“Banditi dal giardino per antonomasia, siamo entrati da banditi nel paesaggio e da allora non abbiamo smesso di farne luogo di perdizione, di danni irreparabili, di rovine materiali e spirituali”.
[…]
“L’esperienza del paesaggio esprime il nostro modo di vivere sulla terra e ci permette di pensare all’infinito contemplando il finito (anche nel significato di compiuto) e da questo sguardo non ne siamo solo rinfrancati ma anche tormentati e sconvolti, consapevoli di una incolmabile distanza tra noi e la natura da cui ci sentiamo da sempre e per sempre separati.”

Cristiana Collu

Perduti-nel-Paesaggio-Mart

Perduti nel paesaggio/Lost in landscape è un grande progetto espositivo curato da Gerardo Mosquera e allestito da Giovanni Maria Filindeu presso il Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. Questa mostra in particolare è visitabile presso il centro di Rovereto e comprende le opere di oltre 60 artisti: 170 fotografie, 84 opere pittoriche, 10 video e 4 video-installazioni, 4 installazioni, 4 interventi context specific, 1 progetto web specific e 1 libro d’artista.

Si tratta di un’attrattiva imperdibile per chi come me sta seguendo tutte le iniziative proposte da Aboca nell’ambito di “A seminar la buona pianta” e, in generale, per chi si troverà a passare in Trentino fino al 31 agosto.

La mostra si apre con la prima fotografia completa dell’universo scattata  nel 2010 dal telescopio satellitare Planck. Questa immagine, nel grande salone di apertura è affiancata all’antico Disco Celeste di Nebra (1.600 a.C.) che è la prima rappresentazione conosciuta “dell’universo”.

Rovereto_MostraPerduti nel paesaggio si snoda lungo le due ali del secondo piano del museo offrendo al visitatore un’esperienza davvero avvolgente e coinvolgente. Perché no, anche partecipativa. Infatti, il MART offre ai suoi visitatori una rete wi-fi libera e accessibile e invoglia a scattare e condividere foto e video con smartphone e tablet. Tramite l’accesso alla rete i visitatori possono scaricare gratuitamente l’audioguida oppure ascoltare una playlist su spotify pensata esclusivamente per la fruizione della mostra. E’ anche possibile interagire direttamente con una delle opere d’arte esposte. Un progetto web di Simon Faithfull che aggirandosi per la mostra produce immagini e tweet condiviso con l’hashtag #perdutinelpaesaggio che appaiono in continuo aggiornamento su uno schermo nel bel mezzo dell’esposizione.

L’obiettivo, a mio avviso ben riuscito, della mostra è quello di esplorare in maniera approfondita il senso e il significato del paesaggio non solo inteso come significante di ciò che circonda l’uomo ma anche come vero e proprio strumento di comunicazione. Uno strumento che, per dirla con le parole di Mosquera, “sia la percezione di un determinato luogo, sia la sua rappresentazione”. Dunque il paesaggio diventa altro rispetto ad un genere artistico praticato sin dalla notte dei tempi ma le sue declinazioni naturali e urbane – proposte da decine di artisti provenienti da tutto il mondo – diventano strumento, al contempo soggetto e oggetto, delle riflessioni del visitatore accorto. Il paesaggio va sempre intesto come inseparabile dall’uomo che funge da principale attore (o acceleratore) della trasformazione di ogni paesaggio. E’ in quest’ottica che è necessario aprire una discussione sulla necessità di comprendere appieno quali siano gli equilibri che mettono in corretta relazione gli uomini con il loro ambiente.

Questa discussione è stimolata dalla varietà dei linguaggi artistici proposti lungo il percorso espositivo. Immagini surreali, mappe, paesaggi urbani e lunari si sommano in una mostra che esplora la dialettica tra distanza e appartenenza e costruisce messaggi, innesca esperienze, propone indagini.

A tal proposito trovo encomiabile l’iniziativa “Paesaggi ritrovati“. Correlata alla mostra il MART desidera coinvolgere le community web e quelle impegnate nella difesa dell’ambiente a raccontare le buone pratiche di ricostruzione, di responsabilità e amore per il paesaggio proprio nella penisola dove abusivismo e abbandono edilizio la fanno da padrone. Il MART invita il suo pubblico a postare su Twitter e Instagram (#perdutinelpaesaggio, @martmuseum, @mart_museum) le foto dei luoghi riscattati, conquistati o resi accessibili da singoli cittadini, gruppi, collettivi e associazioni.

Immagini, storie ed esperienze verranno rilanciate dagli account social del Museo e alcune immagini potranno essere selezionate e andare a finire in un ebook gratuito che racconta l’Italia che cambia, scaricabile dal sito web del MART e dal sito di Re.Al Service, sponsor dell’iniziativa.

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