È appena finito un mese incredibile. O meglio, ci siamo quasi. Nei prossimi giorni si torna alla base probabilmente per un paio di mesetti. Le ultime settimane sono state davvero impegnative: un evento a settimana e per ogni evento uno spostamento in aereo.

Todi, Reggio Calabria, Atene e Rimini le tappe del nostro pellegrinare digitale di questo inizio autunno 2015. Abbiamo partecipato a fiere, festival, convegni, bootcamp per start up senza soluzione di continuità. Nel mezzo la scadenza di una call importante e un trasloco da Roma a Cagliari. Eh si, abbiamo costituito una società con sede legale nel capoluogo sardo anche se a Roma abbiamo un presidio permanente. A causa di tutti questi impegni mi sono cimentato nella nuova arte del nomadismo digitale.

Dico subito una cosa: non vedo l’ora di fermarmi

Non che sia stato brutto, anzi. Ho conosciuto decine di persone alcune delle quali potrebbero diventare degli ottimi partner professionali e ho visto posti che non avevo mai visto. Ho anche rivisto tante persone che non vedevo da tempo e ormai conosco a memoria buona parte dei corridoi dei terminal nazionali di Fiumicino.

Ma ad un certo punto ho bisogno di fermarmi, sentirmi a casa e rielaborare l’incredibile quantità di emozioni provate e informazioni incamerate durante tutto questo periodo. Lavorare da nomade non è poi così facile. Dovresti sempre prenderti delle ore per portare avanti l’ordinaria amministrazione. Ma la vita in se del nomade digitale non ha niente di ordinario, bisogni fisiologici a parte.

E poi al tempo che manca si aggiungono i problemi infrastrutturali. Non è ancora scontato trovare alloggi con wifi ben funzionante. Molti la dichiarano ma a volte capita di doversi agganciare in maniera precaria alla rete del parrucchiere di lato!

In lode del mio zaino valigia

Quando ti muovi così velocemente, che sia con le compagnie aeree low cost o con un passaggio blablacar, la precisione nel fare il bagaglio è fondamentale. È ormai più di un anno che ho abbandonato il trolley per un fantastico zaino-valigia che trovo molto più comodo, oltre a passare come bagaglio a mano non viene mai messo in stiva sui voli Ryanair quando l’aereo è troppo pieno. In stiva vanno solo i trolley, ricordatelo 😉

Poi ha una capienza spettacolare. In due persone ci abbiamo messo quasi tutti i vestiti per un viaggio di 10 giorni! Mica male no?

Certo quando parti ogni 4 giorni devi fare delle rinunce. Scordati la varietà di colori nell’abbigliamento, concentrati su cose che stanno bene con tutto (si dice così no?). Porta con te scarpe comode che però puoi utilizzare in diverse occasioni e non dimenticare di controllare il meteo ogni volta prima di partire e, soprattutto, ricordati di non fidarti di quello che si dice. Su tre giorni di tempesta che ci dava per i giorni di Fiera a Rimini, ha piovuto solo l’ultimo. In ogni caso, devi assolutamente essere munito di ombrello e di capi che possono coprire un ampio range di temperature e condizioni climatiche.

Poi c’è il laptop, tipica protuberanza del nomade digitale. Io ho creato un metazaino, ovvero dentro lo zaino grande ne porto sempre uno più piccolo con l’imbottitura per il trasporto del computer. In questo modo posso sempre portarlo dietro in agilità. Lo metto sempre in alto nel bagaglio più grande perché così ai controlli in aeroporto con 2 mosse lo tiro fuori evitando di intasare la fila.

Conseguenze sul lavoro

Il nomadismo può portare grandi benefici per il lavoro anche se, sicuramente, accentua qualche ritardo. Quando vai in giro per eventi o meno conosci sempre persone nuove. Vieni coinvolto in relazioni di valore che nascono per il semplice fatto che fanno parte del tuo percorso alla ricerca delle cose che ti fanno appassionare. Se lavori nel digitale tutto questo è ovvio e scontato soprattutto in un paese dove solo adesso inizia ad esserci un reale interesse verso queste tecnologie e in un settore economico come quello del turismo che sa di averne estremo bisogno.

Tornare a casa è comunque un viaggio

Va bene essere una trottola ma lo ribadisco. Ogni tanto bisogna fermarsi dove ci si sente a casa. Fermarsi, dopo un lungo viaggio ricco di stimoli, è un viaggio di per se. Un mondo nuovo è davanti ai nostri occhi ogni volta che ci fermiamo.

Non vedo l’ora di scoprirlo 😀

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