Roma: a piedi alla scoperta della storia di Testaccio

Il 2 marzo 2014 è domenica. La sveglia “presto” la domenica mattina è valida solo per gite ed escursioni come in questo caso, altrimenti non nego che adoro rimanermene tra le coperte. Oggi mi aspetta una bella passeggiata alla scoperta della storia di Testaccio, storico quartiere popolare di Roma Capitale.

Ad accompagnarci in questo giro ci sarà Irene, testaccina doc e sociologa esperta di fenomeni di rigenerazione urbana e gentrification. Andare alla scoperta di un quartiere la cui storia è estremamente contemporanea accompagnati da una persona così esperta come lei è davvero un piacere. Non per niente le abbiamo chiesto di mettere in palio per il gioco della community di Gente in viaggio una sua passeggiata in questi luoghi. Ci sembra il modo migliore per scoprire delle aree urbane così affascinanti.

Unica pecca della passeggiata è la pioggia battente che talvolta impedisce al gruppetto di soffermarsi ad approfondire dei particolari dando sfogo alla curiosità di tutti i presenti.

Quella di testaccio è la storia di un sogno interrotto“. Esordisce così Irene all’inizio del percorso che parte dall’ingresso del museo MACRO Testaccio. Questo ai tempi dell’unità d’Italia doveva diventare il quartiere industriale della capitale. Una campagna, all’interno delle mura aureliane, che poteva accogliere tutto il disagio della trasformazione industriale della città e i suoi operai.

E’ per questo che la narrazione della storia di Testaccio parte proprio dal MACRO, un museo installato all’interno del vecchio mattatoio. Una struttura immensa che generò un’indotto enorme quando venne costruito e attivato negli ultimi decenni del 1800.

Neanche partiamo che dobbiamo fermarci a ricordare una vecchia locanda dove i lavoratori del mattatoio si consumavano a scommesse. Ben più romantica è invece la storia della “cabina dei ragionieri”. Ovvero quella piccola struttura circolare all’interno del campo boario ormai devastata dal degrado. Lì dentro i ragionieri del mattatoio decidevano i prezzi delle merci. Nel pomeriggio e la sera diventava ritrovo dei giovani del quartiere che bevevano vino e si innamoravano.

Molto particolare è la storia del Monte Testaccio. A detta della nostra accompagnatrice è possibile visitare la collina – che è anche un incredibile documento a cielo aperto per la storia del commercio dell’antica Roma – pochissimi giorni l’anno. Il Monte dei Cocci è formata dai pezzi delle anfore di terracotta attraverso le quali venivano trasportati olio e vino provenienti dall’Etiopia e dall’Andalusia. Ogni anno da settembre a novembre team di archeologi spagnoli studiano questi resti.

La passeggiata storica prosegue uscendo dal rione testaccio, passando per gli archi delle mura aureliane in direzione di via del porto fluviale. Peccato non poter visitare il Cimitero Monumentale Acattolico dove sono sepolti alcuni dei più grandi scrittori e artisti europei protestanti che morirono a Roma, ma anche personalità del calibro di Gramsci.

In via del porto fluviale entriamo nell’edificio occupato da numerosi nuclei familiari la cui enorme facciata è interamente dipinta dallo street artist Blu. La struttura anche al suo interno conserva il suo fascino. Infatti è proprio da qui che inizia il percorso di archeologia industriale del quartiere. Ed è qui, nei paraggi, che l’ex sindaco di Roma Ernesto Nathan (1907-1913) ha lasciato alcuni dei più importanti “prodotti” della sua amministrazione: la Centrale elettrica Montemartini (adesso adibita a museo, ma ancora attivabile in caso di emergenze democratiche visto che le sue turbine hanno il compito di illuminare Palazzo Madama e Montecitorio), i Mercati e i Magazzini generali. Nathan viene ricordato soprattutto perché fu il sindaco che indisse il referendum che portò i romani a imporre la municipalizzazione i servizi essenziali e alla diffusione dei mercati rionali che fino ad allora erano abusivi.

Viene un po’ di tristezza pensare a come siano ridotti adesso e di come, in alcuni casi, il degrado causato dalle ultime amministrazioni comunali sia così ben evidente anche in una passeggiata piacevole come questa. Mi riferisco, per esempio al ponte della Scienza o al Teatro India. Due strutture realizzate e abbandonate all’ombra del Gazometro diventato famoso per le notti bianche veltroniane.

La passeggiata continua sul lungotevere Gassman nel “retro” del quartiere Marconi fino ad arrivare al famoso “Ponte di Ferro” che congiunge l’area di Testaccio-Ostiense con Marconi appunto. Nascostissima in un angolino è possibile vedere una lapide che ricorda l’omicidio di dieci donne testaccine durante il fascismo. In questa zona ai tempi insistevano numerosi mulini e granai e il pane era razionato per il popolo. A volte gruppi di donne di Testaccio saccheggiavano questi granai per poter soddisfare la propria fame e quella dei propri figli. La lapide ricorda l’omicidio di dieci di loro tradite da un uomo che che lavorava in uno di questi granai e che doveva essere loro complice ma che invece si vendette la soffiata ai tedeschi.

Brutti ricordi della storia di Testaccio e di tutta Roma ma assolutamente affascinanti se osservati dal punto di vista della caparbietà della popolazione del primo vero quartiere operaio della città.

Ti piacerebbe conoscere meglio la storia di Testaccio?

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3 Risposte

  1. nuccia

    A proposito di ricordi , ora che l’ex Mattatoio è un bellissimo Museo, voglio raccontare di quando non era più un mattatoio funzionante ma non era ancora un museo e lo si poteva affittare per arti varie. Ed in effetti la nostra compagnia di teatro (faccio teatro da 17 anni) ha avuto modo di fare le prove proprio lì dentro dove c’erano ancora i ganci appesi delle carni. Atmosfera particolarissima devo dire che mi accompagna ogni volta che ora entro al Macro a vedere una mostra.

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