Se fossi un turista straniero che viene per la prima volta in Maremma toscana, probabilmente, ne impazzirei: non riesco a immaginare un luogo che, più di questo, assomigli alle cartoline dell’Italia nel mondo, che possa presentarsi come scenario migliore per un film hollywoodiano ambientato in Italia.

Pitigliano, Sovana, Massa Marittima, Magliano: borghi con la b maiuscola che punteggiano questa campagna sterminata e soleggiata, a tratti arida ma non afosa, con vigneti, casolari chic, pendii ricoperti di olivi e viali alberati di cipressi. Sono turistici, non troppo economici, ben consapevoli del loro fascino, ma in qualche modo mantengono intatta un’aurea autoctona e spontanea. A Capalbio, le mura di cinta da cui mi affaccio su questa immensa terra chiamata Maremma stendersi fino al mare, sono in un vicolo, con tanto di indirizzo e numero civico, su cui si aprono le porte delle case. A Sovana ci sono più ristoranti che persone, eppure qualche vecchio si aggira per la brulla piazza del paese in tutta naturalezza, e il turista diventa l’intruso. A Pitigliano, lungo il labirinto di viuzze di tufo passano le api e le vespe (non gli insetti, ma i veicoli), gioia per i turisti con fotocamere, ma veri e proprio mezzi di locomozione.

L’entroterra maremmano è quindi estremamente suggestivo: un borgo vale l’altro eppure ognuno ha le sue peculiarità, e comunque sia non ci si stanca facilmente di starci, percorrendoli avanti e indietro, entrando nelle fresche chiese, notando qualche vaso particolare fuori dalle case, qualche balcone, qualche anfratto. Il più scenografico è, a mio avviso, senza alcun dubbio Pitigliano, che chiamano la “piccola Gerusalemme” e che, appunto, oltre alla posizione ad effetto che lo vede in bilico su una rupe immersa nei boschi, presenta un interessantissimo museo ebraico a rammentare la storia degli ebrei di questo paese di tufo. Eppure Sovana, a pochi chilometri, minuscola e silenziosa, conserva un’aurea più particolare, tanto che ci si ritrova quasi ad essere spinti a parlare a voce bassa. O infine Roccalbegna, abbarbicata nell’entroterra, incastrata tra alte rupi, in cui ci si arriva perdendosi, ferma nel tempo, con un alimentari, un fiume che la attraversa, con i panni stesi su un belvedere e una signora che, malinconica, racconta come sia disabitata d’inverno e ormai anche d’estate le persiane delle case siano quasi tutte sbarrate.

Il famoso Argentario è forse un posto a sé, ma la delusione è forte quando ci si rende conto che il posto, di suo selvaggio e unico, è deturpato da turisti indiavolati che sulla bella spiaggia della Duna Feniglia lasciano al seguito cimiteri di plastica e rifiuti, e che proprio per questo i costi siano molto alti. Il campeggio, tuttavia, è una soluzione molto economica, una buona base per chi con l’auto voglia perdersi nell’entroterra, e riserva una sorpresa: all’imbrunire nel bosco compaiano daini e cinghiali, riservati ma non troppo timidi.

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