Brema è davvero un’ottima idea per un weekend lungo a poche ore di volo ma dalle atmosfere lontane da casa. Io ci sono finita per caso, in visita ad alcuni dei miei migliori amici che da qualche anno vivono lì e devo dire che mi pento di non averlo fatto prima, o almeno d’ora in poi lo farò più spesso.

Brema non solo musicanti

Brema è una città di poco piú di 500 mila abitanti del nord ovest della Germania a un’ora da Amburgo. Attraversata dal fiume Weser navigabile, ha un passato di città marinara e per questo fu una delle città principali della Lega Anseatica. Queste informazioni io non le avevo prima di partire ma della natura commerciale te ne accorgi subito una volta messo piede in città. Complici gli edifici sul fiume e le vetrine da cui ti guardano i souvenir più tipici, ossia il caffé e il cioccolato.

È fine ottobre, ultimissimi giorni per il volo Ryanair che collega l’aeroporto a 20 minuti dal centro città con Bergamo Orio al Serio. Da novembre infatti non c’è neanche un collegamento diretto tra Brema e l’Italia eppure varrebbe la pena tornarci anche sotto Natale quando ospita uno dei mercatini di Natale più belli della Germania. Non mi è difficile crederci. Incontro Brema sotto la Freimatkt, una storica manifestazione che rievoca il glorioso passato medievale della città. Dal 15 ottobre fino alla fine del mese, la grande piazza del mercato viene invasa da luna park e bancarelle, luci e colori. Interessante l’artigianato messo in mostra e soprattutto la possibilità di riscaldarsi col sempre ottimo gluhwein. Alcuni venditori sono vestiti con abiti di epoca medievale e la loro stessa mercanzia è la stessa che avreste trovato nella stessa piazza quasi 1000 anni fa. Significa mercato libero Freimarkt e il primo risale al 1085, quando per volere di Carlo Magno alla città fu concesso lo status di città mercantile. A simboleggiare la libertà di Brema svetta ancora oggi sulla piazza la gigantesca statua del Roland.

Da segnalare la romantica giostra dei cavallini, i chioschetti che fanno frittelle di patate e la Flammkukken. Suggestivo il piccolo gazebo di legno che vende salmone affumicato sul momento servito con panna acida, la bancarella delle spezie e delle essenze e infine il pellicciaio.

Arrivo nel cuore storico di Brema nel pomeriggio di un sabato di fine ottobre. Sono appena le 4.30 ma già la luce si fa scura e le prime luci della sera conferiscono alla piazza medievale un fascino tutto speciale.

Brema by night

Ci sono sostanzialmente due zone del centro di Brema che non possono mancare nella vostra lista di cose da fare il sabato sera. La prima è quella dello Schlachte la passeggiata lungo il fiume affiancata da decine di locali chic e affollati dove iniziare la serata con un bell’happy hour seguito da una cena. Noi abbiamo scelto Enchilada, un carinissimo ristorante messicano in stile pub dove abbiamo preso nachos e mini burritos davvero ottimi. IL tutto innaffiato con dell’ottima birra. Camminando lungo il fiume infatti, si scopre subito che siamo nella città della Beck’s (la ciminiera della fabbrica svetta proprio dal lato del fiume) e che la Haake Beck è la versione locale della Beck’s che non troverete altrove.

Dopo cena il popolo della notte si sposta nel famoso 1/4 Das Viertel. Un quartiere Bohémien come se ne vedono ormai in ogni città europea, che mi catapulta immediatamente negli scenari della Germania anni ’90.  Tra localini e club di ogni genere si affollano giovani e meno giovani. Noto infatti con piacere che qui a Brema la movida non è solo per i giovanissimi, tutt’altro. Sono davvero tanti gli over 50 che passeggiano alla ricerca del concertino più trendy.  Ufficialmente il quartiere che si trova appena fuori dal centro si chiama Ostentor& Steintor. Qui si trova anche la zona a luci rosse divisa dalla strada da una sorta di muretto presidiato da soggetti poco raccomandabili. Vediamo uscire una giovane ragazza dai tratti mediterranei/mediorientali forse turca o siriana che in mutande e tshirt si reca alla bottega vicina per comprare il latte. Una contraddizione questa con l’atmosfera vivace, culturale e moderna che si respira in città e che costringe comunque a riflettere sul quanto le nostre città siano brave a nascondere i problemi dell’Europa sotto il tappeto.

Tra i localini da segnalare il Wohnzimmer, il soggiorno di casa, arredato in stile retrò molto affollato il sabato. Piano, locale grandissimo con musica bassa. Ideale se come me uscite con una cara amica che non vedete spesso. Tra risate e ottima birra Haake Beck.

A spasso per Brema: una città accogliente

Una cosa che mi ha colpito immediatamente in giro per Brema è stata il silenzio: silenzio lungo le strade (a parte quelle del Viertel il sabato sera), silenzio dentro il tram. Un silenzio fatto però di tanti sorrisi. Non c’è persona incontrata a Brema che non abbia voglia di sorriderti gratuitamente. Un’abitudine bellissima con cui ho convissuto per anni prima di stabilirmi a Cagliari e dimenticarne quasi l’ esistenza. Non è affatto difficile ritrovarsi a chiacchierare con la coppietta seduta al tavolo a fianco, il neo papà che va a ritirare il primogenito in ospedale con l’ovetto, la signora del negozio di cioccolato che parla solo tedesco (mentre io no) ma ha una carica comunicativa da fare invidia. Non posso non ricordare il simpaticissimo cameriere di Piano e i suoi sforzi di parlare con noi in spagnolo (spesso i tedeschi pensano che non ci siano differenze tra spagnolo e italiano) e che rincontrerò ancora, stavolta in biblioteca con il suo piccolo bambino! Ebbene anche Brema in 4 giorni è davvero piccola :). Leggo su una guida che questa incredibile cordialità deriva dall’assenza di fabbriche e quindi dall’immigrazione di massa dagli altri paesi come l’Italia che ha interessato altre grandi città della Germania. Non ci sono fabbriche ma in compenso ci sono alcuni centri di ricerca scientifica di eccellenza mondiale come il Max Planck institute per la biologia marina e l’Ohb per i satelliti spaziali dove lavorano cervelloni del calibro dei miei amici Claudia, Massimiliano e Fabio.

Schnoor e Universum

Il lunedì è il mio primo vero giorno da turista. Dopo la domenica in famiglia a base di chiacchiere, Amarcord, pasta al forno, vino e bambini, oggi sono sola. Gli altri sono tutti al lavoro ed ecco che esco verso le 9 del mattino alla scoperta della città.

Mi sposto verso il centro con il tram numero 4 dal quartiere di Horn, elegante sobborgo di villette e viali alberati e in 20 minuti sono a Domsheide.

Da qui inizia la mia camminata alla scoperta della Brema medievale e alla disperata ricerca di un po’ di luce per le foto. La giornata infatti è particolarmente grigia e uggiosa. Non fa freddissimo, siamo intorno ai 10 gradi, ma l’assenza pressoché totale di luce e la pioggerellina sottile ma fitta necessitano comunque di un cappello parapioggia e abbigliamento impermeabile.

Nonostante il Freimarkt sia ancora chiuso nelle piazze circostanti, ci sono un colorato mercato di fiori e uno di frutta e verdura (soprattutto cavoli di vario genere) con qualche bancarella anche per le salsicce (wurst) di mille tipi diversi, aringhe e altri prodotti sotto sale.

brema mercato di fioriGli avventori sono pochi e così posso godermi con calma la piazza e le viuzze del centro. A proposito, il lunedì a Brema i musei sono chiusi (tutti tranne l’Universum) e inoltre molti dei negozi aprono dopo le 10.00 (alcuni addirittura alle 12.00) per poi fare orario continuato fino alle 18.00.

Per gli amanti dello shopping la Böttcherstraße è un must. Questa piccola viuzza alle spalle della piazza del mercato è un vero e proprio museo voluto dal commerciante di caffé Roselius (inventore del famosissimo caffè decaffeinato HAG) ospita un casinò, un museo e tanti negozietti dall’abbigliamento al te nonché delle coloratissime vetrate dedicate al caffé Hag. Ricca di simbologia, la via è straordinaria anche se la si guarda dal basso verso l’alto e non per le architetture che furono definite degenerate dal nazismo, ma per le sorprese che nascono tra i tetti spioventi. A partire dal carillon, il bassorilievo e i sette pigri.

Approfitto della quiete del lunedì mattina per perdermi tra le viuzze dello Schnoor, forse il quartiere più magico della città, tra casette colorate, vicoli stretti, artigiani, orefici e calde caffetterie. Il vecchio borgo dei pescatori sonnecchia di lunedì mattina ma vive dalle 12.00 in poi quando artisti e ristoranti aprono i battenti. Impossibile non pensare alla piccola fiammiferaia guardando attraverso i vetri delle casette. È davvero un miracolo che tutto questo sia ancora visibile. Pensate infatti che oltre l’8o% della città venne distrutto durante la seconda guerra mondiale.

Decido di ritornare alla fermata del tram a prendere il 6 che mi porta all’universitá. In questa zona tra campus alberati sorge l’Universum. L’architettura a forma di navicella spaziale galleggiante me lo rende subito simpatico. Passerò 3 ore all’Universum ma ce ne vorrebbero molte di piü. Il museo ti rapisce con i suoi effetti speciali e le innumerevoli opzioni di scoprire la scienza toccandola con mano. Un’esperienza totalmente immersiva, divertentissima per grandi e bambini. 16 € spesi stra-bene.

Passerò un’oretta alla biblioteca centrale. Una struttura splendida e accogliente affollatissima di studenti, anziani, mamme e bambini a cui è dedicato un intero piano con giochi, tablet e libri. Ceniamo al Ratskeller, storico locale nella piazza del municipio che serve specialità tedesche e ottimo vino locale. Io mi butto sulle frikadelle, le polpette di pesce che mangiavo spesso a Copenhagen accompagnate da una calda vellutata di zucca. A pranzo ho mangiato la flammkukken con un chilo di cipolla e nonostante la mia curiosità culinaria non posso fare di più.

flammkukken Bre,aL’occasione capita a pennello dato che avevo giusto bisogno di ripetere il mio pellegrinaggio alla statua dei Musicanti. Solo dopo averla vista la prima volta sabato, ho scoperto che per avere fortuna bisogna stringere entrambe le gambe dell’asinello e non solo una come avevo fatto io. Ecco fatto, speriamo bene!

Shopping finale e musei

Il martedì mattina prometteva più luce, anche se dalle foto fatte non si percepisce alcuna differenza dal giorno prima. In compenso non piove e quindi senza neanche accorgermene attraverso a piedi mezza città. Il mio percorso inizia in corrispondenza del suggestivo Mulino a Vento adattato a ristorante, costeggio il grande parco Wallanlagen fino al cosiddetto miglio della cultura (kulturmeile). Poco più di un km dove sorgono i principali musei e teatri della città tra qui il GoethePlatz Theatre e la Kunsthalle. Da qui ci si ritrova sul Viertel che di giorno ha decisamente un altro aspetto ma comunque non delude. I muri colorati dalla street art e i piccoli negozietti etnici sono una tappa a se per chi visita Brema. Da lì arrivo con una lunga passeggiata lungo il Weser direzione fabbrica della Beck’s, dove alle 13.30 inizia una visita guidata. Peccato che non riesco a trovare l’ingresso della struttura (forse a causa dei lavori), ma anche per fortuna perché in questo modo il mio museo del giorno sarà il Weserburg. Su un piccolo isolotto dentro al fiume, ma comunque vicinissimo alla terraferma con cui è collegato (tanto che è molto difficile accorgersi che si tratta di un’isola), un caratteristico edificio che un tempo era una fabbrica di sigarette poi riconvertita in stabilimento per lo stoccaggio del caffè, ospita il primo museo europeo dei collezionisti. Infatti qui non esiste una collezione permanente e gli allestimenti mutano continuamente. Si tratta soprattutto di arte contemporanea. Io ho avuto la fortuna di vedere la mostra Proof of life, irriverente e notevole, che sarà possibile ammirare fino a febbraio 2018.

C’è tempo per una passeggiata nei quartieri residenziali intorno a Horn, dove soccorro una signora caduta dalla bici e scopro le tante attività della chiesa protestante del quartiere prima di andare a cena da Fabio! Janine, la moglie tedesca ci prepara una cenetta tipica coi fiocchi. Entrée con zuppa di zucca, un delizioso main a base di cavolo nero e salsiccia, il tutto innaffiato da ben 7 birre tedesche diverse e infine un amaro alle erbe della Baviera.

Mercoledì mattina mentre vado in aeroporto vedo finalmente il cielo. Sarà una bella giornata di sole, peccato non avere il tempo di rifare le foto.

Dopo averla vista Brema ha scalato decisamente la vetta della mia bucket list. Tornerò sicuramente d’estate per Breminalia e La Strada.

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