L’Italia, oltre a essere definita la terra dell’arte, dell’enogastronomia e della moda, si caratterizza per essere anche la penisola dei vulcani. Queste imponenti strutture geologiche, oltre a poter essere così pericolose, vantano molte qualità e possono dar vita a magici scenari che sono un’esortazione al viaggio. La fertilità è una prerogativa di queste terre, che grazie ai minerali presenti nel suolo, si prestano a molteplici tipologie di colture. Una tra tutte, la vite. Gli amanti del vino non possono non sperimentare le produzioni enologiche di alta qualità originate da questi suoli. Le uve che nascono in territori vulcanici si contraddistinguono per una forte componente zuccherina. Il risultato finale è un ottimo prodotto che i più esperti riconosceranno per la finezza, la complessità e la prevalenza floreale che sovrasta il frutto. I panorami mozzafiato, caratterizzati da floridi boschi che si alternano a cascate di lava pietrificata, rendono questi luoghi più esplosivi di quanto non lo siano già!

La terra vesuviana, tra scavi archeologici e tradizioni enogastronomiche

L’arte, la cultura, l’amore per il cibo e la bellezza del mare rendono la Campania una regione unica. Questa terra dalle mille contraddizioni è dominata da due elementi opposti e complementari: l’acqua, rappresentata dal mare, e il fuoco, rappresentato dal vulcano: il Vesuvio.

Partendo dalla Stazione Ferroviaria di Ercolano, giungiamo nel territorio del Parco Nazionale del Vesuvio, e saliamo fino al cratere dal quale, nelle giornate più belle, si gode, nelle giornate più belle, di una vista spettacolare che vede protagonisti il Golfo di Napoli, la Penisola Sorrentina, Capri, Ischia e persino Procida e Capo Miseno. Lungo il tragitto,  abbiamo la fortuna di poter ammirare le maestose sculture di pietra lavica.

Dopo la lunga camminata cerchiamo un luogo dove pranzare e decidiamo, così, di ristorarci alla Cantina del Vesuvio, situata alle pendici del vulcano, nel piccolo comune di Trecase. Un piatto di spaghetti conditi col sangue del Pomodorino Del Piennolo Del Vesuvio DOP, dal colore rosso fuoco, accompagnato da un calice, o forse due, di Lacryma Christi, frutto delle uve autoctone e, come racconta la leggenda, delle lacrime di Gesù, saranno gli indiscussi protagonisti del nostro pranzo, che necessita anche di una nota dolce: una fetta di Pastiera Napoletana fatta con ricotta, grano, e frutta candita, abbinata ad un calice di Capafresca Spumante Rosato e magari a un goccio di Acquavite di Albicocche del Vesuvio. Per i wine lover più accaniti, nel comune di Boscotrecase, a pochi km di distanza, sorge anche l’Azienda Agricola Sorrentino Vini, la cui lunga tradizione enologica affonda le radici nell’800. Qui la vinificazione avviene secondo metodologie tradizionali e moderne e il risultato è un ottimo prodotto a cui non possiamo rinunciare.

Dopo i digestivi di rito, decidiamo di inoltrarci alla scoperta di Pompei. Questa cittadina romana, nell’agosto del 79 d.c., venne distrutta a causa dell’inaspettata e devastante eruzione vesuviana.

Questo sito archeologico è famoso per essere il più grande al mondo! Passeggiare per gli scavi è un’esperienza unica poiché abbiamo l’occasione di respirare l’atmosfera della vita nell’antichità, tra cardi e decumani. Un vino che rende omaggio all’antica cittadina romana è “Pompeii”, prodotto dalla cantina Bosco De Medici, poco distante dal sito archeologico. Questa azienda agricola prende il nome da un ramo della nobile dinastia fiorentina, che si adoperò per perfezionare la metodologia di coltivazione e la qualità dei vini vesuviani. Un calice di Pompeii ci delizia mentre gli ultimi raggi del sole illuminano queste terre ricche di storia, e il suo sapore, intenso e complesso, ci riporta indietro nel tempo, richiamando alla memoria i suoni e i gesti di una città ancora viva.

Una profonda passione per l’archeologia, i giorni successivi, ci spinge a visitare altri due importanti scavi archeologici all’ombra del vulcano, Ercolano e Stabia. Che meraviglia!

I percorsi dell’Etna: il trekking e l’enogastronomia

Dopo il Vulcano più “pericoloso” andiamo invece a scoprire il più dolce e gentile: l’Etna in Sicilia. Questa terra ha interpretato nei millenni il ruolo di ponte tra le culture dell’Oriente e quelle dell’Occidente e oggi è un’ambita destinazione turistica per il mare, la storia, i paesaggi di lava e le tradizioni che la rendono così preziosa.

Inoltriamoci alla scoperta del Parco dell’Etna. Questi 59 mila ettari proteggono e abbracciano il vulcano attivo più alto d’Europa e le numerose specie animali e vegetali che si trovano alle sue pendici. Un paesaggio peculiare, naturale e antropizzato, che è largamente apprezzato dai trekker, per la vastità di escursioni possibili, adatte sia a camminatori collaudati, che agli esordienti. Rimaniamo colpiti dai numerosi punti di osservazione, dai boschi, dalle campagne coltivate a vigneti, meleti, oliveti e pistacchieti, solcate da una fitta rete di stradine segnate dai muretti a secco di pietra vulcanica.

Oltre, agli intensi e faticosi sentieri di trekking che abbiamo percorso nella nostra piccola vacanza “vulcanica”, un altro aspetto di questo territorio che ci ha stupito è stata la bontà dei vini che abbiamo assaggiato. Ce n’è per tutti i gusti!

Per esempio, l’Azienda Fischetti, nel comune di Castiglione di Sicilia, ai piedi del vulcano, produce un ottimo Etna D.O.C., che serve a darci la carica per continuare le nostre avventure siciliane. La cosa bella è che non sono i soli alle pendici di questa meravigliosa montagna. Infatti, un altro esempio di tradizione enologica familiare è testimoniata dalle Tenute Monte Gorna, che, con i loro vini, producono delle gelatine ottime da abbinare ai formaggi.

Nel paesino di Trecastagni, l’Azienda Barone di Villagrande, ci offre una vista privilegiata: dalle sue vigne, guardando in basso vediamo il mar Jonio e Taormina, guardando in alto il vulcano e i boschi che profumano di castagno. Ai piedi dell’Etna, i vignaioli sono tanti, e noi vogliamo conoscerli tutti! Terra Costantino, per esempio, ci delizia con un calice di DeAetna: questo vino, come è evidente dal suo nome, è strettamente collegato alla semantica del classicismo e del misticismo storico e ci regala un momento magico, quasi sacro. Talmente sacro che abbiamo deciso di riviverlo anche al nostro ritorno a casa, portando con noi alcune bottiglie di questa cantina. Rimaniamo incantati dalla generosità di questo suolo lavico, che viene rispettato e venerato da coloro che ne raccolgono i frutti.

Per concludere questo percorso tra le cantine siciliane che ci hanno stupito, non rimane che citare le Cantine Nicosia. Qui le vigne sorgono ai piedi di un cratere spento e i vignaioli lavorano all’insegna del biologico e della sostenibilità ambientale. Noi decidiamo di concludere questa esperienza di trekking e di gusto in Sicilia con una bottiglia prestigiosa come il Riserva Monte Gorna.

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