Da lunedì 18 aprile, quando è cominciata l’avventura di ItalytoHolland, sono passati ormai diversi giorni. Nonostante i km lasciati alle spalle, insieme a disavventure e salite impervie, con esse sono arrivate le prime gioie e soddisfazioni. Scopriamo insieme questa prima metà di questa grande avventura!

Dall’Italia

La prima tappa prevista per il giro è Novara. La mattina è passata molto velocemente, grazie anche alla compagnia dell’amico Beppe che ha percorso con me una trentina di km, fino a Casale Monferrato. Poi il mio viaggio è continuato in solitaria. La strada per Novara è stata soleggiata e tranquilla fino a 6 km dalla città quando, a causa di un vento laterale fortissimo, mi sono ritrovato quasi schiacciato contro il guard rail. Poi ha cominciato a piovere, anzi, grandinare!

Fortunatamente il maltempo è durato pochissimo; il sole ha fatto nuovamente capolino nel cielo, giusto in tempo per asciugarmi prima di arrivare a casa di Marcello, ragazzo simpaticissimo e fenomenale compositore musicale. A lui va il mio grazie più sentito per l’ospitalità e l’amicizia: infatti, non solo mi ha offerto un tetto sulla testa e un comodo letto, ma si è anche prodigato nel farmi da guida turistica. Mi ha offerto un gustoso aperitivo, a base di pizza e ha addirittura cucinato una meravigliosa cena a base di pasta al forno con lenticchie e salsiccia, finocchi in besciamella e patate al forno con bagnetto. Ricordatevi di lui, perché più avanti ci saranno sorprese musicali che lo riguarderanno! La prima giornata è stata veramente fantastica.

L’indomani, direzione Como. La strada trovata non è stata particolarmente impegnativa, anche se, a causa di alcune sviste nella scelta della giusta direzione, ci ho impiegato un po’ più del previsto. Como è veramente una bellissima cittadina, non solo per quanto concerne il lago, ma anche per il centro storico ricco di monumenti. Filippo, un simpatico ragazzo che mi ha ospitato per la notte, mi ha spiegato che la città gode tantissimo degli influssi svizzeri, essendone così vicina, e il turismo è florido. Abbiamo deciso di viziarci, andando a cena in un ristorantino vicino a casa sua.

Un ristorante condotto da napoletani, che ci hanno deliziato con un flûte di spumante (offerto dalla casa), una pizza campagnola (pomodoro, mozzarella, prosciutto di Praga), una gustosa birra belga ambrata, per poi concludere con caffè e giro di limoncello (nuovamente offerto dalla casa). Una serata da vip.

Arrivederci Italia, eccomi Svizzera

Il terzo giorno è quello in cui diciamo arrivederci all’Italia per i successivi 39 giorni. Il mattino lo trascorro ancora a Como, per girovagare per le strade come turista, scattando foto e realizzando brevi spezzoni di video che andranno poi a comporre il lungometraggio finale. Pausa pranzo, salutiamo Filippo e…via! Lungo la strada i momenti di svago sono pochi; la strada non è lunghissima, ma abbastanza in salita!

Lungo il percorso, ho conosciuto un nuovo amico cicloturista, un carismatico ragazzo di 25 anni coreano di nome Tonghiu. Anche lui è alle prese con il suo personale giro dell’Europa. Abbiamo non solo condiviso qualche km fino a Lugano, ma anche un ricco banchetto a cena. Abbiamo messo in tavola tutto il cibo che era possibile: dai miei fagioli alle sue numerose marmellate e biscotti di ogni tipo. Una cena davvero ottima, seppur improvvisata. Finito di rimpinzarci, abbiamo girovagato insieme per la cittadina, rimanendo affascinati soprattutto dal Lido di Lugano. Uno spiazzo aperto, a ridosso del lago. Una vista davvero unica.

Le nostre strade si dividono: un in bocca al lupo e via di nuovo. Più tardi, ho incontrato Dario, “un amico di penna”, che mi ha ospitato per la sera. Dario mi enumera le principali differenze tra la vita in Italia e quella in Svizzera: un argomento lungo e complesso. Dopo la lunga conversazione e lo scambio di opinioni, tutti a nanna, l’indomani altri km mi aspettavano. Partenza di buon mattino; i km non sono tanti, ma so che la strada non è facile.

Arrivo a Bellinzona. La giornata passata abbastanza velocemente, anche se la fatica comincia a farsi sentire. Ma devo tenere le forze: da oggi si sorpassano le Alpi. Il giorno seguente, conscio che da quel momento, i prossimi giorni sarebbero stati veramente molto intensi, ho deciso di oltrepassare le Alpi attraverso il passo del San Bernardino (che ufficialmente apre a maggio, ma la strada era già sgombra dalla neve), mi sono ritrovato nei freddi meandri del territorio svizzero. Bellissimo di paesaggi, tra montagne, laghi, boschi e città. Sfortunatamente il meteo trovato non è stato altrettanto buono. Mi sono beccato su 6 giorni, 4 di pioggia e 2 di neve. Fortunatamente il settimo, un po’ di sole è uscito. La Svizzera comunque ha avuto anche molti lati positivi, partendo dall’eccezionale ospitalità ricevuta da molti ragazzi/e conosciuti sulla piattaforma couchsurfing (scambio ospitalità gratuita fra viaggiatori). Oltre che all’inizio vero e proprio del nostro scambio socio-culturale con il Museo Nazionale Svizzero a Zurico. Un museo davvero bellissimo e curato nel minimo dettaglio. Se capitate a Zurigo andateci assolutamente (il biglietto non costa neanche tanto). L’esperienza in Svizzera è stata veramente molto strana. Vagamente in certi aspetti ricorda molto l’Italia, ma riesci subito a notare quelle piccole differenze sostanziali. Dalle più banali: le auto non suonano il clacson. Per me era così strano attraversare intere strade trafficate e sentirle così silenziose. Avrò sentito due clacson in otto giorni in Svizzera. Incredibile. Le auto aspettano il loro turno, se possono ti fanno passare. Rispetto assoluto. A quelle meno banali: i servizi costano, ogni cosa costa in Svizzera, ma la qualità è eccellente. Le strade costellate di ciclabili e strade riservate solo alle bici (lontane dalla strada per le auto).

Goodbye Svizzera

Dopo giorni di freddo e pioggia esco dalla Svizzera, in direzione Strasburgo. E qui incominciano le prime disavventure. Come quel detto, se la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede bene. La mattina dopo Basilea, il telefono va in crash e devo correre in un centro per le riparazioni. Poco dopo TIM, senza un motivo apparente, mi da un buco di servizio di un ora, rendendomi inaccessibile il navigatore, per questo motivo sbaglio direzione per ben 10 km. Ritornando sulla strada giusta, sono costretto da una deviazione per lavori in corso. In compenso, per tutto il giorno vi è stato un bellissimo sole caldo e un cielo azzurro cristallino. Permettendomi numerose riprese e foto che presto avrete modo di gustarvi appieno. La sera ho sostato in un campeggio davvero carino, molto economico. Unica pecca, non c’era campo. Ero completamente isolato. Il segnale non solo in quel campeggio non arrivava, ma in quasi tutto il paesino. Per questo per diverse ore non ero raggiungibile. Sorry!

Il giorno seguente, carico e determinato a bruciare velocemente i 73 km che mi separano da Strasburgo, dopo a mala pena 2 0km foro la gomma dietro, nel bel mezzo di una statale di campagna, in mezzo al nulla più assoluto. Fortunatamente, in quel nulla, non ero completamente solo. Un ciclista di passaggio, si ferma e mi aiuta nelle riparazioni, velocizzando notevolmente i lavori. La strada verso Strasburgo, è veramente molto bella. Quasi tutta in ciclabile che si snoda tra le campagne francesi, costellate da tanti piccoli paesini, davvero molto caratteristici. Arrivando a Strasburgo come se non bastasse, inizia il diluvio universale.

Fortunatamente, ho trovato ospitalità da un ragazzo del posto (trovato anch’esso attraverso couchsurfing) che mi ha fornito riparo e un fantastico party insieme ai suoi carismatici amici, passando un sabato sera davvero molto singolare. Le tappe successive, sono state molto intense, per motivi logistici, il numero di km aumenta, passando da 50/70 km al giorno a 90/120 km.

Questo viaggio è completamente diverso da quello dell’anno scorso (3200 km attraverso l’Italia). Mi misuro ogni giorno, con gente, tradizioni e luoghi completamente diversi l’uno dall’altro. Nonostante le diverse disavventure, sono soddisfatto. Lasciata Strasburgo, ripartiamo in direzione di Metz, portandoci dietro  bellissimi ricordi della bellezza della città e di un fantastico Saturday party insieme ad alcuni ragazzi del posto. Alcuni imprevisti sulla strada, ma questo fa parte dell’avventura. Non ci fermiamo, si va avanti.

Metz è una cittadina molto carismatica: attiva in mille attività ed eventi. All’arrivo, c’era un mercato di prodotti locali, direttamente produttore – consumatore. Ottime le loro uova: sono finite in un attimo. Si sa che per pedalare servono tante energie. Nota particolare: il campeggio municipale di Metz dista pochi metri (circa 300) dal centro cittadino; è  molto economico e lo staff è  disponibilissimo. Il campeggio si affaccia sul lago e il terreno è davvero ben curato. Un’esperienza molto positiva che consiglio vivamente. Dopo una notte di sonno, si prosegue il cammino superando le ultime colline francesi, fino a Thionville. Questa città non possiede grandi monumenti o particolari piazze che la contraddistinguono ma, in compenso, possiede un teatro molto ben curato.

Poi abbiamo continuato il nostro cammino, che quel giorno portava in Lussemburgo, nella città di Luxembourg. La strada non è delle migliori. Il Lussemburgo, come del resto anche il Belgio (che qualche giorno dopo avremmo attraversato) sono Stati molto collinari. Un continuo sali-scendi, passando da 100 a 500/600 metri, poi a 400, 300,200,500. Anche qui soggiorniamo in un campeggio, anch’esso con buoni prezzi, uno spazio tenda molto curato, e persino la musica nei bagni. Sono rimasto molto colpito dalla cura che dedicano nel presentare sempre al meglio i campeggi. Ogni angolo è curato nel dettaglio e i prezzi sono davvero concorrenziali. Per un campeggio in Italia, prezzi così, mai trovati. Lussemburgo è una città molto vasta, e suppongo anche molto ricca. Un sacco di belle auto sfrecciavano sul grigio manto stradale. Le case e le banche sembravano regge. Due scatti e due veloci riprese e poi via, non ci si può fermare troppo a lungo perché dobbiamo passare il confine con il Belgio. L’ultimo stato prima dell’ambita Olanda

7 giorni in terra belga

La tappa belga fissata è Namur. Per arrivarci abbiamo valicato altre colline. Ultimamente, ci siamo ritrovati a viaggiare per km e km in paesaggi bellissimi, ma che immutati, che quasi ci stufavano dopo un po’. Inoltre, nel percorso che abbiamo avuto modo di fare, il Belgio non è nei primi posti sia per la cura delle strade, sia per la loro connessione con le principali città. Per arrivare a Namur, abbiamo dovuto oltrepassare paesini sperduti, immersi nel nulla, oltrepassare numerose colline, coperte unicamente di manto verde per sfamare le miriadi di mucche e pecore che brucano quelle alture. Nonostante tutto, però, spezziamo una lancia anche in favore del Belgio. Bastogne, una delle piccole cittadine attraversate, era molto particolare e con un’importante storia alle spalle. Nei tempi di guerra molti loro compaesani avevano collaborato attivamente con le forze americane per fermare l’avanzata tedesca. Infatti, in città si possono notare carri armati o parti di essi esposti nelle piazze, in ricordo di questi uomini e del loro coraggio e fervore patriottico. La strada e il tempo, comunque, non danno tregua. Un sole sempre più caldo aleggia sopra di noi. Per due giorni, c’erano solo alberi e pascoli sul nostro cammino. Finalmente, mi avviciniamo a Namur. Mancano 20 km. Ma dobbiamo  passare di qua? Ebbene sì, la strada incontrata non è delle migliori. Anzi, già considerarla strada è un eufemismo. Una giungla di fango, sabbia, terriccio, ghiaia, pietre, pietrine e pietroni. Per certe zone ci siamo ritrovati su discese immerse nella natura, solcando grandi sterrati. Un Downhill cicloturistico: un intricato intreccio di sentierini immersi nel più profondo bosco belga. Dopo mille fatiche, ecco Namur, cittadina caratteristica e piena di vita. Fortuna vuole che il nostro arrivo coincida con un festival internazionale di arte e artisti di strada. Chi ci conosce, lo sa. Adoriamo gli artisti di strada, che rendono più viva e accogliente una cittadina, con i loro colori e le loro abilità.

Bruxelles arrivo

Dopo la piacevole giornata passata a Namur, mi metto di buon mattino subito in viaggio, non prima però, di avermi gustato una colazione da campioni:

2 panini prosciutto e formaggio

2 panini con burro e marmellata

1 uovo sodo

1 yogurt

1 tazza di caffè

1 tazza di latte

1 banana

3 bicchieri di spremuta

Si sa, bisogna avere energie al mattino. Charleroi è la tappa successiva. Sinceramente, non c’è molto da raccontare su questa cittadina. Il tempo non mi ha favorito, la pioggia ha iniziato a scorrere. La città è tipicamente portuale.  Non mi ha colpito particolarmente.

La mattina seguente la pioggia non aveva cessato il suo scendere. Ma non mi importava. Ero di buon umore. Oggi arrivo a Bruxelles. La strada, ormai, si fa sempre più liscia. Le salite ripide dei giorni precedenti, si fanno solo un ricordo. In meno di 5 ore arrivo. La gioia non è solo derivata dal fatto che a Bruxelles sosto due giorni. Così da visitare la cittadina, ma anche un pò riposarmi. Ma sopratutto, perchè mancano così solo 3 giorni al mio arrivo in Olanda. Dopo uno sprazzo di sole, che mi permette di effettuare qualche foto e ripresa del Parlamento Europeo, mi dirigo subito all’ostello. Un ostello veramente carino, con mille e più servizi. E a dirla tutta, molto economico.

Oggi, mercoledì 11 maggio, mi diverto a girare per la città, come turista. Continuando ad effettuare foto e riprese per mostrarvi, ogni giorno, questa storia al meglio. Ma anche per realizzare il materiale per il lungometraggio che verrà, poi, realizzato a fine di questo tour.

Ringrazio sempre chi mi sostiene continuamente, e tutti i fedelissimi partner. E naturalmente tutti gli appassionati, come me, che mi seguono sempre, e che continuamente mi sostengono e mi offrono, non solo ottimi consigli, ma anche pareri interessanti. Continuate a seguire il viaggio per l’Europa più pazzo che c’è.

Ogni giorno sempre nuove chicche. E presto le migliori.

Presto andremo in Olanda!

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