Le mamme dei bambini che vanno a scuola la conoscono, tutti gli altri no. Di chi o di che cosa si tratta? Del Carnevale e, più precisamente, della data in cui si festeggia.

Forse mi sbaglio, ma questa è la mia impressione: da quando non si frequenta più la scuola, si inizia a fare una gran confusione sui giorni più grassi della settimana e su quale sia la domenica di Carnevale per eccellenza. Anche quest’anno io ci sono ricascata e mi sono accorta che era ora di tirare fuori la maschera soltanto quando ho iniziato a vedere per le strade tappeti di coriandoli calpestati da mostri e principesse.

E ormai è andato e, mentre spero di essere più attenta il prossimo anno, vi racconto un po’ quello che so del Carnevale dalle mie parti ovvero dalle parti di Polistena, una graziosa cittadina nella bella Calabria che, però, ho deciso di lasciare ben otto anni fa.

Quando c’ero io a Polistena… i treni non viaggiavano in orario, e – scherzetti a parte – il Carnevale era una festa che si consumava un po’ tra i banchi di scuola, almeno per i più piccoli, e un po’ per le vie del paese che, per l’occasione, si trasformavano in un’unica e lunga passerella che ospitava la sfilata di carri stravaganti e qualche volta originali e artigianali.

La prima parte, quella della scuola, era la parte in cui per un giorno si era autorizzati a non indossare perfino il grembiule, che veniva sostituito da abiti tutt’altro che comodi per stare seduti dietro i banchi e sulle mini seggiole di scuola. Una giornata in cui l’istituto diventava un castello delle favole con protagonisti le principesse e i principi, che spesso dovevano fare i conti con mostri, zombie, guerrieri e animali di ogni specie. Ricordo che, a un certo punto, l’orario delle lezioni veniva completamente stracciato e l’italiano diventava un buffet di dolci, la matematica pop corn e patatine e l’unica storia che andava in scena raccontava di balli e stelle filanti.

Il Carnevale di Polistena a scuola era, quindi, una semplice festa in maschera in un’insolita location. Una festa che, senza alcun dubbio, era ed è concessa di diritto ad ogni bambino nelle scuole di tutte Italia. Una festa che spesso mi ritorna in mente per quella volta che ero stata chiamata alla lavagna per scrivere una descrizione del mio costume da Minnie, bellissimo perché l’aveva cucito mamma apposta per me, e la maestra piena di entusiasmo e affascinata dalla mia maschera mi alzò la gonna per far vedere a tutti i compagni che il travestimento era stato così ben curato che sotto c’erano addirittura dei super mutandoni con i riccioli. Imbarazzo batteva Carnevale uno a zero.

La seconda parte del Carnevale di Polistena, invece, è la parte in cui grandi, bambini e ragazzi scendevano per strada muniti di coriandoli e stelle filanti e armati di bombolette di schiuma bianca per partecipare alla sfilata dei carri allegorici. I più bravi salivano direttamente sul carro, mentre gli altri li seguivano accodandosi oppure camminando ai bordi delle strade. Durante gli anni ’90, i carri erano realizzati da artigiani del paese o dai ragazzi delle scuole o delle parrocchie e la loro bellezza, quindi, stava tutta nell’originalità e nella creatività e passione di chi li aveva costruiti. Verso la fine degli anni ’90, invece, era sopraggiunta evidentemente la pigrizia e l’amministrazione comunale dovette optare per comprare di anno in anno i carri che avevano sfilato ad Acireale l’anno precedente.

Del Carnevale per le strade ho almeno un ricordo bello e uno brutto. Il ricordo bello risale all’adolescenza quando, sempre grazie alla mamma, sfoggiai una maschera da strega che, guarda caso, stregò tutti e figherìa batté. Carnevale uno a zero. il ricordo brutto, invece, è della pre-adolescenza quando le maschere dei più grandi mi facevano veramente morire di paura. Anche quelle che giravano per casa. Strizza batteva Carnevale forse un po’ più che uno a zero.

Oggi, invece, il Carnevale di Polistena è una festa che riesce addirittura a creare una bella coesione sociale, perché è diventato il Carnevale Intercomunale della Piana (di Gioia Tauro, ndr) che si celebra insieme ai vicini comuni di Taurianova e Cinquefrondi. Un buon esempio di cooperazione tra amministrazioni locali che spero non sia solo una maschera di Carnevale.

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