Inviato da alcuni amici dell’università, mi trovo a passare qualche giorno di settembre in una piccola cittadina, direi quasi un paesello, sul litorale adriatico: Caorle. Si trova in provincia di Venezia , vicino ad altre città balneari come Jesolo, Lignano Sabbiadoro, Eraclea. Nonostante sia settembre, il tempo è ancora bello e ci sono ancora tanti turisti che vanno in spiaggia, fanno il bagno, passeggiano per la strada.

Qui la maggior parte dei turisti proviene dalla Germania, dall’Austria e dall’est Europa, Repubblica Ceca e Slovenia. Arrivati alla stazione dei bus, percorriamo a piedi la strada principale che ci porta in centro. Alla nostra destra c’è il porto, con il classico profumo di pesce, con le barche dei pescatori che sono ormeggiate. Le barche sembrano vive, con i loro colori, le storie, le reti da pesca. Quante storie potrebbero raccontare. In lontananza scorgiamo un pescatore in piedi che sistema con delicatezza e precisione le sue reti da pesca. Alzo lo sguardo e noto, sullo sfondo, il campanile del Duomo che si fa strada fra le barche del porto, gli alberi e le casette del centro storico.

Mentre sul lato sinistro troviamo una nuovissima e ristrutturata pescheria. Entriamo a curiosare, e vediamo che i pescatori stanno ancora scaricando il pesce appena pescato. Caratteristico è il dialetto che sentiamo. Il pescivendolo, sembra un vero e proprio banditore d’asta: urla, si agita, prende il pesce con le sue mani, lo pesa. Un vero e proprio spettacolo. Questo rievoca pensieri e ricordi di altri mercati, soprattutto ortofrutticoli, dove lo scenario è lo stesso.

Proseguiamo e subito dopo pochi metri entriamo già nel centro storico di Caorle: chiuso al traffico, è costituito da sampietrini, si caratterizza per la miriade di bar, negozi di ogni genere e specie, pizzerie, ristornati, sale giochi, piccoli market. La cosa che mi colpisce di più sono le casette basse e piccole ma coloratissime (rosse, gialle, celesti, turchesi, verdi), le viuzze strette (calli) quasi fosse Venezia e i camini che si possono notare all’esterno delle case. La città infatti in passato era la casa dei pescatori. Sullo sfondo sempre il campanile del Duomo.

Ci fermiamo a fare colazione in un bar del centro, ci sediamo fuori, sulla strada. E’ pieno di gente che cammina, che va in bici, di bimbi che corrono, di cani che passeggiano, di famiglie e di innamorati che si tengono per mano. La città è molto pulita, curatissima e ben tenuta. Tutto ciò mi trasmette un senso di tranquillità, di pace. Proseguendo al nostra passeggiata arriviamo in piazza del Duomo. L’edificio risalente al 1040, in stile tardo romano, è dedicato a Santo Stefano. Caratterizzato dai suoi mattoni color arancio, sorge dalle rovine di una preesistente basilica paleocristiana, è orientato ad ovest (in passato, prima della riforma post conciliare gli edifici sacri venivano costruiti in tale maniera; mentre l’abside rivolta ad est). Ciò deriva dal fatto che l’est è il punto da cui sorge il sole, simbolo di Cristo, della vita, mentre lasciano alle spalle l’ovest dove il sole muore, simbolo così dell’oscurità e del peccato. La struttura esterna è molto semplice, caratterizzata da tre navate, quella centrale più grande delle altre. Su ogni navata vi è un rosone, chiaramente nella navata centrale il rosone è più grande, rispetto agli altri due.

All’interno del Duomo di stile romanico-bizantino, troviamo la “Pala d’Oro”, in realtà d’argento, secondo tradizione donata alla popolazione dalla regina di Cipro nel 1489. Leggenda narra che mentre la regina stava rientrando a Venezia, nelle coste di Caorle, una delle sue due navi fu colta da forti temporali e naufragò. La seconda si salvò, e così la regina volle donare a Caorle la Pala d’Oro come segno di gratitudine. La Pala d’Oro è un insieme di sei formelle quadrate in argento cesellato immerse in un bagno d’oro. Nelle sei formelle si possono notare e sono visibili, in rilievo, raffigurati i busti di sei santi.

Oltre alla Pala d’Oro, è custodita anche “L’Ultima Cena” realizzata da Gregorio Lazzarini nel 1672.

Accanto al Duomo c’è il campanile che si erge per circa 44 metri e si sviluppa per otto piani. Si dice che in passato fungeva da torre di avvistamento, per avvisare la popolazione dell’arrivo dei nemici o dei pirati, o addirittura da faro per le navi che entravano in porto. La caratteristica che lo rende unico è la cuspide conica. Anche questo campanile, pende leggermente verso il Duomo.

La fame si fa sentire, anche perché nell’aria si sente un buon profumo di calamari fritti, di pietanze e già iniziamo a scorgere i turisti seduti fuori dai ristoranti con i loro piatti fumanti. Seguiamo il profumo e ci accomodiamo a un tavolo: calamari fritti e pesce, che bontà. Il tutto condito con un buon bicchiere di vino.

Dopo la pausa pranzo, continuiamo e ritorniamo in piazza del Duomo, dopo aver attraversato la strada giungiamo sul lungomare di ponente costituito dalla chiesetta della Madonna dell’Angelo che guarda il mare. Essa risale al 1751, ed è dedicata alla Madonna dell’Angelo rievocando il miracolo che avvenne in mare quando alcuni pescatori ritrovarono, sopra un grosso blocco di marmo, il simulacro della Vergine Maria. Con l’aiuto delle loro reti riuscirono a sollevare il simulacro, ma non il pesante blocco di marmo, che secondo tradizione, fu invece sollevato da due fanciulli.

L’8 settembre, il Simulacro viene portato in processione via mare. Questa manifestazione richiama una folla numerosa, non solo di paesani ma anche di turisti e religiosi provenienti da diverse parti d’Italia.

Sul lungomare si può ammirare la cosiddetta “Scogliera Viva”, ossia il lavoro di numerosi artisti provenienti da tutto il mondo, che scolpiscono e creano sculture e realizzano delle vere e proprie opere d’arte su dei massi. Così passeggiando si possono osservare queste opere d’arte.

Arriviamo in spiaggia, dove dato il tepore quasi autunnale, camminiamo a piedi nudi sulla spiaggia, lungo il bagnasciuga. Gli ombrelloni e le sedie a sdraio sono quasi tutte chiuse, solo alcuni turisti sfruttano anche queste giornate di bel sole. La spiaggia è molto lunga, la percorriamo tutta. Alla nostra destra, i bagni, con le loro strutture. Ci fermiamo a prendere un caffè e torniamo verso la stazione dei bus, dove concludiamo la nostra giornata a Caorle.

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