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EBOOK CONSIGLIATO
Attraversando la Sardegna

Sotto il promontorio di Capo Caccia, a 40 m di altezza, l’acqua assume un colore blu intenso. Troppo profondo per vedere il fondale, i raggi del sole penetrano la superficie e brillano sull’acqua, se punti verso il fondo e ti lasci alle spalle il cielo, c’è solo blu, soltanto blu e silenzio.

Sento solo il mio respiro e mi sento avvolta da un lenzuolo fresco e accogliente.

Non ci sono rumori sott’acqua, i piedi si distendono, le braccia si allargano per abbracciare l’immensità, nessuna distrazione, nessun pensiero, solo io e il mare.

L’acqua porta via le ansie e le preoccupazioni dell’inverno, lava via lo stress e ogni anno la magia si ripete.  Ricordo il tuffo di gioia che portava via un anno scolastico, ricordo il tuffo che mi ha liberata dall’angoscia dell’esame di maturità appena superato, dallo stress della laurea, dal ricordo di un amore finito o da un lutto improvviso.

Il tuffo ristoratore che ti libera dalle ansie dell’adolescenza, quando andare in barca con i propri genitori non è proprio cool, è lo stesso tuffo che ti fa riappacificare con la tua terra, che ti ha costretta ad emigrare in cerca di un lavoro.

Il mio mare è così, mi riaccoglie ogni volta che torno da un viaggio lontano, gli racconto il Brasile, Amsterdam, Parigi, Firenze e Milano. Lui lo sa, ogni volta che sono lontana la mente corre al suo blu intenso, all’odore intenso di sole e salsedine, il pensiero si rivolge al Gigante buono disteso sulla Riviera del Corallo.

Sembra che dorma il mio gigante, in realtà osserva in silenzio la città, gli algheresi litigiosi, i turisti irriverenti, gli innamorati che prendono il sole, osserva i pescatori che salpano i palamiti e i sub che esplorano le grotte. Penso a quante stagioni ho vissuto, protetta e osservata dal mio gigante e penso a quando gli presenterò i miei figli e anche loro potranno tuffarsi nel lenzuolo blu.

Mi manca il fiato, come quando ti risvegli dal sogno, devi  risalire e riprendere aria, il sole ti acceca, nuoti più veloce per guadagnare la superficie, riesci a distinguere i colori, il rosso acceso della  vela latina sopra la mia testa, distinguo chiaramente il nome “Estrella Marina” che mio padre ha dipinto sulla chiglia, ora distinguo nuovamente i rumori, le onde si infrangono sulla prua, la brezza fa ondeggiare il boma, intorno a me il vociare dei miei familiari, materassini, canotti e il salvagente arancio, quello che da quando avevo 5 anni continuiamo ad usare solo per fare il bagno (per fortuna). La pace è finita, risalgo in barca e tra schizzi e tuffi ricomincia un’altra Estate.

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