Capitolo 4 (leggi la prima parte dei Diari Americani)

New Orleans

The south girl alone, along the Missisippi River

In America la terza settimana di novembre può significare solo una cosa: la celebrazione del Thanksgiving!

Il Paese che corre sempre si blocca incredibilmente per un’intera settimana, e così decido di approfittarne e imbarcarmi nel mio viaggio solitario verso Sud. New Orleans sto arrivando!

Qui occorre fare una premessa, tanto per cominciare viaggiare da sola comporta diverse cose.

Vantaggi:

  • Puoi vagare per la città solo tenendo conto dei tuoi ritmi, senza attese o necessità di andare incontro alle esigenze altrui;
  • Hai la possibilità di cogliere molte sfumature e dettagli che normalmente quando viaggi con qualcun altro perdi di vista;
  • L’osservazione diventa realmente partecipante e le possibilità di fermarti a parlare per strada con chiunque conoscendo le persone del posto aumentano, qui al Sud poi che è una pratica abituale ancora di più;
  • Si ha un sacco di tempo per stare sedute a un caffè a scrivere, leggere o fare fotografie in giro, senza che nessuno di metta fretta;

Inconvenienti:

  • Puoi imbatterti in qualunque genere di persona ed essere una donna che viaggia da sola ti rende un po’ un mirino. Per me poi che sono per natura portata a parlare e socializzare con ogni essere vivente, può diventare un po’ rischioso alcune volte.
  • La solitudine, quel sentimento temuto dai più rischia di impossessarsi di te facilmente. Ora per quanto io sia una persona molto socievole, ho al contempo bisogno dei miei momenti di solitudine per dedicarmi solo a me stessa. Pertanto in realtà nel mio caso, essendo la solitudine più che ricercata, non può propriamente essere inserita tra gli inconvenienti, anzi.

Detto questo benvenuti nel magnifico stato della Louisiana, bagnato dal Mississippi, che attraversa lo Stato da nord a sud per un tratto di circa 1000 km fino a sfociare nel Golfo del Messico.

New Orleans

New Orleans

La prima cosa che più mi ha colpito di New Orleans è il fatto di essere completamente diversa da tutto ciò che ho visto in America, è qualcosa di altro, una città molto più europea se vogliamo, i segni della colonizzazione spagnola e francese sono ancora evidenti, tanto nell’architettura quanto nello stile di vita delle persone che vi vivono. Qui le persone sono rilassate, ti salutano con il sorriso, si fermano volentieri a parlare con te ovunque, anche se non ti conoscono, e sono molto fieri delle proprie radici e tradizioni. Se l’America dell’East coast è tutta corse, scadenze e tempo da ottimizzare, il Sud è pura joie de vivre!

Questo spirito libero dal Dio denaro lo si percepisce nella calma con cui ad esempio si mangia o si prende un caffè, seduti al tavolo per un lungo tempo indefinito, o nella musica che risuona ad ogni angolo della città, ma soprattutto nella giovialità e nella follia delle persone. Ecco qui si può incontrare davvero la gente più bizzarra e strana del mondo, non esistono pudori o tabù e tutti si sentono pressoché liberi di fare esattamente qualunque cosa gli passi per la testa. È quella sana follia che amo nelle persone, a tratti forse eccessiva ma sempre in grado di strapparti un sorriso.

New Orleans

New Orleans

Sul fronte culinario poi la cucina creola della Louisiana è in grado di soddisfare ogni palato, nella sua miscela di cucine francese, spagnola, portoghese, italiana, dei nativi americani con influenze africane. Questo pot-pourri di culture rivive in una varietà di piatti che sono una vera delizia. Due, a mio avviso, i piatti tipici imperdibili: la Jambalaya e il Gumbo.

La Jambalaya, originaria dellle isole dei Caraibi, ha diverse varianti ma la più comune è quella creola detta anche “jambalaya rossa”. Un mix di carne macinata ad un soffritto di sedano, peperone verde e cipolla, al quale vengono poi aggiunte  verdure, pomodoro e  frutti di mare. La migliore che io abbia provato è da “Coop’s” nel French Quarter. Il Gumbo invece è una zuppa fatta di  riso e diversi tipi di condimento, frutti di mare , pollo o altre carni tipiche della cucina cajun. Quello di “Napoleon House” è molto buono. Tra l’altro qui potrete assaggiare un vero e proprio cannolo siciliano, degno di tal nome!

Ma la vera esperienza culinaria che più di tutte mi ha fatto sentire a casa è stato festeggiare il Thanksgiving all’India House Hostel. Il famigerato tacchino accompagnato da altre pietanze mi ha fatto sentire come il giorno di Natale! Ecco, questo ostello in cui ho soggiornato per tutto il viaggio è il posto che consiglierei a chiunque passi per New Orleans. Si viene davvero accolti come a casa qui, le persone che ci lavorano sono dei “frikkettoni”, fermi al 1968 forse e dall’animo gentile, ed è qui che ho avuto modo di conoscere tutte le persone che poi hanno reso il mio viaggio un po’ meno solitario di quanto avessi previsto. Ragazzi del Nord e del Sud America, dall’Australia e dalla Germania, dalla Gran Bretagna alla Russia. I momenti passati con loro li ho tutti ben impressi nella mente, salvo forse incursioni alcooliche che annebbiano qualche evento. Quel giorno ho ringraziato Dio, l’India House, New Orleans e perfino il tacchino. Non è così che si fa in America?

Ma tornando alla città, le cose assolutamente da vedere sono il French Quarter con le sue eleganti case dai balconi in ferro battuto, la bellissima Casa (ora libreria) di Faulkner, Jackson Square piena di artisti e musicisti a qualunque ora del giorno e la celeberrima quanto caotica Bourbon Street con i suoi mille bar, locali e sempre piena di gente come fosse costantemente Carnevale. Al museo Presbytere ho potuto vedere una mostra molto toccante sull’uragano Katrina, con diverse testimonianze fotografiche e multimediali.

New Orleans

New Orleans bookstore

Se si percorre tutta Bourbon Street si arriva a Frenchmen Street, anche se meno famosa della precedente è però molto meno turistica e più caratteristica. Qui ci sono i migliori locali dove ascoltare musica live, dal jazz al rock. È facile entrare ed uscire da un locale all’altro, ascoltando nella stessa sera diversi concerti. Assolutamente consigliata agli amanti della musica come me! Devo però aggiungere che non è possibile passare da New Orleans senza fare un salto al tempio del jazz, la Preservation Hall! Più di 40 minuti di fila per poter assistere a 20 minuti di live, in piedi e senza poter fare foto o video. Ma credetemi se vi dico che ne vale assolutamente la pena!

Un altro luogo che mi è piaciuto molto è Tremé, l’antico quartiere afroamericano. Qui, le splendide dimore creole che potete ammirare su Esplanade Avenue lasciano pian piano il posto a case fatiscenti dai muri scrostati. È forse il luogo in cui sono ancora visibili le conseguenze della furia distruttiva dell’uragano Katrina. Gli appassionati di riti vudù edi esoterismo non potranno non visitare il cimitero di St. Louis, perché è qui che si trova la tomba di Marie Laveau, la regina del vudù. Sempre a Tremé si trova Il Louis Armstrong Park, in passato l’unico parco della città in cui veniva permesso agli schiavi di riunirsi e suonare la loro musica.

Con poco più di 1 $ (che per la media americana è molto poco) potrete fare un giro sul celebre tram St. Charles che incarna tutto il fascino e il romanticismo di questa città. Peraltro i tram di New Orleans compaiono nel noto dramma di Tennessee Williams “Un tram che si chiama Desiderio”.

Sul Walkriver che affaccia sul Mississipi invece mi sono soffermata a lungo a riflettere o solo a guardare l’orizzonte in compagnia dei gabbiani. È qui che ho avuto forse le conversazioni più strane e interessanti con un senzatetto e gente che incrociavo per caso.

Un’ultima menzione merita la visita alle piantagioni di cotone alle porte di New Orleans, la Oak Alley con il suo viale di 28 querce secolari (di circa 300 anni) che portano all’ingresso della grande villa in stile neoclassico e la Laura Plantation che invece consiste in un’antica dimora creola. La sensazione che ti coglie qui è un misto di tristezza e rabbia di fronte alla vista delle abitazioni degli schiavi. Nonostante le mie domande sulla tratta e le condizioni di vita in cui versavano, c’è però da dire che entrambe le guide tendessero a  sorvolare un po’ l’argomento.

Di New Orleans,  mi porto con me tutta la sua follia, il chiasso, i colori, il cibo, i sorrisi, il tempo che scorre lento come le navi sul Mississipi e tutte le meravigliose persone che ho incontrato in questo mio viaggio solitario. E poi ovviamente lui, vossignoria il jazz, che pervade ogni strada di questa folle città, che se non la si vive è impossibile descrivere. New Orleans, sei il Sud che sempre vado cercando. The house of the rising sun!

E così il viaggio si conclude dove inizia. Come dice Springsteen: “Ho camminato mille miglia solo per sfuggire a questa pelle”, ma è sulle strade di Philadelphia (e di New York e New Orleans) che ho imparato che al massimo possiamo tentare di ricucire le ferite aperte sulla nostra pelle, che sotto quel filo rappezzato ci sarà sempre una cicatrice e che non si sfugge mai del tutto da questo. La cosa positiva è che si impara a prendere atto dei cambiamenti e di ciò che si è, a riconoscere le più intime paure, per forse un giorno affrontarle. Ogni viaggio è un’esplorazione e un attraversamento di luoghi, tanto esterno quanto interiore. Ogni viaggio è indagine ed esperienza della propria geografia emozionale.

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6 Risposte

  1. Claudia Alonzi

    Leggendo viene voglia di provare le sensazioni di chi scrive, immergersi (perché no, anche in solitudine) in strade pervase da sorrisi, da una quiete piacevole che può diventare frizzante aggiungendo un pizzico di jazz. Complimenti per la recensione, utile a chi ama viaggiare non solo per portare a casa foto di luoghi famosi ma esperienze di vita che lasciano il segno.

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