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Finora sono stata in Sicilia solo una volta, per lavoro.

“Decisamente riprovevole”

mi dico ogni volta che ci penso, ripromettendomi di organizzare al più presto una bella vacanza nella terra della Trinacria.

Il mio viaggio è avvenuto alcuni anni fa. Partenza da Roma Fiumicino con un volo Alitalia e arrivo a Palermo Punta Raisi. Ricordo ettari di vigneti verdi da una parte e dall’altra della strada che dall’aeroporto mi ha condotta, in poco più di un’ora, alla destinazione finale del viaggio: l’estremità più occidentale della Sicilia, Marsala. Una breve guida stampata dal web mi accompagna lungo il tragitto; faccio a mala pena in tempo a leggere la storia della città.

“Marsala fu fondata dagli abitanti di una colonia fenicio-punica… fuggiti dall’isola di San Pantaleo, perchè invasa da Dionisio, tiranno di Siracusa…”

Origine interessante, penso. L’antico nome della città è Lilybeo e i suoi resti si trovano ancora oggi nel centro di Marsala. Non vedo l’ora di ritagliarmi un po’ di tempo per vederli. Gli arabi, nel VIII secolo, l’hanno ribattezzata col nome Marsa Allah che significa Porto di Dio (secondo alcuni Marsa Alì, Porto di Alì).

Marsala

Il Grand Hotel Palace, sul lungomare Mediterraneo è estremamente elegante e confortevole; è dotato di un’invitante piscina esterna, oggetto dei miei desideri, purtroppo frenati dal senso del dovere. La frenesia e lo stress del lavoro, concentrato in pochi giorni, per fortuna sono compensate da due momenti della giornata estremamente piacevoli: la mattina presto e la sera.

La colazione alle ore 7 non la scorderò mai, mi delizia con i dolci più dolci che abbia mai mangiato: cassate glassate e colorate, crostate di ricotta e frutta fresca, biscotti, dolci secchi e altre prelibatezze. Da nessun’altra parte sono riuscita a mangiare tutto quello zucchero in un unico pasto. È fine agosto, e il caldo estivo si fa ben sentire per le vie cittadine, anche la sera. Ed è proprio la sera il momento più eccitante della giornata, quello in cui si mette da parte la stanchezza della giornata, si libera la mente e si va in esplorazione. Gli alberi delle tante barche a vela, ormeggiate al molo, al di là del lungomare, poco dopo le 20:30 sono appena illuminati dai lampioni posti al di qua della strada. Mi fermo a guardarli per qualche istante: ho davanti a me un acquerello dipinto in blu acciaio e ceruleo, continuamente ritoccati per assumere tonalità via via più scure. A venti minuti di navigazione in quel blu: le Egadi. Percorro il lungomare per un quarto d’ora e m’inoltro, cartina alla mano, verso destra, in un intrico di viuzze che mi conducono al cuore della città. Il centro di Marsala è racchiuso da una cinta muraria e quattro bastioni del Cinquecento; vi si può accedere attraverso Porta Garibaldi su cui sono affisse due targhe, una a sinistra e una a destra dell’ingresso, che ricordano lo sbarco di Garibaldi e dei Mille, avvenuto l’11 maggio 1860. Il centro di Marsala è un tesoro architettonico formato da splendidi palazzi in stile barocco, come la Chiesa Madre e la Chiesa del Purgatorio. Su piazza Loggia c’è anche il bellissimo Palazzo VII Aprile, con i suoi due ordini di serliane e la torre centrale con la campana e l’orologio, iniziato nel XV secolo e ultimato a metà del 1700, oggi sede del Consiglio Comunale. Peccato non poterli visitare all’interno. Nelle sere estive, il centro brulica di turisti che si mischiano ai marsalesi nei locali trendy e passeggiando per le stradine illuminate da lampioni che emettono una luce tanto calda da far sembrare di un ambra intenso gli splendidi edifici in calcarenite.Marsala

A caso scelgo un ristorante, di cui non ricordo più il nome. Ceno all’aperto, in un viottolo pedonale. Per la prima volta assaggio il cous cous di pesce, insolito, gustoso. Non posso concludere la cena senza un bicchiere di marsala, vino scoperto nel 1773 da John Woodhouse, mercante di Liverpool che, a causa di una tempesta, è approdato a Marsala, ha provato il vino locale che gli è piaciuto a tal punto da convincerlo a spedirne un po’ in Inghilterra, aggiungendo dell’acqua vite di vino per conservarlo meglio durante il trasporto. Da quel momento è nata la fortuna di Marsala, che ancora oggi l’accompagna. Ma ahimè, in pochi giorni il mio lavoro termina e non ho più molto da raccontare, a parte che l’ultimo giorno riesco a dedicarmi un’oretta di relax nella splendida piscina dell’hotel, prima di un’ultima passeggiata per le viuzze del centro. Il giorno dopo saluto Marsala all’alba e mi avvio verso l’aeroporto Falcone Borsellino. Col trascorrere degli anni, solo i ricordi indelebili riaffiorano alla mente, e io al momento sento di averne ben pochi della Sicilia. Credo proprio sia giunta l’ora di riandarci, stavolta però, in vacanza.

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