La Cagliari sotterranea, nascosta, quella più segreta, fatta di storie e di leggende del passato. È questa la Cagliari che abbiamo visitato grazie all’Associazione L’Isola che vorrei. Un’associazione culturale composta da giovani ragazzi, non solo sardi, che organizzano tour guidati, trekking e visite in tutta l’isola. Il progetto iniziale nacque anni fa (circa una decina, se non di più) a Pisa, per poi estendersi in tutta Italia.

L’ appuntamento di oggi è presso l’istituito dei Salesiani in viale Frà Ignazio. Qui, una volta registrati (bisognava aver prenotato prima, altrimenti non si poteva partecipare), iniziamo il tour. I gruppi sono composti da circa 30/40 persone, fra cui vi sono numerose famiglie con bimbi, tutti entusiasti di vedere una città diversa. Dopo una piccola premessa su come si svolgerà la giornata (il tour durerà circa 2/3 orette), da parte della nostra guida francese (che parla un perfetto italiano, anzi, devo dire che ha quasi la cadenza cagliaritana), iniziamo il nostro tour proprio visitando i sotterranei dell’istituto. La porticina di ingresso è piccolina e bassa, bisogna far attenzione alla testa; la luce fatica ad entrare ed inizia il buio, rotto dalla luce delle candele posizionate in maniera tale da seguire il sentiero.

Visita guidata ai sotterranei di Cagliari

Dopo aver sceso i primi gradini (vi sono due rampe di scale), ci fermiamo nell’andito per ascoltare la spiegazione. Lo scopo di questo sotterraneo era quello di rifugio antiaereo usato dalla popolazione cagliaritana durante i bombardamenti del 1943 che provocarono ingenti danni alla città di Cagliari. All’interno si trovano diversi spazi, fra cui una stanza dedita a cucina (con resti di utensili e stoviglie dell’epoca), un’altra piena con vecchie bottiglie di vetro. La popolazione viveva qui anche per diversi giorni. Quando i bombardamenti iniziavano potevano durare qualche ora, come giorni. Sul soffitto si possono osservare dei buchi dove venivano collocate delle lampade (una sorta di impianto elettrico). Continuando, notiamo delle specie di archi fatti in piccoli mattoncini rossi. Questi venivano costruiti per sorreggere meglio l’intera struttura. La guida ci fa notare che non veniva utilizzato cemento, perché di difficile reperibilità. Solo la prima parte del sotterraneo è costruito in cemento, tutto il resto è scavata nella roccia. In questo rifugio, vi sono due uscite: la prima che arriva alle cucine dell’Istituto, mentre la seconda porta al campetto da basket collocato dietro l’istituto stesso.

Continuiamo la nostra passeggiata in direzione Chiesa San Sepolcro, nel quartiere Marina. La giornata inizia ad annuvolarsi e anche a piovere leggermente. Prima di arrivare alla Chiesa, ci fermiamo un attimo sotto la statua di Carlo Felice, in modo da ricompattare il gruppo. Arriviamo presso la Chiesa, e smette di piovere, per fortuna. All’esterno della Chiesa, ci fermiamo per una spiegazione. Quello che oggi è il piazzale della Chiesa, era in passato il cimitero. Con il passare degli anni, però, ci si è accorti che ciò portava a numerose malattie, e così si costruì il cimitero di Bonaria (1829). La storia di questa Chiesa si lega ai Cavalieri Templari. Va detto che fu scoperta solo nel 1995 per caso, come avviene molte volte, a causa di problemi di infiltrazioni/umidità. La cripta infatti era piena di terra ed ossa umane. Il gioiello che si trova all’interno della Chiesa è la cripta. Prima di scendere, aspettiamo che un altro gruppo risalga. La Cripta ha due stanze voltate a botte, una più grande ed una più piccola. Quella più grande è decorata con la tecnica della tempera e carbone, e con disegni che ricordano delle tende, dei tendaggi. Sul soffitto è presente la figura della morte, che tiene in mano la falce con scritto: “Nemini Parco” (che letteralmente significa “non risparmio nessuno”).

Nell’altra mano tiene, invece, una clessidra che indica lo scorrere del tempo. Questa stanza era dedita allo svolgimento dei riti funebri per gli emarginati e i più poveri. Ciò avvenne grazie alla Confraternita del SS. Crocifisso. In passato, come è noto, solo i nobili, le persone ricche e benestanti potevano avere un degno rito funebre; il resto della popolazione invece no. Così con la Confraternita del SS. Crocifisso, anche il resto della popolazione avena un degno funerale. Nella stanza affianco, quella più piccola, invece venivano seppelliti sacerdoti e suore.

Usciamo dalla Chiesa di San Sepolcro e ci dirigiamo nel quartiere di Stampace, dove visitiamo la Chiesa di Sant’Anna e la Cripta di Santa Restituta. Inizialmente utilizzata dai punici per estrarre il calcare, poi in epoca romana vene usata come deposito di anfore, divenne poi luogo di culto e come riparo durante i bombardamenti. Questa cripta contiene un ambiente molto grande, dove si possono vedere un piccolo altare, dove vi è la statua marmorea di Santa Restituta e il resto di dipinti sui muri. Rimane però solo un piccolo pezzo che rappresenta San Giovanni Battista. E’ presente anche un altro piccolo reparto, dove si dice che la Santa impartisse lezioni di catechismo (schola Sanctae Restitutae). Alla sinistra delle scale, è presente un pezzo di una colonna in marmo attribuita al martirio della Santa. In passato si attribuirono tanti miracoli al solo toccare questa colonna: le donne che avessero toccato la colonna avrebbero trovato marito o sarebbero rimaste incinta. Pensate a quante ragazze e donne a scannarsi per toccare anche solamente sfiorare la colonna, successivamente la colonna assunse anche un altro potere: quello di far guarire i bambini con la febbre. Le donne dell’epoca avevamo notato che bimbi con la febbre vicino alla colonna guarivano. Addirittura si facevano rotolare gli stessi bimbi nudi vicino alla colonna. Il sacerdote ordinò che la colonna fosse murata e alla fine la chiesa fu sconsacrata.

Ci dirigiamo verso il carcere dove venne rinchiuso Sant’Efisio, ultima tappa del trekking urbano. Efisio era un condottiero romano, che si convertì al Cristianesimo. Fu così poco ben visto a quell’epoca. I suoi colleghi, venuto a sapere della sua conversione, lo fecero prigioniero. Gli diedero due possibilità: tornare a Roma con loro e cambiare idea, oppure morire. Sant’Efisio rifiutò e decise di morire. Qui si trovano le carceri in cui esso fu tenuto prigioniero, prima di essere portato a Nora prima per essere decapitato. Bisogna ricordare che Sant’Efisio, non è il patrono della città di Cagliari, ma è un martire a cui la popolazione è legata perché liberò la città dalla peste. Il patrono della città di Cagliari è San Saturnino che si festeggia il 30 Ottobre. All’interno delle carceri, a cui si accede scendendo una scalinata (si trova a 9 metri sotto il livello del mare), si può vedere un piccolo altare, ed una colonna alla quale sarebbe stato legato Sant’Efisio per subire la flagellazione. La colonna è chiusa all’interno di una specie di gabbia, dentro la quale si trovano rosari, immagini di Santi, monete.

Qui finisce, con un grande applauso per la nostra guida, la visita ai sotterranei di Cagliari.

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bepposimo

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1 risposta

  1. Pellegrino Villani

    La prossima volta che torno a Cagliari devo vedere i luoghi sotterranei descritti. A Napoli li ho visitati quasi Chiusi in Toscana ho visitato anche il labirinto di Porsenna, sotterraneo che si svolge sotto la città.

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