L’arrivo della bella stagione favorisce certamente la voglia di uscire, di esplorare luoghi nuovi o semplicemente di tornare a “riscoprire” quei posti già noti e notare così quei particolari che magari erano completamente sfuggiti. Per chi si trovasse a Roma, per diletto o per lavoro, ma anche per chi a Roma ci è nato o ci abita, suggeriamo un itinerario ricco di storia, tradizione e graziosi monumenti, che anche se noto piace sempre assai! Quale?

Una passeggiata nel Ghetto ebraico della città, il secondo più antico d’Italia, dopo quello veneziano, nato per ordine di papa Paolo IV Carafa nel 1555, come serraglio in cui furono rinchiusi gli ebrei di Roma. Storia triste in effetti che purtroppo non si concluse certo in breve tempo, visto che questo luogo rimase letteralmente murato fino alla fine dell’Ottocento, quando con l’Unità d’Italia, il muraglione venne definitivamente smantellato. Ma oggi, fortunatamente, questo piccolo angolo di Roma si è caricato di una suggestiva aria retrò e ci permette, con i suoi numerosi e prelibati ristoranti e le sue botteghe artigianali – purtroppo troppo poche oggi in realtà – di gustare fino in fondo l’animo romano più autentico e caratteristico.

La popolazione ebraica infatti risiede a Roma fin dai suoi albori e nel corso dei secoli si è andata via via sempre più connaturando con la città, divenendo tra i più fieri sostenitori delle antiche tradizioni cittadine. Inizialmente gli ebrei erano stanziati soprattutto sulla riva opposta a quella odierna, nella zona di Trastevere, dove sorge ancora parte dell’antica sinagoga. Durante il Medioevo presero possesso anche della zona opposta, sempre a pochi passi dal fiume, fonte primaria di sostentamento per chi, come loro, ha fatto del commercio la propria vocazione.

Visita al Ghetto ebraico di Roma a piedi

La passeggiata nel ghetto ci catapulterà davvero in un piacevole spazio atemporale dove non sarà difficile poter scambiare quattro chiacchiere con alcuni anziani del luogo e magari “strappare” loro qualche curiosità in più.

Se giungete dal Lungotevere, consigliamo di sostare pochi attimi in piazza Gerusalemme, la piazza più piccola di Roma, dove si affaccia la chiesetta dedicata a San Gregorio Magno, lì dove sembra sorgesse secoli fa proprio la sua casa. Nonostante la facciata sia stata restaurata recentemente, è qui presente un cartiglio con le iscrizioni, in ebraico e in latino, relative ad un verso di duro ammonimento del profeta Isaia, contenute nelle sacre scritture e rivolte al popolo ebraico. Una delle tante trovate che i Cristiani del tempo concepirono per mortificare la popolazione giudaica. Infatti qui, come anche nelle altre chiese che si incontrano lungo il percorso, si tenevano le cosiddette “messe coatte” e cioè le prediche cristiane a cui gli ebrei dovevano forzatamente sottostare, pena atroci torture. Per fortuna oggi resta solo la memoria di queste usanze, che facevano però parte della cultura di intolleranza del passato. Di fronte alla chiesa, domina invece la possente mole del Grande Tempio, la sinagoga realizzata all’inizio del Novecento come luogo di unione e ritrovo per tutti gli ebrei romani. Lo stile Liberty si fonde mirabilmente con le reminiscenze di chiaro sapore orientale e al suo interno si trova inoltre l’interessante museo della memoria, che merita certamente una visita.

Ghetto ebraico

La Sinagoga

Proseguendo oltre, dopo aver ammirato il suggestivo scorcio del Teatro di Marcello, si giunge in via del Portico d’Ottavia, dove le vestigia dei resti romani si fondono con le più recenti targhe poste in ricordo delle deportazioni degli anni Quaranta del Novecento. Qui, deliziose case e torri medievali, si sovrappongono al portico che Augusto costruì in onore dell’amata sorella Ottavia, luogo di cultura e di religione, ospitava infatti anche due templi, uno dedicato a Giunone Regina e l’altro a Giove Statore, oggi però non più visibili. Ma bene presente è invece oggi la Chiesa di Sant’Angelo in Pescheria, incorniciata tra le antiche colonne del portico, con l’annesso Oratorio dei Pescivendoli, che ci rammenta come questa zona, già nel Medioevo, fosse uno dei mercati di pesce più importanti della città. Una curiosità: fu proprio qui che nacque la prelibata e tradizionale ricetta della zuppa di pesce, grazie all’ingegno delle donne che recuperando gli scarti del pesce, li facevano poi bollire in un pentolone d’acqua bollente, preparando così un valido pasto per l’intera famiglia.

Via del Portico d’Ottavia, oggi l’arteria più importante del quartiere, è in realtà nata con gli sventramenti di fine Ottocento, che modificarono sostanzialmente il volto fatiscente del rione ebraico. Da qui si aprono due graziose piazze che ospitano alcuni importanti monumenti: in una vi è il Tempietto del Carmelo, piccola edicola settecentesca che un tempo ospitava la sacra icona della Vergine, oggi perduta, e l’altra, piazza delle Cinque Scole, preserva ancora la Chiesa di Santa Maria del Pianto – così chiamata per un’altra immagine miracolosa della Vergine – la fontana omonima opera di Giacomo della Porta (l’unica fontana a trovarsi all’interno del Ghetto) e Palazzo Cenci, appartenuto alla nobile famiglia romana, protagonista di una delle più efferate tragedie della storia cittadina, quella della condanna a morte della giovane e bella Beatrice, rea di aver assassinato il violento padre.

Ghetto ebraico

Piazza Mattei al Ghetto di Roma

Addentrandoci nei vicoli del quartiere, si possono poi rivivere completamente le atmosfere di una volta: vicolo della Reginella, così come il limitrofo vicolo di Sant’Ambrogio, mantengono intatto infatti tutto il loro antico fascino, dando al visitatore l’idea precisa di come doveva essere un tempo il “serraglio” degli ebrei. Certo non si possono paragonare le condizioni di vita attuali a quelle dell’època: palazzine sporche e fatiscenti, assoluta mancanza di igiene, scarsità d’acqua e terribili leggi di restrizioni raziali. Questi vicoletti si aprono in piazza Mattei, l’antico confine del Ghetto: qui infatti ancora oggi si affacciano i due palazzi appartenuti alle ricche famiglie cristiane dei Mattei e dei Costaguti, che avevano in passato il compito di gestire il serraglio e in particolare di serrare al tramonto i portoni per rinchiudervi così tutti gli ebrei all’interno, riaprendo solo all’alba del giorno seguente. Al centro della piazza, è possibile ammirare in tutta la sua eleganza, la graziosa fontana cinquecentesca delle Tartarughe, opera di Giacomo della Porta e Taddeo Landini, con l’aggiunta seicentesca di Gian Lorenzo Bernini delle famose tartarughe bronzee.

Il consiglio a questo punto è quello di proseguire la passeggiata,  perdendovi e lasciandovi guidare semplicemente dall’istinto per andare alla scoperta di tutte le altre intricate viette e delle piazzette che quest’angolo di Roma nasconde.

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5 Risposte

  1. La Vespa Tribeca
    La Vespa Tribeca

    Ciao,
    ho appena letto con molto interesse il vostro articolo sul ghetto ebraico di Roma. Entro la fine dell’anno dovrei venire a Roma per un weekend e mi piacerebbe molto scoprire questa parte della città che ancora non conosco. All’inizio dell’articolo avete detto che ci sono ancora ristoranti e botteghe che si possono visitare e mi piacerebbe sapere se c’è qualche posto in particolare che consigliate. Ad esempio, io l’anno scorso ho visitato il ghetto ebraico a Venezia e ho cenato in un ristorante kosher molto buono che si chiama Gam Gam, mi potete consigliare un ristorante kosher anche a Roma?
    Grazie mille!

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