Secondo me, mettere le mani in pasta è una delle cose più divertenti che una persona possa fare. Sin da bambino aspettavo la domenica per assistere, e magari aiutare, mia nonna che con grande perizia metteva le mani in pasta. Non parliamo di truffe, magagne e clientelismo di sorta. Parlo proprio del mettere le mani in pasta.

L’antica arte dell’impasto!

Ho immaginato che avrei provato emozioni simili a quelle della mia infanzia appena ho saputo che per il tour #Sicilying avrebbero portato me e Margherita ad una lezione di cucina e posso confermare di averle provate per tutto il pomeriggio mentre la signora Pina con grande maestria ci metteva in riga ogni qual volta sbagliavamo nel corso della preparazione delle mitiche scacce.

signora pina lezione cucina siciliana val di noto

Signora Pina

A lezione di cucina siciliana

Cinque ore di lezione di cucina con un’insegnante poliglotta ed autentica come poche così come le sue gentilissime aiutanti in un luogo davvero meraviglioso.

Immersa nelle campagne ragusane, la farmhouse Le chiuse di Guadagna accoglie i suoi visitatori con una serenità che ha dell’incantevole. Chiacchierando con la famiglia che la gestisce, ci incuriosisce molto la sua storia, una di quelle che sempre di più sento in giro: una persona facoltosa che decide di mollare la sua professione invidiabile al nord per dedicarsi anima e corpo alla valorizzazione delle eccellenze della propria terra recuperando le antiche competenze dei nonni in un ottica moderna e accogliente.

Insomma dopo la visita a quel gioiello che è Scicli, una lezione di cucina siciliana tipica era il modo migliore per rendere unica questa esperienza in Sicilia, questo tour accompagnato da Sicilying si chiuderà col botto… soprattutto perché dopo 5 ore in cucina sarà nostro onere mangiare tutto quanto preparato.

Pancia mia… fatti capanna!

Bianco mangiare… tante mandorle, molto onore!

Alzi la mano chi oggi in cucina pesta qualcosa con gli antichi strumenti invece di infilare tutto in un frullatore, che in pochi secondi restituisce polverine di qualunque frutta secca, azzerandone spesso il profumo e la consistenza.

A Le Chiuse di Guadagna si pesta tutto a mano. Parliamo di mandorle che ridotte in farina trasformeremo in latte per poi farle diventare dei bianco mangiare. Una sorta di budino al latte di mandorla con forme e decorazioni davvero particolari grazie agli stampi che le nostre “docenti” ci hanno messo a disposizione portandoli da casa loro.

Polverizzare delle mandorle appena tostate sembra una cosa semplice ma in realtà richiede una certa muscolatura. Ognuno ha la sua tecnica ma c’è da sbattere parecchio e la precisione nel valutare la consistenza polverosa del risultato di tanto lavoro è fondamentale per ottenere un risultato ottimale. Noi quattro, insieme ad un curiosissimo turista olandese, seguiamo con attenzione le spiegazioni che applichiamo subito con abnegazione e fatica. Non è facile ma dopo vari confronti con il risultato del lavoro delle prof bene o male ci arriveremo; chi con più fatica, chi con meno ma alla fine le mandorle saranno tutte macinate a dovere. L’indolenzimento al braccio è solo passeggero e ci fa capire, se ancora ce ne fosse bisogno, che il lavoro manuale nelle cucine di qualche tempo fa non era cosa da poco.

Una volta macinate tutte le mandorle, la farina ricavata viene messa su uno straccio di lino, di quelli che, a detta delle nostre prof, “tutti hanno a casa” (su questo ho qualche dubbio…) altrimenti la farina non filtrerebbe bene il suo siero quando la immergeremo in un contenitore pieno d’acqua calda strizzandone il contenuto ed evitando di fare dei fori nel panno. Strizzare il panno bagnato dà una sensazione antistress notevole è ci fa subito recuperare la fatica della prima fase della preparazione.

Dopo un po’ di strizzamenti l’acqua diventa per magia una sorta di latte di mandorla cui vanno aggiunte un po’ di scorze di limone d’orto, rigorosamente non trattati chimicamente! I profumi nella cucina sono sempre più inebrianti e non è un’esagerazione dire che mi hanno riportato ad uno stato di vicinanza con la natura e la campagna che raramente vivo nella vita quotidiana cittadina.

Bagnati a dovere gli stampi (altrimenti i bianco mangiare si incolleranno…) si versa il latte di mandorla e si mettono a raffreddare in frigo per un po’ di ore.

relax agriturismo le chiuse di guadagna sicilia

Ricreazione

Giusto il tempo di pulire il tavolo e apparecchiarlo con i nuovi attrezzi di lavoro che la ricreazione finisce e si riparte con la lezione di cucina. Nel frattempo le chiacchiere ci fanno entrare sempre più in confidenza tra di noi e con le nostre docenti creando un clima sempre più divertente e amichevole.

Dalle mani in pasta alle scacce il passo è breve…

Eccoci giunti al pezzo forte dell’esperienza preparata per noi per farci scoprire gli aspetti più autentici di questo angolo di Sicilia.

Iniziamo a preparare le scacce. Non si fa in tempo a finire di ascoltare la teoria che già siamo immersi nella pratica. La cucina è un’attività immersiva e non esiste teoria senza pratica!

Tavolozze agghindate con montagne di farina di grano duro diventano in un batter d’occhio teatro di una delle attività più divertenti per ogni uomo. Farina, sale, olio, acqua calda e un pizzico di lievito e sotto con l’impasto. Impossibile per me capire quale consistenza sia quella giusta ma cerco di spolverare i miei ricordi sporchi di farina. Quelli in cui mia nonna nella cucina di casa preparava la pasta fresca o le pizze.

È davvero una bella sensazione quando l’impasto inizia ad assumere una consistenza morbidosa che non finiresti mai di stringere mentre i pezzetti di pasta ti si incollano tra le dita e ti vien voglia di mangiarli anche se non sono cotti!

Qualche defezione nella tecnica di impasto non ci impedisce di giungere al giusto livello di preparazione. Adesso la pasta dovrà essere lasciata a lievitare per un paio d’ore in una cesta di vimini coperta di teli di lino e da una coperta di lana pesante.

Nel frattempo ci dedicheremo allo studio dei ripieni:

  • cipuddata: salsa di pomodoro strabordante di cipolla
  • ricotta fresca e salciccia macinata
  • salsa di pomodoro con melanzane fritte

In un men che non si dica siamo pronti alla penultima fase della lavorazione. Le scacce sono dei rustici in cui la pasta è particolarmente sottile e assolutamente, così ci dice Pina, non deve avere dei buchi e nella sua stesura non deve presentare degli angoli, altrimenti poi la chiusura della pasta con il ripieno dentro risulterà sicuramente problematica.

Problemi che puntualmente si verificano. Anche se l’applicazione di noi “alunni” è massima, la maestria è un’altra cosa e noi ci divertiamo a scimmiottarla immaginando già come saranno i prodotti finiti del nostro lavoro. Enorme difficoltà la troverò nel chiudere i bordi nella maniera indicata da Pina ma alla fine in un modo o nell’altro ce la faremo!

Inondate le nostre scacce di ripieno, superate alcune fasi critiche con interventi delle prof degni di una sala operatoria, adesso la fame è davvero a mille.

È ora di mangiare quello che abbiamo cucinato

Abbiamo iniziato alle 16 e abbiamo finito di cucinare alle 21! Adesso le scacce sono in forno, e dopo una mezz’oretta incominciano ad essere sfornate. Il profumo della pasta fresca e dei condimenti ogni volta che il forno si apre invade la cucina e noi davvero non resistiamo più.

scacce pronte sfornate lezione cucina

le prime scacce vengono sfornate

Mangeremo quello che abbiamo preparato con le nostre mani in cinque ore di lezione/lavoro. Sembra cosa di poco conto ma è una pratica sempre meno diffusa nella vita di molti di noi e riscoprirla grazie ad un blog tour alla scoperta della Sicilia rurale è davvero un’esperienza!

Ci siamo, il tavolo è imbandito con tanti tipi diversi di scacce e con i nostri bianco mangiare pronti a fare da dessert ad una cena memorabile.

Chiude la serata un vino dolce alle mandorle che impone a me e Margherita di far tardi continuando a chiacchierare e vivere il più bel piacere di un pasto: la convivialità.

Credo che questa esperienza di cucina mi abbia voluto dire proprio questo: vivere la socialità in maniera lenta. Preparare con cura, minuziosamente, ogni cosa e poi mangiarla. Condividere queste azioni con altre persone mentre ci si conosce nel profondo.

Assaporare quello che si è preparato al 100% con le proprie mani è, a prescindere dal risultato finale, sempre più buono!

Non è vero compagne di blog tour? 🙂

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