellezza,  si staglia sulla collina come a volerla proteggere (non a caso il nome Nostra Signora della Guardia), salutando i marinai che pian piano scompaiono in mare.

vista su marsiglia

Un chilometro di strada in salita per raggiungerla vale tutta la fatica, lo stupore che vi coglierà una volta in cima. Da quassù Marsiglia è uno snodarsi di viuzze e tetti dai colori pastello che giungono fino al mare, da quassù la puoi quasi abbracciare la città.  E proprio in mare, nel bel mezzo del golfo di Marsiglia, si può scorgere il Castello d’If dove venivano tenuti prigionieri i galeotti e dove era segregato proprio lui, il Conte di Montecristo.    

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L’anima meticcia tra i vicoli de Le Panier

Esattamente dalla parte opposta della città, su un’altra piccola collina, c’è il quartiere popolare e più vivo di Marsiglia, Le Panier. Delimitato da un lato dalla splendida Cattedrale di Santa Maria Maggiore e dal vicino Mucem, il Musée des Civilisations de l’Europe et de la Méditerranée, e dall’altro dalla Vieille Charité, il grande complesso architettonico, dalle linee che s’ispirano al barocco italiano, ideato nel 1671 da Pierre Puget per accogliere poveri e mendicanti.

Lmarsiglia vie del centroe Panier è un crogiolo di odori, colori, etnie. Se si è un artista è in questo quartiere della città che si dovrebbe vivere, è qui che si respira quell’atmosfera bohémienne tipicamente francese. 

Camminando in un venerdì sera d’inverno tra le vie di questo quartiere, capita di fare incontri inaspettati, di quelli che aggiungono un certo non so che ai viaggi, che sempre vado ricercando, inconsapevolmente forse, nel mio peregrinare. E Marsiglia non ha fatto di certo eccezione, perché mentre osservavo dei quadri fuori da un atelier, mi sono imbattuta in Jean Pierre, il quale, sentendomi parlare in italiano con la mia amica, si è avvicinato sorridente. Ha iniziato a raccontarci dei suoi viaggi in Italia e in Europa, consigliandoci cosa vedere e fare a Marsiglia. La sua conoscenza dell’italiano era limitata, come la mia del LePanier Marsigliafrancese del resto, così alternavamo l’inglese allo spagnolo, anche se era così affascinato dalla musicalità dell’italiano da chiederci di parlarlo lo stesso. Mi diverte sempre dire frasi a caso in italiano, solo per compiacere gli stranieri della nostra splendida lingua. Ma tornando a Jean Pierre, avrà avuto una sessantina d’anni e tutta l’aria di chi la vita se l’è goduta davvero. Dopo un bel po’ di tempo, quando parlo di viaggi non mi rendo mai conto del tempo che passa, io e la mia amica abbiamo proseguito il nostro giro notturno. Anche perché la ragazza che lo accompagnava, che avrà avuto a occhio una trentina d’anni in meno di lui, sembrava stanca di ascoltarci.

        

Di marinai perduti e pescatori

Il mattino lungo il Porto Vecchio c’è il mercato del pesce. Si può sentire l’odore nell’aria ancor prima di giungervi. I pescatori con il frutto del lavoro notturno in fila lungo le sponde del porto sono quanto di più bello possa offrire questa città. Il volto stanco ma sorridente, il caldo benvenuto, e il lieve raggio di sole a riflettersi sulle acque e sulla pelle del pesce che, ancora vivo, si mostra a tutti sui banchetti colorati. 

PESCATORI MARSIGLIA 

A due passi dal porto, percorrendo Rue de Canebière, non si può non fare un giro al mercato di Noailles, In questo caos magnifico, un calderone di gente si accalca tra i banchi della frutta e della verdura, tutt’attorno macellai, pescivendoli, panettieri. Ma io ero lì soprattutto per cercare le spezie. E con tanta pazienza, tra le grida e la folla di persone, a tal proposito è confortante notare come i mercati del mondo siano tutti uguali, finalmente trovo il regno delle spezie in un angoletto. Quando dico il regno non esagero, perché qui c’erano almeno una sessantina di spezie esposte. Nel negozio gestito da turchi che, ovviamente come tutti in questa città, non spiccicano una dannata parola in inglese, ho passato quasi un’ora nel tentativo di capire cosa stessi comprando. Alla fine me ne sono uscita con dieci pacchetti e tanta soddisfazione per il mio riuscito, se pur complesso, acquisto.

Dopo tanta fatica la meritata sosta nel miglior ristorante, a mio avviso, di Marsiglia: Toinou, Les fruits de mer. Come dire, passare dal regno delle spezie a quello del pesce è un attimo. Qui puoi scegliere nel bancone proprio fuori dal ristorante il pesce che vuoi mangiare, poi entri, vai in cassa e gli dici quale pesce hai scelto. Inutile dirvi la soddisfazione per la scorpacciata di pesce fresco, a un prezzo super abbordabile. Questo era solo l’antipasto.

marsiglia ostriche

Sulle tracce di Jean Claude Izzo

Ebbene sì, la scelta di venire  a Marsiglia la devo a lui che con la sua trilogia mi ha fatto invaghire di questa città senza averla mai vista. Izzo ha una tale capacità di descrivere i luoghi che riesci a sentirtici dentro solo leggendo le sue parole. Così non nego di aver cercato a lungo i bar frequentati dal famigerato commissario Fabio Montale. Dal bar de Maraichers al Chez Felix passando per 13 Coins. Ebbene, con sommo dispiacere, ho scoperto che, nei mesi invernali, molti posti in questa città sono chiusi. Evidentemente non è una stagione turistica e quindi ho potuto vederli solo da fuori. Ah, eccetto il Samaritaine, quello sì che era aperto, con la sua vista spettacolare sul porto.

Di certo, nessuno meglio di IzzJean Claude Izzo Baro ha saputo restituire quell’immagine cruda, un po’ ai margini della società, pulsante di vita e in grado di rapirti l’anima. Quell’immagine della Marsiglia meticcia. Un crogiolo di lingue, suggestioni, odori di spezie, di anice (santo Pastis), di aïoli, di pesce e di mare.

Camminando per le sue strade non puoi non rivederci Napoli, Genova, Salerno. Marsiglia è i porti e il Sud di tutto il mondo. Se una notte d’inverno ti siedi con i tuoi pensieri lungo le sue sponde, se tendi bene l’orecchio potrai ascoltare la voce di Paolo Conte e Lucio Dalla infrangersi lungo la riva. Marsiglia è il Mistral, il vento del nord che si abbatte sulla città e travolge tutto, silenzioso ma impietoso, spazza via ogni traccia del passaggio dell’uomo sulle sue strade, ogni bruttezza, ogni tristezza. Ti spinge e ti scompiglia i capelli così forte che, quando finalmente si placa, non sei più la stessa persona di prima.

Marsiglia, è come l’amore tra Goitou e Naima, un incontro clandestino che lascia un segno indelebile sulla pelle.

Un cuore senza vento è un cuore senza amore

Un posto senza vento ha soltanto un odore.

Il vento, Alessandro Fiori

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5 Risposte

  1. Pellegrino Villani

    Il ricordo di Marsigli, dei suoi quartieri, e del porto. Proprio qui ebbi modo di incontrare un pescatore che sentendoci parlare in napoletano ci fermò chiedendoci notizie in merito alla città di Napoli. Ci aveva vissuto per quasi trent’anni ed aveva dei ricordi stupendi della città.

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