Metti che un partner umbro ti inviti a provare un’auto elettrica e ad esplorare la sua regione in un weekend; ecco fatto l’#umbriagreentour di Gente in Viaggio! Tre giornate intense di verde e sorprese in una delle regioni più belle d’Italia.

 Venerdì 6 marzo – Valle Umbra arriviamo!

Si parte dalla Stazione Termini alle 7.50 – cotti dato che siamo tornati 10 ore prima dalla Calabria – ma molto curiosi! Andiamo verso Foligno dove ci aspettano Cristiano e Francesca che hanno preparato per noi un programma fighissimo per farci conoscere la loro Umbria. Cristiano è il responsabile del progetto Umbria Green Card. Arriviamo alla stazione di Foligno e ad attenderci c’è una fiammante Zoe elettrica che andiamo subito a ricaricare alla colonnina della piazza antistante il centro storico. Foligno, importante centro economico della regione e sede di un importante snodo ferroviario. Ma oggi è la prima volta che si scende alla fermata Foligno e quello che scopriamo è che finora abbiamo ignorato un tesoro di città.

A spasso per Foligno

Della tua ignoranza ti rendi conto specie se hai la fortuna di avere una guida come Francesca che qui c’è nata ed è un’operatrice dei beni culturali nonchè archeologa, appassionata e preparata. La piazza storica di Foligno è la pittoresca piazza della Repubblica, la piazza medievale su cui affacciano gli edifici principali che regolavano la vita cittadina allora come oggi.

È in questa piazza – che ai suoi tempi era sede di un grande mercato – che un frate rivoluzionario di nome Francesco si recò per vendere tutti i suoi beni spogliandosi anche delle vesti. Sulla stessa piazza la grande torre campanaria, il simbolo del terribile terremoto del 1997: crollato in diretta TV e poi brillantemente ricostruito, emblema di una città che non è rimasta a leccarsi le ferite.

Un caffè forte nel bar storico sulla piazza, l’Antico Caffè che ci accoglie con la musica di De Andrè, il prezioso bancone d’argento e gli originali arredi in legno. Mentre sorseggiamo il caffè, Francesca ci fa notare che sul bancone c’è una copia del Lunario Barbanera, il famoso almanacco made in Foligno dove fu stampato per la prima volta nel 1743. Fu sempre qui che venne stampata per la prima volta la Divina Commedia proprio accanto a Palazzo Trinci dove oggi c’è il museo della Stampa non per niente.

Palazzo Trinci

Il palazzo signorile della città si trova di fronte alla Cattedrale di San Feliciano a cui è collegata attraverso un passaggio”segreto” ma non troppo. Un camminamento che unisce il palazzo dei Signori piū potenti della città alla Cattedrale, il tempio del potere spirituale, per dire.

Le origini del Palazzo sono molto antiche. In principio apparteneva a un ricco speziale (non per niente sul retro c’è la piazza delle Erbe) e ancora oggi è possibile visitare i resti dell’antica dimora, in particolare il vecchio pozzo proprio nel mezzo della scenografica scala gotica che sembra davvero essere stata disegnata da Escher. Qui sono custoditi preziosi e coloratissimi affreschi di Gentile da Fabriano, tra cui colpiscono in particolare la Sala delle Arti Liberali e dei Pianeti e il corridoio dei Prodi, sulla parete sinistra del collegamento con la Cattedrale.

affresco quadro perugino foligno

La Nunziatella – Il Perugino

L’edificio ha subito vari restauri e si presenta come nuovo in tutto l’antico splendore. Qui ha sede il museo comunale di Foligno gestito con grande passione dallo staff di Coopculture, nonchè il museo multimediale delle Giostre e dei Tornei.

Infatti, per chi non lo sapesse, a Foligno nel mese di giugno si tiene la famosissima Giostra della Quintana. All’interno del museo ci sono le testimonianze archeologiche dei popoli autoctoni pre-romani e poi dei romani. Parliamo di una terra da sempre ambita dove nel corso della storia si sono insediate grandi civiltà. Un altro gioiello si trova fuori dalla piazza principale ed è il piccolo oratorio della Nunziatella dedicato alla Vergine Maria e che ospita uno dei rari quadri originali del Perugino presenti in città. Come è facile immaginare infatti, Perugino era il più grande rivale del pittore locale Niccolò Alunno.

Certo, abbiamo visto solo una delle tante piazze di Foligno e neanche tutti i suoi monumenti. Possiamo quindi solo immaginare quanti altri tesori nasconde questa bella cittadina, mentre torniamo a prendere la macchina che si è completamente caricata in sole 2 ore! Ora abbiamo tutta l’autonomia per esplorare l’Umbria e partiamo alla volta di Montefalco.

Montefalco e le sue Cantine

Lasciata la pianura e la città con la silenziosissima macchina elettrica ci addentriamo tra le colline coltivate a vigneti che risalendo conducono a un suggestivo borgo fortificato proprio sul cucuzzolo, la mitica Montefalco. Il nome deriva proprio dalla passione di Federico II che su queste colline in tempi memorabili praticava l’affascinante arte della falconeria. Da anni sognavo di andarci, purtroppo neanche stavolta visiterò il borgo che invece circumnavigheremo, per fermarci dopo qualche Km davanti a una vallata. Qui sorge la chiesa della Madonna della Stella (ricordo di un’apparizione delle vergine a un pastorello del luogo) e alcuni dei vigneti di fronte appartengono alla Cantina Bocale.

Siamo nel territorio del famosissimo Sagrantino di Montefalco e si vede! La produzione che a prima vista può sembrare intensiva e in realtà gestita anche e soprattutto da piccole realtà come quella che abbiamo la fortuna di scoprire oggi. Apro una piccola parentesi, io sono un’amante del Sagrantino, lo trovo dolcissimo e così unico rispetto agli altri vini rossi. Sarà quindi una sorpresa per me scoprire che in realtà agli umbri il Sagrantino non piace poi così tanto a meno che non serva ad accompagnare qualche bel piatto di cacciagione. Tutti infatti parlano di cinghiale, faraona insomma di roba leggera per gustare al meglio il prodotto di punta, al quale preferiscono invece il piú versatile Rosso di Montefalco che è in effetti, anche buonissimo. È così che iniziamo i nostri assaggi alla scoperta della storia di un vino, di una comunità e soprattutto della famiglia Valentini, capitanata dal simpaticissimo capofamiglia che ci prepara delle calde bruschette (fuori il tempo non è dei migliori e le raffiche di vento non sono affatto amichevoli) e ci spiega che Bocale altro non è che il soprannome della famiglia che durante la guerra vendeva vino ai paesani prima che il Sagrantino diventasse ciò che è oggi proprio in un boccale di 2 litri. E così 4 anni fa il Signor Valentini e i supi figli hanno deciso di riprendere l’antica tradizione di famiglia dando vita ad un’azienda agricola piccola (4ha di viti) ma che produce vini di altissima qualità. Oltre al Sagrantino e al Rosso di Montefalco l’etichetta produce un ottimo passito nonche la grappa di Sagrantino. Il vino viene fatto affinare in botti di rovere francese per 18 mesi prima di essere venduto.

Dimenticavo: sulla porta d’ingresso il benvenuto è scritto in almeno 8 lingue diverse. Infatti questi vini sono conosciutissimi all’estero in particolare negli USA. Trovarli nelle enoteche italiane è difficile se non in strutture particolarmente attente alla qualità dei prodotti. Già in ritardo con la tabella di marcia, bevutelli e soddisfatti lasciamo la cantina Bocale verso Bevagna.

Bevagna e il Medioevo

Il secondo desiderio che si avvera in un giorno! Ho sempre sentito tanto parlare di Bevagna ma non ci sono mai stata e non me lo sono neanche immaginata, o almeno non così bello! Che posto delizioso, pulito e dall’atmosfera veramente medievale. Il vento si è abbassato e il sole illumina il fiume Topino che in passato alimentava i mulini della città posta in posizione strategica sulla via Flaminia. A proposito che si sappia: questa non è una città etrusca, c’erano gli umbri semmai. Siamo qui per andare a conoscere alcuni dei protagonisti del Mercato delle Gaite. Ma cosa sarà mai? La parola gaita deriva dal longobardo ward e significa torre di guardia. Le gaite coincidono pressapoco con i quartieri del centro storico e sono 4. Siamo a Bevagna per incontrare alcuni dei protagonisti e capire che cos’ è il mercato che si svolge ogni anno a giugno.

Il mercato delle Gaite

L’incontro coi ragazzi della proloco è illuminante: mai e poi mai avremmo immaginato una cosa del genere. Il pensiero corre immediatamente a feudalesimo e libertà ma ancor più a quanto l’identità di un piccolo comune sia affar serio. La caratteristica principale di questo mercato è il fatto che vengono riprodotti i mestieri caratteristici del paese durante il Medioevo in modo completamente fedele. Non si tratta di una messinscena per i turisti bensî di un vero e proprio viaggio nel tempo.

Ce ne rendiamo immediatamente conto visitando la Zecca.

Qui Giuseppe ci spiega che durante il festival la fucina e le fornaci che ora vediamo spente sono accese, la stanza è invasa dal fumo e si vede davvero poco dato che le uniche luci sono quelle delle candele. Insomma siamo o no nel Medioevo? Assistiamo al conio di una vera moneta! Gli stemmi utilizzati sono quelli delle due monete che venivano coniate nella zona: il perusino (di Perugia) e il Cortosino (di Corona); ogni anno questi simboli devono essere depositati alla Zecca dello Stato. Insomma, qui non c’è niente di finto. Giuseppe e i ragazzi della proloco hanno studiato minuziosamente e sono diventati abili artigiani di un altro tempo; non solo: parlano esattamente come si sarebbe parlato a Bevagna nel 1233 nella Gaita di san Giorgio. Ogni Gaita performa almeno due mestieri durante la manifestazione cambiandoli ogni anno. La produzione e la tecnica utilizzate nelle varie botteghe verranno poi giudicate da una severissima giuria composta da medievalisti, docenti di lingua e di storia che decretano i vari vincitori dopo attenta valutazione.

Lasciata la Gaita di San Giorgio ci spostiamo a San Pietro nella cereria di Stefano il maestro delle candele dove ri-scopro un sacco di cose. Ad esempio che il colore delle candele cambia in base alla qualità della cera d’api che viene usata e che è proprio dalla cera delle candele che ha origine il concetto del cerotto. Nel medioevo la cereria era un appendice dello speziale e tutt’oggi quest’attività non concorre semplicemente perché è fondamentale! Impensabile senza le candele svolgere qualsiasi altra attività.

Ed eccoci alla Gaita Santa Maria. Nel cammino da una gaita all’altra ammiriamo le viuzze del centro storico e…. ci congeliamo! Qui è stato montato un immenso telaio di legno del’700, siamo nella seteria di Bevagna! Vi si allevano bachi da seta e si produce la seta. Bevagna in effetti vanta un’antica tradizione di tessitura, in particolare della canapa, persino Caterina de Medici futura regina di Francia volle con se delle camicie di Bevagna trattate con l’acqua del Topino che le rendeva più bianche.

Questa vocazione per la tessitura la ritroviamo nello store di Tasselli cashmere. La tradizione della maglieria nasce in Umbria nel dopoguerra dando vita al distretto del cashmere umbro che importando lane pregiate da Tibet, Mongolia e Cina realizza un prodotto di eccellenza apprezzato in tutto il mondo. La moda del cashmere arriva solo negli anni’50 dall’Inghilterra ma è in questo territorio, già forte di una lunga tradizione tessile che trova il terreno migliore per sedimentarsi e diventare eccellenza. La boutique-laboratorio-museo è semplicemente raffinata. In una sala gli arredi ricordano i lontani luoghi dell’oriente da cui arriva la lana mentre dalla boutique stessa si accede all’hotel palazzo Brunamonti delizioso, dal sapore retrò un po’ in stile Grand Budapest Hotel. Mentre salutiamo il borgo di Bevagna difficile non notare che tutto è pulitissimo, ricercato e unico.

Frantoio Ronci e l’arte buona dell’olio

Prima del tramonto raggiungiamo una collina che domina Bevagna. Siamo all’azienda agricola Ronci  capitanata da 3 donne e il capofamiglia che produce un ottimo olio biologico e non solo. Scopriamo i segreti della produzione di un buon olio extravergine, l‘importanza dei polifenoli e impariamo che ci sono fondamentalmente 3 cultivar in questa zona mentre uno, il dolciagoccia è tipico del Trasimeno. Un camino accesso e delle bruschette con olio divino ci accompagnano al momento della cena. Si va a Spello, in un bellissimo locale immerso in un bosco di cipressi che spunta all’improvviso proprio mentre con la nostra Zoe attraversiamo la zona industriale di Spello; si chiama ” Locanda Casa mia“. La cucina è umbra ma rivisitata grazie a uno chef che propone sue personalissime e deliziose versioni di carbonara così come di tiramisu. Il titolare è simpaticissimo, la musica è quella giusta e il vino anche.

Stanchi ma felici ci avviamo verso Villa Rosy ad Assisi che ci ospiterà per questo weekend.

Il nostro umile giaciglio ad Assisi – Villa Rosy

Siamo a casa di Francesco ma l’alloggio che la bella Corinna ci ha preparato è di lusso. Siamo ospiti di uno degli appartamentii di questa suggestiva villa coloniale immersa tra gli ulivi. Il richiamo della doccia calda e degli asciugamani morbidi, quello del lungo divano e delle bevande calde messe a disposizione ci coccola e rilassa. Finchè finalmente non ci si tuffa nel lettone, in una camera grande pulita di quell’eleganza rustica e raffinata che trovi solo in Umbria. La prima giornata è andata!

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