EBOOK CONSIGLIATO

Attraversando la Sardegna

Alessio Neri, Asterisk edizioni, Roma, 2012

La primavera ormai è arrivata, anche se le temperature torrenziali di questi giorni in Sardegna fanno pensare più al caldo di giugno che al 30 di marzo. Il primo desiderio, con un giorno libero dal lavoro, è sicuramente una gita fuori porta circondati dalla natura. Esempio mozzafiato è la cascata di Capo Nieddu. Quando la natura decide di regalare uno spettacolo agli occhi dell’uomo, lo fa in modo da togliere il fiato.

Non capita spesso di vedere un fiume che si getta direttamente in mare con un salto di 40 metri, quasi a imitare le famose cascate del Niagara. Siamo abituati a vedere fiumi che si avvicinano al mare con la tranquillità e con acque calme. In questo caso invece, la natura ci ha stupiti.

Uno spesso strato di basalto, lo stesso che si estende ininterrottamente fino all’altopiano della Campeda, incontra il mare nei pressi di Capo Nieddu, a Cuglieri in provincia di Oristano, e s’interrompe. E’ qui che un torrente chiamato Rio Salighes raggiunge il mare, attivo solamente in primavera e dopo periodi piovosi. Il torrente non ha avuto il tempo né la forza di abbassare il livello della roccia a una quota ragionevole per qualsiasi fiume. Troppo dura la roccia su cui scorre. E’ qui che le sue acque precipitano con una caduta di quattro decine di metri direttamente in mare.

Pochi la conoscono, io stesso ne sono venuto a conoscenza durante uno dei tanti affascinanti racconti d’infanzia di mio padre.

E’ forse l’unica cascata in mare d’Italia, e ve ne sono poche in Europa. Stupisce che non sia ancora monumento naturale della Sardegna. Il percorso presenta alcune difficoltà: nella parte iniziale si percorrono stretti sentieri sulle falesie calcaree molto esposti verso il mare; successivamente si attraversano aree di macchia fitta in cui va posta attenzione a non perdere la traccia; vi sono inoltre alcuni piccoli guadi e il superamento di basse reti e cancelli normalmente chiusi con legacci.

Non ci sono grossi dislivelli, ma il percorso è abbastanza lungo: sono quasi 9 km, che raddoppiano ritornando al punto di partenza. È opportuno utilizzare, come ci hanno consigliato diverse guide locali, un’attrezzatura adeguata come scarpe da trekking , due litri di acqua o integratori, maglie e scarpe comode di ricambio, impermeabile e ovviamente non può certo mancare la macchina fotografica: dopo un percorso trekking del genere non ci si può dimenticare di immortalare flora e fauna circostanti.

La fatica dell’itinerario, dovuta piuttosto alla sua lunghezza che alla difficoltà, è di gran lunga ricompensata dalla spettacolare visione della cascata, il rumore è inconfondibile, sovrasta qualsiasi altro sibilo o fruscio degli alberi e della vegetazione che abita quel posto incantevole.

Si ritorna a casa nel pomeriggio, stanchi e con i piedi che necessitano di un pediluvio, ma posso assicurarvi che è un’ esperienza mozzafiato. Ancora una volta la natura sorprende l’uomo e si dimostra di gran lunga superiore con molta semplicità.

Fai turismo in Sardegna?

Diventa nostro partner

Continua a seguirci

Viaggia con noi!

Condividere i luoghi che ami, i tuoi viaggi, le tue esperienze e i tuoi consigli di viaggio può aiutarti a far vivere la tua passione!

2 Risposte

    • bepposimo
      bepposimo

      Ciao Giusi, che mi dici? bella vero? è una rarità…forse, se non erro è l’unico esempio in Europa. come ne sei venuta a conoscenza?
      Io son riuscito a visitarla, grazie a degli amici di Cuglieri, il paese che si trova proprio vicono alla Cascata. Da Cuglieri ci siamo recati verso Santa Caterina di Pittinurri (ti consiglio vivamente questa località perchè è bellissima), e da qui fra strade sterrate, campi, terreni privati, vegetazione e macchia meditteranea sarda siamo arrivati dopo circa 30-40 minuti di cammino. Anche perchè vi sono degli angoli bellissimi per fare delle fotografie. Sinceramente senza l’aiuto di questi amici, che sapevano l’itenerario mi sarei perso!

Scrivi

Eseguendo il login oppure registrandoti accetti le Privacy policy