EBOOK CONSIGLIATO
Attraversando la Sardegna
Alessio Neri, Asterisk edizioni, Roma, 2012

Il Ciuf ciuf ciuf c’è mancato poco che non si sentisse davvero. Inseguivamo le acque del Flumendosa a bordo del Trenino verde sardo, ma al lago non ci siamo mai arrivati: in compenso, abbiamo vissuto una giornata indimenticabile.

Partiamo dalla stazione di Arbatax, frazione di Tortolì, tra i principali centri della provincia dell’Ogliastra. La stazione consiste in un binario a ridosso del porticciolo turistico: energia elettrica sulla linea ferrata neanche a parlarne. Il treno è composto di due vagoni passeggeri e un locomotore che trascina, a volte in maniera decisa e altre volte in maniera stanca e affannata, oltre un centinaio di passeggeri provenienti da diverse parti d’Europa e, scopriremo dopo, del mondo.

Ci sono gruppi di ragazzi e ragazze ma anche molte coppie con figli giovani. Tutti alla ricerca di alcuni dei più bei paesaggi sardi ma anche di un’ottima spanzata tipica.

Anche noi cercavamo qualcosa di simile. O forse no. Probabilmente anche. Ci muoveva la curiosità di scoprire un territorio così ricco di natura e frequentato da pochissimi esseri umani, in totale contraddizione con la bellezza della vista e con la semplicità offerta dai classici stili di vita dei piccoli borghi.

Volevamo andare a vedere le barche stile “Mississipi River” al grande lago artificiale sul fiume. L’ultimo giorno cambiamo idea e decidiamo di fermarci a Sadali. La fermata precedente rispetto a quella scelta: il cambio di programma è dovuto anche a Twitter. E si, perché sono stati alcuni cinguettii online a farci optare per questo delizioso borghetto. Abbiamo affidato la nostra curiosità al dialogo spontaneo online piuttosto che alle recensioni, troppe spesso vuote e riferibili a caratteri ed esperienze che non ci appartengono. @SilvanaR è il suo twittname: abbiamo avuto l’opportunità di incontrarla quasi per caso lungo la nostra passeggiata alla ricerca delle bellezze di questo piccolo centro, tra cui i recenti murales di Daniel Rossi. Abbiamo incontrato anche lui, in piazza mentre offrivano alla figlia un po’ dell’aria pura che si respira a queste latitudini.

Daniel è umbro: dopo essere arrivato da New York insieme a Silvana, inizia a dipingere i muri di Sadali dando nuova vita al paese in continuo spopolamento. Con lui arrivano anche altri artisti ed è per questo che mentre ci si aggira per i vicoletti, è possibile imbattersi in statue realizzate con materiali di scarto o installazioni di legno, dedicate ai pilastri culturali della zona: le maschere, la pastorizia, i maiali.

Sadali è il paese dell’acqua, madre di tutte le vite della terra. San Valentino è il suo patrono e il contesto lo testimonia: il paese, in effetti, si presta ad una gita romantica, dato il silenzio di molte sue vie e gli angoli caratteristici da cui è possibile ammirare migliaia di litri di acqua pura, sgorgare all’impazzata in piccole cascate che, nella piazza principale del centro storico, raggiungono anche l’altezza di 7 metri circa.

Le cascate di Sadali sono perfette location per dolci o languidi selfie!

Da non perdere il giro lungo la via dell’acqua, dove i muri trasudano l’elemento naturale più importante, ma anche la via dei poeti e le numerose fotografie d’epoca lungo i viottoli meritano un’attenzione approfondita.

La leggenda racconta che, scuotendo tre volte l’antica statuetta di San Valentino, si potesse trovare la compagna della vita. Purtroppo però la statuetta è ben custodita nell’altare della chiesetta principale del paese -l’unica incontrata durante tutta la passeggiata- e quindi non abbiamo avuto la possibilità di verificare.

L’atmosfera che si respira a Sadali è di quelle che ti pervadono di serenità. Il piccolo borgo dell’acqua ti impone di rallentare. E’ il luogo ideale per osservare le farfalle che, copiose, si fermano sui tanti fiori colorati nella via degli orti, o per sedersi a chiacchierare al fianco del mulino di San Valentino, proprio di lato alla cascata principale, nel centro storico del paese. Il tempo sembra scorrere lento tra i vicoli del centro storico: anche se si percepisce una reale spinta di rinnovamento grazie all’arte, alle strutture dell’albergo diffuso, ai manifesti delle attività estive, alle offerte di escursione alla scoperta della natura dei monti vicini. Il tutto, nel pieno rispetto della pace che solo luoghi così sanno offrire al visitatore curioso.

Il culmine della pace dei sensi lo abbiamo provato da Su Stori, ristorante tipico sardo che si trova in Piazza Venezia, in pieno centro. Il ristorante offre al visitatore un classico menù di leccornie sarde a 25€ ma noi per distinguerci -e anche perché volevano continuare la nostra gita- evitiamo il menu completo, concentrandoci su 2 primi da favola: culurgiones e malloreddus, entrambi al sugo.

Dopo l’ottimo pasto, ci dirigiamo verso la stazione dove abbiamo appuntamento con le guide dell’Ecomuseo. Andremo a visitare le Grotte Is Janas. Si tratta di grotte profonde circa 300 metri in cui la leggenda narra di 3 fate (Janas), rimaste pietrificate dentro gli umidi locali scavati nella roccia dall’acqua: la visione è suggestiva e davvero affascinante. Accompagnati dalla guida turistica, scopriamo gli attuali abitanti di questi luoghi, soprattutto pipistrelli, ma anche quelli di una volta: i pastori che, dentro queste rocce così accoglienti, trovavano rifugio nei lunghi inverni per loro e le loro greggi.

La giornata si chiude di nuovo a bordo del trenino verde. Questa volta in direzione Tortolì/Arbatax. In alcuni tratti del percorso, soprattutto vicino Lanusei, la linea dell’orizzonte non è più ondeggiante e verde, ma è diventata azzurra e lineare: è l’inconfondibile orizzonte marino. La stanchezza ci pervade un po’ e il viaggio sembra molto più lungo di quello di andata, quando si stava perennemente con il naso fuori dal finestrino ad ammirare i paesaggi di montagna, i boschi e i mille rivoli d’acqua spuntare da ogni angolo di roccia, con l’acqua che scorrendo veloce verso valle – sotto ogni ponte attraversato dalla locomotiva e dai suoi 2 vagoni un po’ sgangherati ma non troppo – disegna linee e percorsi naturali su cui è impossibile non fantasticare.

L’idea di rimanere molte ore su un treno che in alcuni tratti e su alcune curve si muove a passo d’uomo può sembrare un’impresa o, peggio ancora, una fatica. In realtà, i sedili del treno sono abbastanza comodi, il bagno è molto più efficiente di quello degli intercity che da Roma vanno verso il meridione, giusto per fare un esempio che mi riguarda da vicino. La possibilità di godere di paesaggi mozzafiato, di poter scattare decine e decine di fotografie e la facilità con cui si viene a contatto con altre persone a bordo, condividendo lo stupore e la curiosità di giungere a destinazione, fanno dimenticare le ore trascorse lungo il tragitto che, in realtà, diventa un viaggio nel viaggio stesso.

Sicuramente un’esperienza da provare e conservare sempre viva nella memoria!

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4 Risposte

  1. bepposimo
    bepposimo

    Grazie a questa bella recensione la nostra curiosità di avventurieri ci ha spinto a contattare la stazione di Mandas e programmare il nostro viaggio con il trenino verde con destinazione Sadali!
    Abbiamo trascorso una giornata incantevole in mezzo alla natura, non solo visitando le grotte di Janas ( grotte delle tre fate) ma anche nei boschi circostanti con sentieri segnalati, cascate, lecci e carpette al pascolo! Oltre che godere dell’ospitalità tipica dei sardi, un signore di sadali a cui abbiamo chiesto info, si è offerto di accompagnarci dal paese alle grotte!
    Torneremo sicuramente fermandoci in altre stazioni della linea Mandas-Arbatax, ci è stato consigliato di visitare Seui, ricco anch’esso di cascate e paradisi naturali.

    • Giusi
      Giusi

      Felice di essere stati fonte di ispirazione (sul trenino c’ero anche io!). Anche per noi la prossima gita sarà a Seui e dopo ancora ci piacerebbe arrivare fino al Flumendosa a fare un giro col mitico battello. Proprio oggi leggo di un deragliamento sulla linea… mi auguro che l’ARST decida di investire su questa tratta, così magica e fondamentale per il rilancio delle zone interne.

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