Non importa quanto lontano tu sia stato, né quanto tempo ti sia fermato, quando torni da un qualsiasi viaggio, devi solo essere pronto a rispondere a una domanda sicuramente molto curiosa, ma anche un po’ in pieno stile “nonna”: ma allora cosa hai mangiato?

Non è sempre così semplice riuscire a rispondere, perché qualche volta magari non hai avuto abbastanza stomaco per assaggiare la cucina locale – in quel caso, stai viaggiando in modo sbagliato – e qualche altra magari la cucina locale non era quel granché di esotico che si aspettava chi ha osato porre la domanda.

Succede, però, alle volte che non solo riesci a rispondere, ma ti ritrovi anche a parlare tanto della cucina di un Paese alle cui abitudini alimentari avevi sempre pensato di dover dedicare al massimo un giudizio sintetico come quelli che si danno a scuola: buono, ottimo o discreto.

A me, per esempio, è successo di ritorno dal Belgio. Poco meno di tre giorni nel Paese dove va in scena lo “spettacolo” della politica europea sono bastati ad identificare ben sei tradizioni culinarie che, vi sembreranno anche poche, ma vi assicuro che il loro peso sulla cultura locale è veramente importante.

Cosa mangiare in Belgio

Partiamo con le patatine fritte e iniziamo proprio con loro, perché sono protagoniste sia da sole che come accompagnamento degli altri piatti, qualche volta anche presentandosi in accostamenti veramente strani, almeno per il nostro palato italiano. Ovviamente in Belgio, non chiederete le “patatine fritte”, ma le “French fries”. E sbaglierete! Rischierete forse addirittura che il ketchup vi venga spruzzato direttamente in faccia invece che sulla vostra porzione di… frites, o almeno fries o “Belgian fries” se proprio avete deciso di far colpo su chi ve le sta vendendo. Pare, infatti, che le patatine fritte siano finite tra le glorie dei francesi solo a causa di un errore degli americani, i quali arrivarono in Belgio e scoprirono questo piatto, legato alla tradizione dei pescatori, in un contesto in cui si parlava francese. Non esitarono, quindi, a trarre la conclusione che il piatto fosse una delizia non troppo sana inventata in Francia. Storia o leggenda? Comunque sia andata, i due Paesi continuano a contendersi la paternità di questa pietanza onnipresente per le strade delle città belghe, dove il loro sapore è diverso che altrove. Le patatine fritte in Belgio, infatti, sono morbide dentro e croccanti fuori: merito delle qualità patate e di una manciata di secondi a temperatura più alta che portano a termine la cottura.

Moules frites è il secondo piatto in menu, dove moules sta per cozze e frites sta di nuovo per patatine fritte. Ecco, questa è la coppia più insolita, almeno per me, sulle tavole del Belgio. Si tratta comunque di un piatto molto diffuso e molto semplice. Le cozze, bollite e condite con abbondante sedano, vengono generalmente servite in una grande pentola con coperchio annesso da usare poi per buttare via i gusci, mentre le patatine fritte vengono servite in quantità decisamente minori ma comunque abbondanti. A parte la stranezza dell’abbinamento e ferma restando la particolarità delle patatine fritte belghe, devo dire che ho mangiato cozze migliori, ma chissà, magari dipende dal ristorante.

Ed eccoci alla carbonade che, nonostante l’assonanza, non ha nulla a che spartire con la romana carbonara. La carbonade è il vero piatto tipico del Belgio ed è, in realtà, molto simile allo spezzatino. Si tratta di bocconcini di manzo cotti in abbandonate birra scura, che non soltanto conferisce al piatto un sapore agrodolce, ma lo rende riconoscibile anche alla vista, perché la carne viene servita immersa in una cremina di colore marrone. Il segreto, in questo caso, è proprio la birra che deve essere scelta tra quelle brune di buona qualità.

E da bere, chiaramente, fiumi di birra, una bibita la cui tradizione in Belgio risale addirittura al quattordicesimo secolo. Oggi, può accompagnare qualsiasi piatto nei ristoranti, ma soprattutto è la ragione principale per cui i pub sono sempre affollati. Bere birra artigianale, da quelle parti, non sembra un’esperienza poi così particolare, perché la si può trovare facilmente nella maggior parte dei locali e la gente del posto è così orgogliosa di questa tradizione da aver dedicato proprio alla birra un intero museo. Al museo della birra, oltre a imparare molto sul processo di produzione in tutte le sue fasi, si assiste anche e soprattutto ad un vero e proprio elogio di questa bevanda così nutriente e salutare da essere chiamata un tempo “pane liquido”. Provare per credere, senza dimenticarsi che in ogni caso “il troppo storpia”.

Dopo aver bevuto e mangiato, è l’ora del dessert. Per le strade del Belgio, probabilmente l’organo sensoriale che non si può concedere mai neppure una pausa è l’olfatto. Camminando, si è letteralmente invasi dall’odore dei waffle, un dolce a cialda croccante fuori e morbido dentro dalla superficie caratteristica “a grata”, che gli viene impressa dalle griglie in cui è cotto. I più tradizionali waffle del Belgio hanno un impasto poco dolce e vengono serviti in maniera piuttosto semplice ovvero con una spolverata di zucchero a velo o panna, tuttavia la tradizione si è adattata anche ai palati più golosi e, quindi, è diventato molto comune concedersi un waffle carico di cioccolato, di frutta o di gelato.

E non c’è Belgio senza cioccolato. Qui, la prima tavoletta di cioccolato nasceva nel 1840 per poi declinarsi in mille altre forme come la più tradizionale pralina belga: una mandorla ricoperta di zucchero – ovvero un confetto – a sua volta ricoperta di cioccolato. Non c’è città né angolo di città del Belgio in cui non sia possibile comprare del cioccolato, la scelta spesso dipende solo dalle tasche di ciascuno e pare, parola di locals, che il supermercato sia il posto migliore in cui fare incetta di qualità a buon prezzo. Inoltre, lo stretto legame tra la festa di San Valentino e la cioccolata in confezioni al limite del diabete cronico è confermato ovviamente anche in Belgio e se avete capito che trovare un negozio di cioccolato da quelle parti è più facile che respirare, sapete che in questo periodo le strade del Belgio sono un unico immenso cuore.

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3 Risposte

  1. bepposimo
    bepposimo

    Ciao Claudietta, che bello leggere il tuo ultimo racconto! Quanti ricordi, quanti profumi e quanta fame mi hai fatto venire. Le moules frites a me son piaciute tantissimo! Le ho mangiate qualche anno fa, ad Oslo in Norvegia! Sono famosissime in Belgio, ma si trovano nei paesi del nord in generale, anche nel nord della Francia! Le mie erano servite su un piatto, senza sugo o brodo accompagnate da una miriade di french fries avvolte nella carta gialla-marroncina assorbi olio! Sarà stata la fame, sarà stato il freddo ma le ho mangiate di gusto!!! E poi che dire dei waffle: spettacolari! Nelle piccole vie di Bruges sentivi questo profumo che ti rapiva e ti conduceva direttamente al locale!!! Wow!!!!

    • Claudietta

      Ho sbagliato casella in cui rispondere!
      Dicevo che…
      Forse allora le moules frite hanno la fama in Belgio e la bontà in Norvegia! 😀
      O forse il ristorante dove le ho mangiate io era un po’ così così.
      Sui waffle, invece, a Bruges o a Bruxelles – e credo anche nelle altre città – non so se sia possibile trovarne di poco buoni! Sarebbe stato interessante seguire la scia e assaggiarli tutti! 😀

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