Scilla e il pesce spada: una giornata a bordo del Patriarca 2° – #RicordoalMare

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Ore 8.00 – Siamo già in mezzo al mare da una mezzoretta. Sulla “coffa” (la cabina) in cima all’albero di 24 metri Giovanni dirige la spadara sulla costa davanti al porto di Scilla in direzione Favazzina.

Già una volta abbiamo navigato verso Reggio, portandoci davanti a Marina Grande. Sembra che la costa vada battuta ripetutamente a zig zag.

Francesco ci spiega che il pesce spada in questo periodo è in amore, passa dallo Stretto nella sua migrazione verso Sud, rasando la Costa Viola nel tratto tra Bagnara e Scilla. Quando risalirà, da metà luglio, passerà invece davanti alla costa di Ganzirri, ed è lì che le spadare batteranno in cerca del loro bottino.

La luce del mattino è spettacolare. I colori non sono ancora del tutto definiti, ma la giornata è nitida, solo non si scorgono le Eolie, ma si staglia a nord il promontorio di Sant’Elia, e poi dietro Capo Vaticano.

Adesso Francesco è in cima con suo cugino Giovanni. Mi domando quando avvisteranno il primo pesce spada. Incrociamo un’altra spadara. Si scorgono le gru del porto di Gioia Tauro. E poi barchette in mezzo al mare, e uccelli di non so che specie che di tanto in tanto passano volando quasi a pelo d’acqua.

A prua 3 componenti dell’equipaggio chiacchierano. E intanto, dalla coffa, decidono che giriamo di nuovo verso Scilla. Il sole già inizia a picchiare, in mezzo al mare lo senti molto diversamente che a terra. Francesco infatti mi ha raccomandato di mettere la protezione “sennò gambe e braccia stasera li puoi buttare”. Naturalmente non lo ascolto..

Francesco mi spiega che la sua famiglia fa questa pesca dal ‘500, e che questa pesca nasce all’epoca degli antichi greci. Questi coltivavano i terrazzamenti della costa viola, che erano autentici balconi sul mare. E da lì avvistarono i pesce spada e gli venne l’idea di catturarli. Le spadare, o passerelle, sono ad ogni modo un’invenzione relativamente recente, una cinquantina d’anni. Prima c’era la barchetta col palo che si può osservare nei video che si accompagnano a “lu pisci spada” di Modugno.

Che dire del paesaggio.. toglie il fiato.. Un marinaio, cappelluzzo di paglia in testa, inizia a chiacchierare con me.. quand’ecco che: VISTO!!! Il pesce è saltato a circa 500 metri da noi, e a me è saltato il cuore in gola. Dalla coffa hanno accelerato per portarsi nella zona. Ma non è detto che lo si ribecchi. Vediamo…

Intanto Fortunato, incaricato dell’arpione (in gergo “ferro”), per il si e per il no si porta in punta alla passerella. La passerella è lunga una trentina di metri, lo scafo una 16, totale 45 46 metri. Fortunato rientra, falso allarme.. Ma attendiamo.

Mi si spiega che il pesce è timido, ha paura, e mi si dice con un candore che mi colpisce tantissimo. Il marinaio non è un marinaio di professione, ha fatto il ferroviere, ma suo padre l’ha portato in barca da quando aveva 11 anni, e così, tutte le ferie, in barca, dietro al pesce spada. Filippo è questo signore che mi racconta che qualche volta hanno fatto arpionare pure lui. Gli domando dell’adrenalina e mi dice che si, all’inizio si sente, ma poi devi mantenerti calmo e lucido, che non è che stai facendo un delitto.

Se il pesce si avvista da molto lontano, si prova ad avvicinarsi prendendolo da dietro. Perché, se pur disturbato dalla barca, lui ha il collo che può girare solo di pochi gradi, quindi non può vedere dietro e dunque sapere a che distanza sarà chi proverà a colpirlo. Un vero e proprio gioco di strategia lo definisce Filippo.

Ore 9.30 – Continuiamo a navigare, stasera si piangerà per il sole che già sembrano le 2 a ferragosto.

Domando a Fortunato se si segna tutti i pesce spada che cattura. Mi dice che ogni volta è come la prima volta, che ogni pesce ha una storia a sé, è diverso dall’altro. Ma che non se li segna, non conserva una pinna o roba del genere tipo l’orecchio del toro il torero.

Non saprei dire se i colori sono più nitidi ora. Continua a esserci una certa bruma verso nord, anche se si vede chiaramente Bagnara e i contorni delle montagne.

Ci viene offerto del caffè: buonissimo! E’ stato preparato nella cabina (non cambusa, quella è sulle navi mi si specifica) dove c’è un cucinotto, semplice ma efficace. Attraverso una cordicina con carrucola si mandano viveri anche su, a 24 metri.

“Ci vuole pazienza” mi dice Fortunato. Ma io lo so già, con la pesca è così (che poi in fondo è la vita..). La brezzolina accarezza il viso, il mare è calmo e brillante. Ma noi siamo qui per il pesce spada! Arriverà, di sicuro. Ci vuole pazienza..

Le zone di pesca sono assegnate a sorteggio, un mesetto prima si stila un calendario che riparte le zone tra le barche che si cimentano in questa mitica pratica. Queste barche si chiamano passerelle, chiamarle spadare è improprio. La stagione inizia il primo maggio e finisce a fine agosto, qualche anno anche a settembre. Passerella e albero vengono dunque montati sulla barca all’uopo, nel resto dell’anno la barca si utilizza, senza i suoi due attributi pescespadaroli, per altri tipi di pesca.

A prua ci sono gli arpioni (o “ferri”) ma anche la fiocina. La fiocina si usa per pesce spada di più piccola taglia, 25/30 kg, o se si avvista qualche aguglia imperiale (ma questa più nel periodo quando si va a Ganzirri). Assisto invece alla preparazione di un arpione con doppia punta. Viene riposto a prua, non serve per il pesce spada , ma per qualche eventuale pesce luna.

L’arpione per il pesce spada è già pronto in punta alla passerella, in attesa di essere utilizzato. Chianalea dal mare è un quadretto da mettere in salone, le sue casette tutte addossate che finiscono nel mare, le finestrelle, il castello Ruffo che sovrasta dalla sua rocca.

I due arpioni in punta, dicevo, sono attaccati a due corde che camminano di lato alla passerella, penzoloni in dei gancetti posti ogni 4 5 metri, e le corde finiscono poi all’interno della barca, in due recipienti, uno sul lato destro e l’altro sul lato sinistro della prua, dove si raccolgono arrotolate, pronte a seguire il pesce nella sua disperata immersione una volta colpito.

Quanta corda si chiama il pesce spada? Dipende dal pesce. Noto che c’è molto rispetto dell’individualità di ogni esemplare. Non si parla per statistiche. Ogni pesce ha la sua storia. Ma per il momento, la storia dei pesci e la nostra non si incrociano. Dalle 2 a ferragosto generiche stiamo passando alle 2 a ferragosto in un parcheggio senza pensiline. Menomale che c’è sto venticello, sennò ci sarebbe da morire. Ma non oso pensare al mal di testa di stasera. Però il mare è fantastico.

Ore 11.15 – Abbiamo accelerato di nuovo. Devono aver avvistato il pesce saltare. Ma è ancora un falso allarme. Lo abbiano visto, ma è possibile che, il tempo di avvicinarsi, lui si sia di nuovo inabissato. Pare che da un paio di anni sia così, prima quando lo vedevi saltare, lo trovavi, ancora in superficie, più o meno dove lo avevi avvistato. Forse l’inquinamento.

Intanto abbiamo incrociato altre due barche che fanno la pesca di “circuizione”. Non hanno passerella, e l’albero è molto più basso. C’è comunque una persona in cima, che avvista ricciole, palamite, da catturare con la rete, chiudendole tra barca principale e barchino al seguito.

Ore 11.55 – Non sembra vero. Un’azione repentina. Senza urla disumane, tutto fatto senza uno sforzo in più del necessario e limitando anche al minimo i rischi. E il primo pesce spada di questa giornata di pesca è a bordo, sistemato, fermo (qualche impercettibile spasmo ma potrebbe essere il movimento della barca) davanti alla cabina, su due pedane di legno, un telo a coprirlo, bagnato con molte secchiate d’acqua, e ancora un tendaggio di fortuna a fargli ombra. Nemmeno mezz’ora fa la barca aveva accelerato, poi una frenata, quasi a motori spenti, a posizionarsi lì dove dalla coffa avevano individuato la preda. Intanto, in punta alla passerella, Fortunato imbraccia la fiocina.

Ma ecco, ore 12.07, l’azione si ripete.

Aguglia imperiale! In realtà c’è poco della spettacolarità o teatralità che ci si potrebbe figurare in un momento del genere. La qual cosa non significa che l’emozione non sia forte, molto forte. Ma, come dicevo, i movimenti, le parole, non si sprecano. Niente “lu vitti lu vitti”, niente apprezzamenti sulla taglia della preda, guasconerie varie. Tutto è essenziale. E chirurgico.

Domandi “ma non ci vuole tempo per prendere la mira?”

Ore 12.45 – E tre! Sarà spada o aguglia? Intanto questa volta qualche urlo in più c’è stato. Non si tratta di uno show, ma Fortunato era a prua mangiandosi un panino e l’ha dovuto mollare di colpo all’inizio della passerella. Ora sta già continuando a mangiare, ed ha anche già riarmato un altro arpione. E la preda? Ci dirigiamo a recuperarla e mi sa che è proprio pesce spada. A bordo gli uomini preparano secchi d’acqua.

Come per il primo pesce, mentre l’aguglia viene fatta salire direttamente a bordo, sbattendo tutta di qua e di là, brandendo il suo spadino molto meno pericoloso comunque di quello del pesce spada, anche questo spada, appunto, viene seguito da un barchino, che si tiene a poppa e che viene sceso in mare.

Ore 14.00 – Fa molto caldo. Cedo e mi metto un po’ di crema sul collo. Battiamo palmo a palmo il tratto di mare tra Chianalea e Favazzina. Adesso che il sole è alto, i colori sono più accesi sui monti di Favazzina, mentre Chianalea, per come esposta alla luce, appare un po’ più velata. Il mare, calmo fino a questo momento, comincia a incresparsi leggermente e grazie a Dio la brezzolina permette respirare.

Poco fa abbiamo recuperato una seppia con il coppo. Era morta da poco, i gabbiani le hanno mangiato la testa. Forse veniva da una rete. Tanto vale recuperarla, perché no? Arrostita è squisita o si userà come esca in qualche altra pesca.

Ricapitolando, bottino fino a questo momento: due pesci spada di una trentina di chili ciascuno, una aguglia imperiale di una ventina di chili (stima mia). E una seppia mangiucchiata.

Dicevamo di come i pesci spada vengono riportati a bordo. La cosa può variare da pesce a pesce. I due che abbiamo preso noi hanno lottato subito, pertanto si è preferito sfiancarli lasciandoli in acqua e seguendoli, attaccati alla loro corda, con il barchino sito a poppa che si mette in mare proprio per questa operazione. Nel barchino saltano 2 dell’equipaggio, e in una decina di minuti, intanto che si riarma l’arpione e si perlustra un altro po’ (e vedrò poi che i 10 minuti possono diventare molti di più), quelli del barchino fanno stancare il pesce. Una volta sfinito lo avvicinano al barchino e lo assicurano con un nodo scorrevole alla coda. Di modo che quando la passerella si riavvicina, lo si issa a bordo.

Una volta a bordo, il pesce va disarpionato, operazione che risulta abbastanza forte da vedere, visto che si possono osservare gli ultimi sussulti dell’animale nella sua lotta. Comunque, dicevamo, questa è una delle modalità di issarlo a bordo.

Un altro modo può essere che il pesce si provi ad issarlo direttamente, se il colpo infertogli lo ha tramortito a tal punto che il pesce non lotta. Questo non è avvenuto oggi, ma 2 giorni fa, per esempio, un pesce che sembrava non lottare è stato subito portato a bordo, e dopodiché ha ripreso foga e si è sbattuto tanto che si è rotto la spada contro i bordi della nave.

Una giornata quassopra è davvero stancante, anche se per il momento c’è generale moderata soddisfazione per la pesca sin qui realizzata. Anche se il sole va annebbiandomi.

16.20 – Dopo ore, forse lo spada più grosso. Compreso di urla “E’ pisci rossu!!!”. Il recupero avverrà col barchino, vediamo quando si stanca. Fortunato è letale. Chiacchieravamo sull’evoluzione delle passerelle, ma al grido di chi ha visto lo spada saltare si è fiondato in punta. La pesca è così; ore ad annoiarsi, forse fra un po’ si torna ed ecco che spunta il pesce più grosso della giornata.

Per 40 minuti è durata la lotta. Giovanni stima 80 kg, Carmelo 100 kg. Filippo dice 90 kg, lo avverto che prendo nota e vediamo chi indovina, allora ci tiene a precisare 1 o 2 chili in meno. Alla fine ci azzecca Giovanni, ad ogni modo, la preda più grossa della giornata.

E alle 17.20 stiamo facendo il nostro rientro sulla terra ferma, un po’ d’euforia, ma senza eccessi, forse semplice e comprensibile allegria per una giornata di lavoro conclusasi favorevolmente. Qualche foto, di rito (si diceva). L’odore del porto. Per oggi pare possa bastare così.

Grazie di cuore all’equipaggio per la bella giornata, l’ospitalità priva di fronzoli, e senza teatrate. Persone che son disposte a far conoscere il proprio antichissimo mestiere a chi ne sia incuriosito, ma senza edulcorare, ovattare o artefare nulla; aperte alla chiacchierata, ma con discrezione; gentili, ma decise (se intralci una manovra, beh scansati figliolo, e mi sembra pure giusto).

Esperienze da intenditori, ma assolutamente alla portata di tutti! A presto!

Per maggiori informazioni contatta Michele!

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