Sardegna e l’identità di pietra

EBOOK CONSIGLIATO
Attraversando la Sardegna
Alessio Neri, Asterisk edizioni, 2012, Roma

Ci sono pietre in Sardegna che raccontano di un’identità antichissima. Sono storie di nuraghes, santuari, templi, pozzi sacri, tombe dei giganti e case delle fate. Un patrimonio unico al mondo eppure ancora così poco conosciuto e fitto di misteri.

Si calcola che nell’isola ci siano più di 7000 insediamenti nuragici. Non solo le più note torri alte e maestose che dominano il panorama isolano ma anche santuari, necropoli, statue di pietra e manifatture in bronzo.

Quest’anno dopo tanto tempo alcuni tra i più importanti figli di questa civiltà sono stati esposti al pubblico al Museo archeologico di Cagliari e in parte nel piccolo museo di Cabras. Si tratta dei giganti di Mont’e Prama. Un complesso di decine di gigantesche sculture di pietra (la cui altezza varia tra i 2 e i 2,5 metri) scolpite a tutto tondo raffiguranti soldati dall’aspetto enigmatico, ritrovate 40 anni fa a Cabras. Le sculture risalgono all’VIII sec. a C, sono quindi tra le più antiche del bacino Mediterraneo successive solo a quelle egizie. Secondo alcuni studiosi le statue potevano essere state collocate a guardia del tempio di Sardus Pater, una divinità eponima, il padre di tutti i popoli della Sardegna nuragica.

A Barumini, in provincia di Cagliari, si trova il magnifico complesso di “Su Nuraxi“, il più grande nuraghe tuttora esistente circondato da un insediamento di capanne di pietra e ambienti dall’architettura imponente e complessa che sorge intorno al grande Nuraghe. La torre principale è alta 18.6 m e risale al XVIII secolo a.C.

Andando verso la provincia di Nuoro si incrociano l’affascinante insediamento nuragico di Tiscali nascosto all’interno dell’aspra montagna omonima nel comune di Oliena, il  santuario nuragico di Romanzesu a Bitti, la Tomba dei Giganti di S’Ena ‘e Thomes  antiche sepolture a Dorgali. Il nord Sardegna regala le affascinanti necropoli di Anghelu Ruiu ad Alghero e le Domus de Janas di Sant’Andrea Priu scavate nella roccia a Bonorva.

Da qualche mese quest’immenso patrimonio – troppo spesso non adeguatamente valorizzato e di rado supportato da investimenti in politiche di scavi archeologici e mantenimento – ha un nuovo alleato. Si tratta di NurNet, la rete dei nuraghi. Un progetto crowdsourced nato in rete con l’obiettivo di caratterizzare l’immagine della Sardegna sul suo patrimonio nuragico e attraverso di esso generare economia indotta creando e promuovendo attività collaterali a favore del territorio.

Il portale sta di fatto diventando un grande censimento del patrimonio archeologico e della cultura nuragica. Decine sono le foto e le storie postate quotidianamente dagli utenti attraverso i social. Il progetto comprende anche una campagna di crowd funding per realizzare gli arche itinerari e creare cultura anche attraverso l’istituzione di borse di studio che favoriscono lo studio e la conservazione del patrimonio indennitario archeologico dell’isola.

I monumenti sono geolocalizzati, ed è inoltre possibile adottare un nuraghe e così prendersene cura e impegnarsi a promuoverne la storia e a divulgare informazioni attraverso i social network.

Le pietre mute del passato antico alzano la voce grazie alla rete. Perché lo studio della storia ai tempi del digitale è partecipativo e virale.

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