Dopo essere cresciuti con il mito della California grazie a cinema e tv, quando pensiamo ad un viaggio a Los Angeles, la mente corre subito alla visita delle lussuose ville dei VIP, agli studios, e alla walk of fame. Niente di tutto questo suscitava però il mio interesse. Allora perché ve ne sto parlando?

Los Angeles è stata innanzitutto una tappa obbligata: scalo aereo tra il Costa Rica e la Polinesia, nel corso della mia honeymoon intorno al mondo. Come primo viaggio da marito e moglie ci siamo infatti regalati un round the world ticket.

Amo viaggiare, ma non basta…amo viaggiare rispettando la nostra Terra. Per ridurre l’impatto che questa mia passione comporta, cerco di vivere ogni viaggio nel modo più sostenibile possibile, organizzando in completa autonomia i miei viaggi in modo da poter scegliere ciò che rispetti questi principi: dalle location in cui pernottare, ai mezzi di trasporto, passando per tutte le attività correlate.

Un viaggio sostenibile nella città dello star system è possibile

Sfatiamo un mito: per praticare turismo sostenibile non è necessario disporre di un budget elevato. Nel mio caso, se ECO è la parola d’ordine, ECOnomico dovrà essere il viaggio.

Vivere una vacanza sostenibile nella regione dello star system sembrava un paradosso. Avremmo dovuto pernottare solo due notti, ma la ricerca della sistemazione ideale si è rivelata tutt’altro che semplice. Gli hotel che si dichiaravano ecofriendly erano troppo costosi, mentre quelli più abbordabili, troppo scomodi per poter essere raggiunti con i mezzi pubblici in una città trafficatissima. Dopo svariate ricerche, ho optato per l’affitto di un appartamento in posizione centrale sul sito AirBnb, dove veniva dichiarata anche un’accurata pulizia con prodotti eco-bio. Appartamento prenotato, zaino in spalla, ESTA alla mano e via…aeroporto di LAX arriviamo!

Che il nostro viaggio sostenibile abbia inizio!

los angeles hollywood da ecoturisti vlogIl nostro eco-viaggio in terra americana inizia prendendo il bus che ci porterà dall’aeroporto all’appartamento tanto ricercato. Grazie al wi-fi che è praticamente ovunque, abbiamo potuto informare l’host del nostro arrivo, connettendoci gratuitamente ad un hotspot.

Ci accoglie Luke, sfoggiando un cappellino da baseball, lo stereotipo americano fatto persona: super friendly e palestrato, ci mostra l’openspace composto da letto kingsize e kitchen oversize, con frigorifero ovviamente enorme, forno delle dimensioni giuste per cuocerci un tacchino intero e microonde con programma popcorn preimpostato. Tutto questo ci ha fatto venire una gran fame, ma prima di parlarvi dell’esperienza food non posso terminare la descrizione dell’appartamento senza citare il più utile degli elettrodomestici: la lavatrice! Dopo aver trascorso una settimana on the road in Costa Rica, non vedevo l’ora di lavare quanto contenuto nel nostro ridottissimo bagaglio a mano! Sì, avete capito bene, abbiamo fatto il giro del mondo solo con lo stretto necessario, ma questa è un’altra storia…

Dei detersivi eco-bio citati nella descrizione dell’annuncio però nessuna traccia. Non per fare la fanatica, ma se ci si promuove in un certo modo, poi è fastidioso deludere le aspettative dell’ospite. Per me ecoturismo è anche questo: promettere attenzione all’ambiente, e poi mantenerla.

Esperienze gastronomiche all’americana

Qualche peccato però l’abbiamo commesso anche noi: la pancia vuota e il jet leg ci hanno fatto cedere alla tentazione dei classici fast-food americani. Possiamo scagionarci dicendo che da buoni ecoturisti abbiamo ricercato le tipicità gastronomiche territoriali? Così siamo capitati in una di quelle hamburgherie dozzinali in cui servono Junk food, che prima di ordinarlo ti sembra così invitante, ma dopo il primo morso ti ritrovi in bocca carne stopposa, dai sentori di segatura, da irrorare con enormi quantità di salse e bibite gassate per poter digerire. Ripensandoci di invitante aveva solo il prezzo.

Karmicamente diciamo che i peccati si pagano, in questo caso ben 40 dollari! Questo è l’importo speso in un altro fast food, dove la qualità ha il suo prezzo e dove abbiamo potuto gustare “real food“. Sembrava essere stato messo lì apposta per noi, il luogo dove poter redimerci e chiedere perdono per i nostri insani peccati di gola: un fast food ecofriendly. Il menu, così come ogni involucro, rigorosamente biodegradabile, raccontava come il cibo che conteneva fosse in qualche modo sano, dalle patatine non surgelate, ma tagliate al momento e fritte in olio di semi di girasole (e non palmisto, o mix vari), alla carne proveniente da mucche nutrite al pascolo. Vasta e parecchio sfiziosa la scelta veg per la quale ho optato, scegliendo un buger alla quinoa. La qualità delle bevande non era da meno; il tè freddo ad esempio non era ottenuto da preparati liofilizzati, ma prodotto nel locale con il classico infuso.

La digestione, mi fa pure riflettere su tematiche certamente più grandi di me. Troppo spesso tutti noi, indotti dalla società in cui viviamo, per ragioni di prezzo e/o di velocità, facciamo scelte alimentari sbagliate; scelte superficiali e condizionate, non troppo consapevoli e sostenibili. Queste stesse scelte diventano invece obbligate, per chi con pochi spiccioli, è grato di potersi sfamare con un panino. In questa capitale americana si percepisce davvero un forte divario tra chi vive nel lusso e chi vive in strada, tra chi ha tutto e chi non ha nulla, un contrasto anche tra chi, con questi hamburger si ammala di obesità e tra chi invece è “malato” di fitness e di diete estreme.

In cammino nel verde con Hollywood come panorama

Per riassumere la nostra visita alla città e alle sue attrazioni, possiamo dire che al red carpet abbiamo preferito il “green carpet“. Abbiamo infatti scelto una very long walk (per smaltire le calorie assunte dai donuts mangiati a colazione) da “casa” salendo fino alla monumentale scritta dell’Hollywood Sign, continuando per il prestigioso osservatorio Griffith, e ridiscendendo attraverso l’omonimo parco. Abbiamo camminato per l’intera giornata, ma ne è valsa la pena esplorare quei canyon! Se deciderete di farlo vi consiglio di portare con voi molta acqua perché sul percorso non se ne trova facilmente, così come scarseggiano i cartelli: dovrete affidarvi alle indicazioni delle persone, ma la maggior parte saranno turisti e ne sapranno quanto o meno di voi, dovete riuscire ad individuare dei locali, sperando che non siano solo fitness-fanatici, per non interrompere il loro training. Avremmo potuto chiedere ai ranger a cavallo, ma quando li abbiamo incrociati eravamo già sul sentiero giusto.

Raggiunta la “famosa scritta”, dopo la foto di rito e nel nostro caso, dopo aver registrato il video, al grido di “DOM ANDIAMO” (nome del mio canale youtube) ci incamminiamo lungo il sentiero per il Griffith. Traiamo parecchia soddisfazione nel vedere proporzionalmente il rimpicciolirsi di uno (l’Hollywood sign) e l’ingrandirsi dell’altro (l’osservatorio). Giunti a destinazione cancelliamo tutta la stanchezza, supportati anche dal favoloso panorama: dalla vicina boscaglia (hollywood = “bosco di agrifogli”) si passa all’ agglomerato urbano, fino ai grattacieli di downtown. Saremmo rimasti volentieri sino al tramonto, per vedere le luci della città accendersi, ma abbiamo preferito riprendere il sentiero ancora con il chiaro. C’è stato comunque il tempo per visitare anche l’interno di uno dei centri astronomici più all’avanguardia.

Ammetto che mi affascina tantissimo questa scienza, per me così complicata e distante, l’idea che ci siano più stelle in cielo, che granelli di sabbia sulla terra e che il nostro pianeta sia solo un puntino insignificante in tutto l’universo, andrebbe ricordato più spesso. Abbasserebbe molti EGO. Anche queste sono questioni sempre più grandi di me, ma ricordare, che viviamo tutti sullo stesso pianeta e che per quanto ci sembri infinito, abbiamo solo questo, è comunque legato alla sfera del turismo consapevole, e anche mentre viaggiamo dobbiamo preservare, e non sfruttare il territorio.

La vista dell’Oceano a Santa Monica

Il giorno successivo ha piovuto parecchio, ma non abbiamo voluto rinunciare a raggiungere Santa Monica e anche se il meteo non ci ha permesso di correre in acqua alla BAYWATCH, la vista dell’oceano ripaga sempre. Arrivare al Santa Monica Pier con i mezzi è stato abbastanza semplice, l’autobus urbano ha percorso tutta la Strip, passando anche da Rodeo Drive, ma come già detto a noi non interessava nemmeno Beverly Hills. Ci sarebbe piaciuto invece girovagare a Little Venice, ma il tempo atmosferico e quello cronologico non ce l’hanno permesso. Il volo per la Polinesia  ci attendeva, ma abbiamo salutato questo pezzetto di America soddisfatti: due giorni in cui abbiamo evitato ciò che sta attorno allo star system, per star più a contatto con la natura, quello che più ci appaga.

Nonostante i miei numerosi pregiudizi, posso oggi affermare che Los Angeles si è rivelata una tappa da oscar nel nostro viaggio e che a Hollywood, oltre che attori, si può essere ecoturisti.

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2 Risposte

  1. enzodib
    enzodib

    Sono anni che sogno un viaggio nella west-coast, ma non sempre ho sentito ben parlare di Los Angeles, come si può apprezzare al meglio questa città e viverla nei suoi aspetti migliori?

    • daphne

      Ciao Enzo, felice di darti la mia opinione!
      la mia esperienza come avrai letto è stata breve, ma è stata estremamente interessante, in quanto prima di partire mi sono informata sulle attività a me più affini, e in loco le ho vissute, evitando ciò che i circuiti più classici suggerivano! Ti consiglio proprio lo stesso, cerca ciò che ti dà soddisfazione, e sicuramente lo troverai nella città degli angeli!

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