Le Persefoni di Bova, un benvenuto pagano alla Pasqua

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Bergamotto Una miniera d’oro verde
Carmelo Spanti, Asterisk edizioni, Roma, 2013

Risale alla notte dei tempi il costume di “costruire”, con i frutti della natura primaverile, delle statuette a forma di donna che simboleggiano la ricchezza della terra e di madre natura. L’usanza, dalle evidenti radici pagane, rientra adesso all’interno dei festeggiamenti della pasqua cattolica di Bova, in Calabria.

Durante la domenica delle palme un corteo di abitanti del paese porta per le vie del borgo, in un clima di festa, le statue delle Persefoni (dette anche Parme) realizzate con rami di ulivo, foglie e frutti di piante di stagione raccolti nei campi circostanti.

Dopo aver fatto il giro del paese per essere viste da tutti gli astanti, le Parme vengono benedette dal parroco della chiesa di San Rocco per poi essere portate nella piazza antistante il municipio, smontate e spogliate di tutte le loro ricchezze che vengono distribuite ai presenti. Si tratta di un modo del tutto unico e singolare per simboleggiare l’attaccamento alla terra, ai suoi frutti e alle sue ricchezze che non sono proprietà di alcuno ma che vanno condivise.

Ogni anno, in questa occasione l’antico borgo di Bova viene invaso da credenti, curiosi, fotografi, antropologi e documentaristi che assistono e cercano di raccontare un rito tanto misterioso quanto affascinante che non ha eguali in zona e neanche in altri angoli del paese. La processione delle Persefoni di Bova racchiude in se il connubio tra cristiano e pagano che trova tutti d’accordo nell’adorazione dei frutti della terra e nel vedere nell’immagine della donna il simbolo principale di questa ricchezza.

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