Sin da bambina la Cornovaglia è stata per me la terra della magia, di Merlino e Re Artù. Un posto sospeso tra i libri di favole e la mia fantasia. Quasi avevo rimosso la possibilità che esistesse davvero e che si trovasse in Inghilterra. Per puro caso, partecipando a un programma per studenti internazionali ricevo un invito per un weekend in Cornovaglia!  Come tutti i posti delle favole raggiungerla non sarà facilissimo. Ci vogliono di regola 6 ore di treno, ma le tremende alluvioni che hanno colpito Cornovaglia e Devon lo scorso inverno hanno avuto pesanti ripercussioni sulla rete ferroviaria e così il viaggio include dei tragitti in treno e in bus per 6 ore totali dalla stazione di London Paddington con destinazione St. Erth. Niente castelli in questa lingua all’estremo occidente d’Europa ma tanta natura e colori accecanti.

Arrivo in una minuscola stazione e il senso di pace mi invade. Sono ospite di una coppia di arzilli pensionati nel villaggio di Lelant. Lelant è un posticino delizioso caratterizzato dai bungalow a un piano, un pub locale dove si possono prenotare i giornali al mattino e comprare beni di prima necessità, una chiesa anglicana di granito (tipico della zona) e basta. Non ci sono ristoranti cinesi in giro nè italiani  e finalmente ho modo di assaggiare qualche piatto tipicamente British. Il menù della prima sera è Lancashire Hot Pot e Trifle per dessert. Il paesaggio è come lo immaginavo: da fiaba. St. Ives, importante paese, famoso specie tra gli artisti per la sua particolare luce e sede di un ramo della Tate Gallery londinese, è un susseguirsi di immense spiagge sabbiose nelle tonalità del rosa. L’oceano visto da qui è limpido e immenso. Il borghetto è delizioso e l’impronta degli artisti si sente un po’ dappertutto.

Subito dopo c’è il villaggio di St. Just dove ci fermiamo a mangiare Cheese tea, da vere signore inglesi, in una libreria accogliente e dichiaratamente phone free. L’oceano e sempre lì e anche i gabbiani. Scopro infatti che il famoso film “Uccelli” di Hitchcock è tratto dall’omonimo racconto di Daphne Du Maurier ambientato proprio in Cornovaglia. La bandiera Cornish, una croce bianca su sfondo nero, sventola dappertutto. Ogni tanto si vedono delle scritte in una lingua incomprensibile. Si tratta del Cornish, antica lingua celtica ormai morta ma comunque studiata e insegnata e di cui tutti vanno particolarmente fieri. L’estremo occidente d’Europa è il Land’s end, “la fine della terra”.  Oltre questa scogliera l’America, e il sogno del nuovo mondo.

La costa è puntellata di fari; uno in particolare si trova su un’isoletta a poca distanza dalla terraferma e si chiama Godrevy Island. E’ il faro reso immortale da Virginia Woolf nel suo “To the Lighthouse”. Tra le scogliere di Godrevy si possono vedere anche le foche. Spiaggiate e immobili sembrano delle rocce di granito. In spiaggia ci sono i surfisti, intorno si sente solo il fragore dell’oceano. La guida tra le stradine di campagna pericolosamente a doppio senso mi rilassa e mi riempie di gioia. In mezzo alla campagna tante pietre disposte perferfettamente in cerchio. La leggenda dice che in Cornovaglia fosse vietato ballare di domenica ma le donne di quel villaggio vollero sfidare l’ordine e così furono tramutate in pietra. Le Merry Maiden sono ancora li da migliaia di anni, un altro misterioso enigma dell’Inghilterra che ricorda Stonehenge.

Attraverso bellissimi paesini di pescatori come Mousehole, Porthcurno e Penzance. Nei dintorni di Porthcurno una sorpresa: il Minack Theatre. L’emozione è indescrivibile: un teatro all’aperto costruito sul costone della roccia granitica. Il palcoscenico di fronte all’oceano. Dal 1931 le estati in Cornovaglia si arricchiscono delle prestigiose rappresentazioni che si svolgono in questo luogo veramente unico voluto da una ricca signora più di 90 anni fa. Mi raccontano che ogni tanto può capitare che il pubblico si distragga dallo spettacolo, specie se dall’altro lato del palco spuntano dei delfini. In questo scenario da favola incontro i primi italiani. Lui la porta sul palco davanti all’oceano e le chiede di sposarlo. Applauso della claque e tante lacrimucce.

Ogni villaggio e ogni muretto raccontano una storia e una leggenda. Come quella della sirena di Zennor, la donna eternamente giovane e bellissima che portò in fondo al mare il corista della chiesa. Ancora oggi nella grotta del ruscello che passa nel villaggio si sentono i due amanti cantare felici.

Lo sguardo corre veloce dal verde dei prati all’ azzurro del mare finchè non mi prende un colpo. In lontananza, in questa terra regolata dai ritmi delle maree, vedo un castello arroccato in cima a una montagna unita alla terraferma grazie alla bassa marea. Che sia Mont Saint Michel? Possibile che si veda da qui? Il mistero è presto risolto, si tratta di St. Michael’s Mount il gemello inglese. Non ho modo di salirci ma dicono sia molto più suggestivo e meno turistico dell’omonimo francese. Spero di poterlo visitare presto.

Il paesaggio è fortemente caratterizzato dalla presenza di ruderi, testimoni dell’antica attività mineraria legata all’estrazione dello stagno e dalle croci di pietra che indicavano la strada ai pellegrini dell’Inghilterra medievale in viaggio verso Mont Saint Michel o Santiago de Compostela. I miei ospiti mi deliziano con un chicken julienne e una magnifica apple and raspberry pie. La Cornish Pasty me la porto a Londra e la mangerò poi per assaporare ancora un po’ di Cornovaglia.  L’ultimo pasto sarà il salmone, non locale ma scozzese e un ottimo ma burrosissimo bread and butter pudding che mi farà fare sogni agitati lungo tutto il viaggio di ritorno.

A metà tra il soddisfatto e l’ironico i miei ospiti mi chiedono: “Ora capisci perchè la gente arriva sin qui?”

Credo di aver capito.  Non solo, ho capito anche perchè una volta vista la Cornovaglia non vedi l’ora di poterci ritornare.

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4 Risposte

  1. Claudietta

    Un posto incantato! 🙂
    Io non ci avevo mai pensato, invece, Giusi, ma la tua esperienza ha allungato la lista dei posti da visitare di un punto.
    E’ cara come meta? Si riesce a fare in un weekend secondo te?

    • Giusi

      Claudietta è un posto troppo magico! Ti consiglio di spenderci almeno 3/4 giorni. E’ cara un po’ come tutta l’Inghilterra ma meno di Londra. Forse la cosa più problematica è trovare un aeroporto vicino. Da Londra infatti ci vogliono un sacco di ore di treno quindi meglio atterrare più vicini per non perdere neanche un attimo di questo posto incantevole. Ps: se puoi affitta una macchina

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