Andare in questa città alla fine di ottobre può essere una mossa molto azzeccata: il freddo e gli alberi vestiti d’autunno conferiscono quella lentezza, quella poesia che aggiungono, a seconda dei gusti, un grosso tocco in più ai luoghi. Ero estremamente curiosa di passarci Halloween, quella che ritenevo essere una festa che, in questa città, sarebbe stata estremamente fedele agli stereotipi che gli italiani ne hanno al riguardo. Tuttavia, posso dire che i bambini che vanno in giro mascherati a chiedere “dolcetto o scherzetto”, le zucche incise che ghignano davanti ai davanzali delle case e l’atmosfera in generale non sono quelle, per dire, all’americana. Le feste, si intuisce, sono per lo più “private”, al chiuso, nei locali: i ragazzi mascherati transitano per le strade di Camden, ma vanno chiaramente a festeggiare la macabra festa da qualche parte, e non nei luoghi della città. Inoltre, la sera vera e propria del 31,un lunedì, il movimento di zombie, vampiri e cruente creature notturne era quasi inesistente; tutto si era concentrato nel fine settimana, di venerdì e di sabato.

Le serate di Londra finiscono molto presto, soprattutto se non parliamo di venerdì e di sabato. Alle dieci è già difficile trovare i pub, scritte dorate su legno nero, aperti. Camden, il quartiere giovanile, quello fricchettone e alternativo, forse fa qualche eccezione, ma nelle zone più centrali, la cosiddetta West End, è assai difficile.

Come muoversi a Londra

La comodità dei mezzi pubblici è uno dei punti più a favore di questa città: niente stress, niente attese, niente complicazioni. Una sorta di carta prepagata, la Oyster Card, si struscia ogni qualvolta si sale su un autobus rossa, a due piani, o sulla metro. La metro costa 2,70 sterline, l’autubus 1,50. Se si è in viaggio non credo si abbia fretta e a quel punto l’autobus, oltre che più economico, è anche più suggestivo: dall’altro del secondo piano si percorre la città e, soprattutto se ci si concentra su determinate zone durante la permanenza, dopo qualche giorno ci si mimetizza bene con lo studente accanto a te, che sai scenderà davanti alla sontuosa University Central London, nei pressi di Bloomsbury.

La lentezza dell’autunno e delle giornate che cominciano a invecchiare alle quattro di pomeriggio non deve ovviamente lasciare adito all’idea di una città silenziosa, sospesa. Londra è gremita di gente, persino alla fine di ottobre. Di londinesi, senz’altro, ma anche di italiani venuti a trascorrervi il ponte di Ognissanti, e di turisti di cui non ho captato la lingua. Nell’ostello in cui ho alloggiato, lo Smart Camden Inn (centrale, sito nel quartiere omonimo, pulito, con letti a castello angusti e prima colazione semplice, e tutto sommato un buon rapporto qualità/prezzo – 17 sterline a notte circa), ho condiviso la camere con un inglese, un italiano, due spagnole e due giapponesi.

Che poi, solo turisti? Chi può dirlo? Londra è il crocevia delle culture e dei popoli, questo è evidente anche a chi vi capiti la prima volta. La commessa della Lidl porta il velo sul volto ambrato; l’autista dell’autobus, nero, mi dice che è di Portobello ma che lì non si trova molto bene; la ragazza dell’ostello tradisce un accento italiano. Venendo a contatto con figure professionali non specializzate, come camerieri, operatori di tavola calda e commessi nei supermarket, non ho incontrato neppure un londinese, ma solo immigrati. Una casualità, sicuramente, ma il mio amico che vive a Londra da qualche mese, venuto a rimpolpare le file di figure, appunto, non specializzate che lavorano nella ristorazione, mi dice che, effettivamente, i londinesi fanno altri lavori, meglio pagati e meno faticosi.

Mangiare a Londra? Non lasciatevi tradire da dicerie e apparenze

La cucina italiana ha la nomea di essere la più buona del mondo, mentre molte di quelle straniere, tra cui quella inglese, di essere scadenti e culturalmente troppo lontane dai nostri gusti. La verità è che a Londra si mangia molto bene, e praticamente ovunque. La ristorazione è un settore veramente molto sviluppato, e si snoda per grosse catene (Pret a Manger – una sorta di caffetteria dove vengono serviti anche dolci, insalate e panini, Caffè Nero – un altro sui generis, Chilango – ottima tavola calda messicana, che serve deliziosi burritos) con i negozi che sbucano in ogni quartiere, anche a qualche centinaio di metri l’uno dall’altro. Quando dico che a Londra si mangia molto bene, non parlo dei piatti “tipici” inglesi (purché se ne possano effettivamente trovare; escluso il Fish and Chips, credo che la colazione all’inglese proposta nelle caffetteria sia un’imitazione formato turista di quella “vera”) ma di tutta quella cucina che fa effettivamente Londra: la cucina italiana, greca, portoghese, messicana, argentina, colombiana, vietnamita, cinese, giapponese, indiana, insomma tutta la multiculturalità culinaria possibile, racchiusa in una sola città, l’uno accanto all’altro. Ovvio che i ristoranti siano piuttosto cari (15 sterline al ristorante portoghese e all’incirca altrettanti in quello colombiano, gli unici due che, sotto consiglio del mio amico, abbia provato), ma i fast food (come, appunto, Chilango) e i panini nelle catene sono facilmente accessibili, e ho scelto di nutrirmi principalmente di quelli. La frutta e la verdura esposte nei supermercati sono state un po’ shoccanti: pomodori arancioni e fluorescenti, cetrioli lunghi mezzo metro, melanzane gonfie e lucenti, mele esageratamente lucidate a specchio. Ovviamente, molto è filtrato dalla cultura: la crescente ossessione per il biologico, la mia vita da coltivatrice di orto e il fatto che, in Italia, gli ortaggi e la frutta appaiano molto più nature fanno storcere di molto il naso davanti agli ortaggi dei supermercati oltre Manica.

Cosa non si può perdere per la prima volta a Londra

Londra è una città così complessa, in tutte le sue forme, che approcciarla da un punto di vista storico risulta estremamente complicato, anche perché è talmente tanto viva e multiforme che il presente abbaglia più del passato. Dirò che è necessario andarci almeno altre dieci, venti, trenta volte, ma come potrebbe essere altrimenti? Quale metropoli può essere conosciuta in pochi giorni? Sarebbe davvero da coraggiosi saltarsi tutti i posti caratteristici e da cartolina e cominciare a esplorarla dagli angoli più nascosti, ma l’inerzia della prima volta conduce inevitabilmente sotto il Big Ben, sul Westminster Bridge, alla Westminster Abbey, davanti ai cancelli di Buckingham Palace, e ancora, tra tutti i musei (300, leggo sulla mia guida), alla National Gallery e al British Museum. Esperienze senz’altro consigliate, considerando che i musei sono gratuiti, e che l’Abbazia di Westminster, il cui ingresso, corredato da audio guida, è di 20 sterline, è effettivamente un luogo ricco di fascino e magnificenza, sia architettonicamente che simbolicamente, impreziosito dal suggestivo “Poet’s Corner”, in cui si trovano effigi e tombe di alcuni grandi scrittori inglesi come Kipling, Hardy, Geoffrey di Chaucer, o ancora Newton, Darwin, Austen. I miei luoghi preferiti sono stati però i parchi, con i famosi scoiattoli che, effettivamente, saltellano in mezzo alle persone senza timore, con gli alberi rossi, gialli o semi spogli e i londinesi che li attraversano con valigette e zaini.

E poi il mercato di Camden Lock, un vero delirio, un bazar colorato e caotico, dove l’odore di fritture e spezie impregna l’aria dalle 9 del mattino, dove si vende ogni sorta di mercanzia di artigianato, vestiario, made in UK, ma non sempre, tanto grande da passarci almeno mezza giornata, ma non per comprare, quanto proprio per starci dentro.

Ancora, la Tate Modern, un museo di arte contemporanea nel vero senso del termine, che corona la fine del Millenium Bridge, il ponte pedonale che si lascia alle spalle la cupola di St Paul.

Posso raccontare con emozione questo tragitto; l’atmosfera sospesa di una giornata avvolta nella nebbia, i mormorii dei passanti, la bravura di una musicista che, nel “parcheggio per artisti di strada”, sulle rive del Tamigi opaco e cupo, accompagnava con la sua voce quell’ambiente freddo, spigoloso, onirico.

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A proposito dell'autore

Claudia Nel Nimrodel

In questa vita spero di vedere quanti più posti della Terra sia possibile. Purtroppo ho cominciato da poco, e la mia lista è ancora molto molto corta... ma anche leggere i racconti degli altri viaggiatori è, in qualche modo, un viaggio.

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4 Risposte

  1. Raffaele Tisiotto

    Ciao Claudia,
    Anche Londra è una delle mie future mete. Ho girato tanto l’Europa ma l’Inghilterra mi manca. Molto bello il tuo articolo, ricco di spunti interessanti. Vorrei anche approfittare, quando sarò a Londra, di visitare Stonehenge.. Un posto enigmatico quanto suggestivo. Magari tienilo in considerazione per un futuro ritorno oltre manica! ?

  2. RosaDiLeva
    RosaDiLeva

    Londra sarà la mia prossima meta, se riesco, parto per maggio; di sicuro non mi perderò il mercato di Camden Lock, che ho conosciuto solo grazie al tuo racconto 🙂

  3. Giusi

    Ciao Claudia mi è piaciuto molto il tuo post. Io sono follemente innamorata di Londra e ho letto nelle tue parole la mia stessa emozione la prima volta. Ci tornerai?

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