Settembre è sempre un mese imprevedibile. Profuma d’estate mentre strizza l’occhio all’autunno. Per me è un mese speciale. Quello dei nuovi inizi e del mio compleanno.

Tutti gli anni mi ritrovo a provare a ricordare dove ho trascorso l’ultimo compleanno. Quello del 2017 non lo dimenticherò facilmente. Fortunatamente il giro di boa cadeva nel weekend, altrettanto fortunatamente si da il caso che da qualche tempo io viva a Cagliari.

C’è ancora qualcuno che non lo sa ma la Sardegna è una regione piena di occasioni per rendere ogni weekend speciale e anche abbastanza avventuroso, se si vuole.

E’ deciso: festeggeremo il mio compleanno (e anche quello di Alessio che è solo qualche giorno dopo) all’Isola di San Pietro e non potremmo esserne più entusiasti.

Pre-viaggio: alla scoperta di Carloforte

Di quest’isola fino a qualche anno fa non mi ero mai interessata. E’ stato in questi pochi anni a Cagliari che ho avuto modo di conoscere diverse persone con origini Carlofortine.

Carloforte è l’unico comune dell’isola di San Pietro, siamo in Sulcis profondo sud ovest della Sardegna. La cittadina è stata fondata nel 1700 da una comunità di genovesi originari di Pegli che da 200 anni vivevano nell’isola di Tabarka in Tunisia. A far scoccare la scintilla è stata la scoperta di una gastronomia ad hoc alla Carlofortina, abbastanza diffusa nei locali di Cagliari e molto molto invitante. Insomma, a guidarci sull’isola sono stati soprattutto il profumo del pesto e del tonno, il fascino di scoprire un’isola sarda dove si parla il tabarkino, un dialetto genovese e infine i racconti dei tramonti sul faro a cui aveva assistito qualche amico.

Passando alle cose pratiche, abbiamo deciso di:

  • affittare una macchina (per girare in lungo e in largo l’isola)
  • prenotare un hotel con colazione inclusa su Booking
  • individuare i due porti che collegano l’isola madre e San Pietro e che sono Portovesme e Calasetta.

Venerdì: In viaggio verso l’isola di Pietro

Decidiamo di prendere il traghetto da Calasetta, il motivo principale è che non siamo mai stati neanche a Sant’Antioco e che a quanto pare anche Calasetta è stata fondata da pegliesi. Arriviamo a Calasetta attraversando l’istmo che collega l’ex isola di Sant’Antioco all’isola madre nel pomeriggio. Negozi e bar sono chiusi e il piccolo borgo bianco con porte e finestre colorate sembra un  villaggio messicano. A dire il vero non eravamo molto informati tanto che arrivando a Sant’Antioco credevamo di essere arrivati a Calasetta. C’è voluto il mitico Google Maps per farci capire che a Sant’Antioco ci sono almeno due comuni: Sant’Antioco e Calasetta per l’appunto.

Calasetta settembre

Dopo un gelato preso da Mirtivoglio, originale gelateria gestita da un simpatico signore umbro, via verso il porto. Sembrano proprio gli ultimi scampoli d’estate. Qui ecco che le indicazioni non sono chiarissime. Un cartello con la scritta Saremar ci fa finire dritti dentro un bar che niente (più) ha a che fare con la biglietteria che reca l’insegna Delcomar e si trova in un baracchino rosa di fronte al porto. Ricapitolando: i traghetti Calasetta – Carloforte sono operati dalla compagnia di navigazione Delcomar e basta (almeno a metà settembre quando siamo andati noi).

Sono le 18.00 e il piccolo traghetto spartano carica macchine e persone alla volta della nostra destinazione finale. Il vento fresco di settembre muove leggermente il mare che regala sensazionali trasparenze. L’isola è di fronte a noi ma considerate una quarantina di minuti per raggiungerla. Raggiungere le isole è sempre un viaggio anche quando si tratta di una piccola isola della tua isola.

Prima sera a Carloforte: Affumicati di tonno e pesce fresco

Il primo impatto con l’isola è positivissimo. Il lungomare di Carloforte vivace e pieno di localini e barche ormeggiate ci fa sentire immediatamente in vacanza. Sarà bellissimo inoltre scoprire che il nostro hotel si trova appena fuori dalla città e che l’isola che immaginavamo piccolissima, invece continua regalando panorami incantevoli e scorci di mare blu. La vegetazione è quella della macchia mediterranea e nei pochi km che ci separano dall’hotel notiamo tante belle case con giardini immensi. Anche il nostro hotel è uno di questi. La camera è piccolina ma la vista è fantastica.

Nonostante una pioggerellina che avrà l’effetto di profumare l’aria, andiamo in centro. Obiettivo, assaggiare qualcosa di tipico che appartenga alla tradizione Carlofortina. Più leggiamo e più ci rendiamo conto di essere in una destinazione davvero succulenta.

Lungo il porto ci sono tanti locali, alla fine consultiamo TripAdvisor e scegliamo Sandolo. Una pescheria, market food dalle grafiche curate. L’idea di mangiare il pesce fresco direttamente dal banco ci fa venire l’acquolina in bocca.

L’accoglienza del titolare è pervino bianco Carlofortealtro rimarcabile. Gentilissimo, ci parla dei pesci e di come si rifornisca dai pescatori locali. Vino bianco locale, buono e molto alcolico, antipasti di affumicati di tonno preparati dal nostro simpatico ospite e pescetti arrosto con pomodorini, aglio e prezzemolo. Semplice e buonissimo.

Adoro sentir parlare giovani e meno giovani in Tabarkino, qui al ristorante lo parlano davvero tutti e sono anche molto carini e gentili.

Digestivo davanti agli yacht del porto e a nanna con la bellissima sensazione di sentirsi in vacanza!

Secondo giorno, mare o avventura? A Carloforte la risposta è: entrambi

Le nuvole che ci avevano accolto al nostro arrivo sull’isola lasciano spazio a un timido sole. La colazione all’hotel Paola sa di marmellate fatte in casa, di limoni, yogurt e latte fresco di capra. Il programma di oggi non è del tutto definito, decidiamo quindi di comprare delle ottime focacce da un forno del centro storico a cui aggiungeremo un caldissimo pane con ricotta e naturalmente affettati (questi non prodotti a Carloforte come potrete immaginare). La giornata è tiepida e andiamo verso il mare. La nostra meta sono le famose Colonne.

Ci arriviamo con una breve passeggiata sulla falesia a picco sul mare partendo dal parcheggio della spiaggetta di La Bobba. Le Colonne erano fino a qualche tempo fa due maestosi faraglioni di calcare fin quando una tempesta non ne ha spezzato uno. A fine passeggiata ci rilassiamo nella spiaggia di sabbia bianca, è una caletta molto riparata quella de La Bobba e l’acqua è particolarmente calma e calda. E’ già il 16 settembre ed eccoci a fare il bagno. Strano per me ma non a queste latitudini, d’altronde siamo veramente a sud.

Dopo pranzo con la macchina ci avviamo verso l’interno dell’isola. Me l’aspettavo più piccola (l’ho già scritto?) e invece in mezzo alla macchia mediterranea sembra quasi di potercisi perdere. Attraversiamo piccole alture, strade cementate costeggiate da case padronali con immensi parchi e alberi da frutto. I percorsi sono abbastanza segnalati con scritte su grandi pietre in armonia col paesaggio.

Andiamo a curiosare tra le rovine della vecchia tonnara che si trova vicino al nostro hotel.  Questa tonnara apre ogni anno, unica in Italia ormai, a giugno, il mese della mattanza e del Girotonno. Il vento di maestrale ci riporta improvvisamente all’autunno, il mare scalpita e si ingrossa, respiriamo a pieni polmoni l’aria salmastra e poi via alla scoperta dell’isola. Aiutati da una cartina che ci hanno dato in hotel ci avviciniamo a Guardia dei Mori, dove si trova una discoteca immersa nel verde e al bacino idrico di Nasco. Non ci fermiamo però perché la nostra meta vera è il faro di Capo Sandalo.

Prima di arrivare a destinazione ci fermiamo a Cala Fico, un luogo surreale dove le rocce e il mare assumono colori indescrivibili. Qui resiste una colonia della Lipu per la protezione del Falco della Regina (in inglese Eleonora s’ falcon) così chiamato in onore della giudicessa Eleonora d’Arborea.  A breve distanza si trova il pittoresco Capo Sandalo con il suggestivo faro, un luogo ideale per aspettare il tramonto anche se le nuvole non ci permettono di ammirare a pieno lo spettacolo del sole che cala.

La cena sarà leggermente più deludente di quella della prima sera, antipasti di pesce e un medaglione di tonno un po’ troppo asciutto in un ristorante vecchio stile del centro storico.

Carina la birreria nella piazza principale di ‘U Paise dove festeggeremo con larghe bevute i miei 35 anni e pazienza se non ho più l’età.

Terzo giorno a Carloforte, un compleanno di mare e storie

Per la prima volta vado in spiaggia il giorno del mio compleanno. Lasciata la camera all’hotel Paola si riprende la strada girovagando per l’isola fino ad arrivare alla bellissima spiaggia de La Caletta, mare turchese che incanta lo sguardo per qualche ora di sole e pace il 17 settembre.  Il pranzo ancora una volta, merita quindi ve lo scrivo. Mangiamo a La Galaia, nel centro storico, posticino carinissimo e davvero buono per due primi particolari a base di tonno, pesce fresco e profumi. Finalmente ci facciamo un bel giro del centro, ricco di storia e curato dai suoi abitanti come un meraviglioso giardino. Ci perdiamo tra i vicoli e le piazzette fino ad arrivare alle mura costruite per proteggere il borgo dagli attacchi saraceni che pure nei secoli per almeno due volte hanno cambiato l’immagine dell’isola portando alla deportazione di un numero elevatissimo di carlofortini e alla nascita di nuove leggende e storie avvincenti come quella di Francesca Rosso, la schiava che sposò il Bej di Tunisi.
Ultima tappa si questo bellissimo weekend è la visita al Museo Multimediale allestito nella Torre di San Vittorio. Un appassionante viaggio interattivo e immersivo alla scoperta della storia geologica dell’isola, di quella nuragica prima e punica poi a cui seguirono secoli di abbandono. Un silenzio interrotto solo dall’incredibile naufragio dei crociati bambini guidati dal mistico Stefano che portò nel medioevo alla realizzazione della Chiesa dei Novelli Innocenti.  Ma passeranno altri 500 anni prima che i pegliesi di Tabarka decidano di costruire sull’isola di San Pietro la loro città.

Carloforte uno dei borghi più belli d’Italia vi conquisterà con la sua storia unica, il mare e i sapori. Fatemi sapere come andrà il vostro viaggio nei commenti 🙂

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