La partenza dalla Victoria Coach Station forse non corrisponde esattamente all’atmosfera in cui nacquero “I racconti di Canterbury” scritti da Geoffrey Chaucher nel quattordicesimo secolo d.C. Certo è che – anche se sono passati più di seicento anni – la nostra partenza in qualche modo è stata influenzata da questi scritti.

In primo luogo perché la sera prima abbiamo scaricato sul nostro kindle l’ebook gratuito in lingua originale. In realtà non ne abbiamo letto neanche una riga a causa dell’ostico inglese antico, ma portarlo sempre con se nell’ereader fa sempre una bella figura.

In secondo luogo, la notte prima di partire per il nostro weekend nel Kent abbiamo deciso di documentarci per via cinematografica guardando il bellissimo film di Pasolini “I racconti di Canterbury” che è possibile trovare per intero su Youtube e che vi propongo e invito a guardare direttamente qui senza perdere altro tempo.

I racconti e le descrizioni dei personaggi così magistralmente rappresentati dal film del regista italiano, non ci hanno dato alcuna informazione sul vento freddo e pungente che taglia in due l’aria della bella cittadina del sud est inglese.

Forse, però, quei personaggi rivivono nei numerosi fattoni e soggettoni sui generis che si trovano ai lati delle vie principali (e non solo) di Canterbury, nel cuore del Kent.

Primo impatto con Canterbury

Da Londra ci vogliono circa due ore di pullman (National Express, 27 pound per due persone A/R) per giungere all’organizzatissima bus station nel pieno centro di Canterbury. Il nostro alberghetto si trovava esattamente all’opposto rispetto al centro cittadino che, comunque, si attraversa in meno di 10 minuti lungo una via pedonale ricca di negozi: brand famosi, ristoranti internazionali e catene di sale da tè e caffè.

Il “The Falstaff” si trova proprio fuori la porta medievale “West gate” ed è l’erede moderno di una storica locanda medievale che accoglieva pellegrini da tutta Europa in visita alla più che rinomata cattedrale. La nostra stanza è abbastanza ampia e accogliente. Altrettanto accogliente il personale alla reception. Nei giorni successivi avremo modo di scoprire anche una fantastica colazione a buffet, decisamente punto forte della struttura oltre alla posizione strategica in pieno centro. Non è il posto più caro della terra ma Canterbury è una cittadina sorprendentemente turistica e non è facile trovare accomodation economiche se non si prenota mesi prima.

Del corso principale ho già detto. E’ un passaggio obbligato e credo che in 3 giorni di permanenza l’avremo attraversato decine e decine di volte. Tutta la vita sociale del luogo si svolge lungo questa strada pedonale e nelle traversine ai suoi lati. Per trovare del materiale turistico informativo è necessario recarsi presso la biblioteca comunale all’interno della quale troverete una mostra permanente di pittura il cui tema unico è la vita rurale. Ritratti di vacche e cavalli la fanno da padrone. La ragazza che dovrebbe darci delle informazioni sembra catapultata lì da un altro pianeta, ma per fortuna la produzione di materiale informativo è talmente vasta che si può fare a meno dell’ufficio informazioni in carne e ossa, soprattutto se non ha consigli da offrire.

Canterbury e le sue attrazioni turistiche

I nostri racconti di Canterbury non potevano prescindere assolutamente da una tappa alla Cattedrale. La maestosità dell’architettura gotica val bene gli 8,50 pound dell’ingresso. La chiesa fu fondata da Agostino di Canterbury. Un monaco romano inviato da papa Gregorio nel 597 d.C. con l’obiettivo di convertire le popolazioni pagane del sud dell’isola inglese. Al primo tentativo l’evangelizzatore, giunto a metà del percorso in Francia, pensò bene di tornare indietro perché spaventato dai terribili racconti ascoltati riguardo le barbare popolazioni d’oltremanica. Tornato a Roma il papa trovò il modo giusto per convincerlo e lo rimandò in missione, questa volta con successo. Il buon Agostino (che è diverso, anche se omonimo, dal Sant’Agostino che ben conosciamo noi italiani) riuscì nel suo intento di diffondere il vangelo costruendo una delle installazioni cattoliche più importanti d’Inghilterra e iniziando la costruzione di quella che poi sarebbe diventata l’attuale cattedrale, meta di pellegrinaggio dei cristiani di mezzo mondo.

Sei andato a vedere la tomba di Thomas Becket?“, è stata la domanda di mia madre al telefono. “Certo“, la mia laconica risposta. Infatti, la cattedrale di Canterbury è diventata arcinota nel mondo per l’omicidio del primo arcivescovo che vi si insediò, Becket appunto. Questi nei secoli a venire divenne un martire perchè assassinato da un sicario di re Henry II proprio all’interno della cattedrale. C’è chi dice che sia stato un fraintendimento, cioè che il re fosse solo seccato dall’intraprendenza politica di questo arcivescovo e che il desiderio di ucciderlo fosse frutto di un momento di “giramento” mal interpretato da qualcuno dei suoi consiglieri che ordinò l’omicidio ad un sicario. Esattamente sul punto in cui avvenne l’omicidio è posta una lapide che ricorda la visita ufficiale, con relativo momento di preghiera, dell’ex papa Giovanni Paolo II.

La Cattedrale di Canterbury costituisce la parte principale di un ampio e complesso sito di altissimo interesse storico e culturale che fa parte del patrimonio mondiale dell’Unesco. Oltre a tutta l’area della Cattedrale, il sito comprende la St. Agustine Abbey. Si tratta delle rovine dell’antico monastero che ospitò l’Agostino inviato da papa Gregorio e che fece diventare la cittadina del Kent quello che è oggi: una meta di pellegrinaggio per tutti i cristiani del globo. Le rovine si trovano all’interno di un piccolo parco ben curato e attrezzato con numerose bacheche informative. Una cosa che mi ha colpito molto, credo anche per via del mio lavoro di editore, è stato sapere che questa abbazia era uno dei principali centri di produzione libraria dei primi anni del secondo millennio. Quando questo luogo era ancora attivo conservava 1900 volumi scritti a mano dai monaci benedettini che ci vivevano. Un lavoro incredibile se ci pensate bene. Molto meno degno di nota è il piccolo museo che si trova all’ingresso del sito e dal quale è obbligatorio transitare. Offre qualche informazione interessante per scoprire la storia dell’abbazia e poco altro.

Dopo questo tuffo nella storia del cristianesimo, torniamo al nostro rozzo medioevo popolare segnalando l’ultima delle attrazioni turistiche degne di nota di questi nostri nuovi racconti di Canterbury. Si tratta, guarda un po’, di un percorso che qualcuno potrebbe definire “esperenziale” attraverso cui alcuni simpatici giovani del luogo vestiti in costumi d’epoca ricostruiscono alcune delle storie raccolte da Chaucer nella sua celebre opera. Una sorta di museo delle cere mobili che ti immergono in cinque storie dal contenuto altamente medievale. Sarà la rozzezza e la semplicità delle situazioni ma devo dire che l’atmosfera grottesca di queste storie mi è proprio piaciuta.

Mangiare a Canterbury

Dopo le miniguide su dove mangiare a Londra e a Bologna scritte di mio pugno forse vi sarete chiesti come mai ancora non ho accennato al cibo, mia grande passione. Eccovi immediatamente smentiti. I miei racconti di Canterbury non avrebbero mai potuto prescindere da una sana, corretta (?!?!) e moderata curiosità alimentare.

Il primo impatto del nostro palato con il cibo del Kent è avvenuto da La Trappiste Bar. Più che la bandiera belga in vetrina, ci hanno convinto ad entrare delle bellissime pagnotte esposte di lato all’ingresso principale e l’inconfondibile odore del pane caldo. Erano le 11.30 della mattina e noi eravamo già morti di fame essendoci lasciati alle spalle la colazione già da ben più di 4 ore… Il risultato è stato, dal mio punto di vista, sconcertante. Abbiamo mangiato pietanze della tipica colazione all’inglese. Tutto molto buono, bisogna dirlo; a me, però, questa specie di bistrot rimarrà sempre impresso per la quantità impressionante di uova mangiate in un unico pasto. Non avevo mai osato tanto e infatti le conseguenze per il mio organismo furono evidenti qualche ora più tardi.

La prima sera a cena abbiamo deciso di rimanere sul delicato e leggero data la stanchezza dovuta ad un’intensa giornata di scoperte e camminate. Ci siamo quindi recati, su consiglio dell’omino della reception dell’albergo, al Café des amis. A totale dispetto del nome si tratta di un buon ristorantino messicano immediatamente fuori la west gate, in fondo alla via principale di Canterbury. Per quanto riguarda me, non segnalo un particolare burrito ma devo dire che la torta di cioccolato e mandorle con due differenti gusti di gelato sopra non me la scorderò facilmente. La spesa pro-capite è stata assolutamente accessibile per i canoni del luogo. Comprese le bevande, abbiamo speso circa 20 pound a testa.

Di tutt’altro tenore è invece l’Olive Grove, ristorante mediterraneo (si spaccia per italiano ma in realtà il suo menu è mediterraneo a tutto tondo) che si trova vicino all’imponente e moderno teatro cittadino quasi ad angolo con il corso principale. Il menu è ricco di scelta ed è tutto molto saporito. La cosa si evince dallo scontrino abbastanza salato… 58,00 pound compreso di vino e dolci.

Dover e le sue bianche scogliere

Dover è la cittadina del sud est inglese più vicina alla costa francese. È da lì infatti che il famoso tunnel della Manica si infila sottoterra per poi sbucare in Francia. Da Canterbury basta prendere il bus 15 (e i suoi derivati 15A e 15B) per arrivarci in 20 minuti circa. Il costo del biglietto A/R è di 6,10 pound; si paga direttamente all’autista del bus. In realtà noi abbiamo deciso di non andare a Dover, anche se vista di passaggio può sembrare una cittadina affascinante. Abbiamo anche deciso di glissare la visita alla fantastica fortezza che domina tutto il centro abitato (Dover castle) e la costa e dalla quale sicuramente si può godere di una vista strepitosa. Il nostro obiettivo erano le bianche scogliere, le “White cliffs”.

Per arrivarci bisogna proseguire oltre il centro del paese con il bus e scendere alla rotonda di St. Margaret of the Cliffs, un villaggetto di poche abitazioni poco fuori da Dover abitato presumibilmente da anziani benestanti che si godono la pensione vicino al mare e a pochi metri da un bellissimo parco naturale che costeggia tutta la scogliera.

Il nostro percorso, dopo esserci persi un paio di volte, può finalmente incominciare dalla battigia. Non mi sento di dire spiaggia perché l’ambiente non assomigliava neanche lontanamente ad una spiaggia mediterranea ma in comune c’era sicuramente la quantità enorme di famigliole con il cane a spasso che, come ogni quadrupede che si rispetti, senza guinzaglio giocavano festosi e incontrollati tra i sassi e il bagnasciuga. Le scogliere sono molto belle e quel bianco che le caratterizza riflette i raggi solari di un’inaspettata bellissima giornata. Ci incamminiamo lungo un sentiero pedonale ben segnalato e percorriamo un lungo tratto di costa a strapiombo sul mare, circondati dal verde dei prati del parco naturale. Purtroppo non riusciamo a scorgere la costa francese all’orizzonte però il contesto si presta lo stesso ad un sacco di belle foto. La lunga camminata si conclude ad un classicissimo faro, completamente bianco che si staglia sul mare. Nel cortile è possibile prendere una calda tazza di tè o fare un giro al negozio di souvenir (che devo dire non manca mai in ogni attrazione turistica). Dopo un po’ di indecisione sul percorso da prendere riusciamo ad imboccare il sentiero giusto per ritornare nella direzione della fermata dell’autobus che ci riporterà a Canterbury. Per ingannare l’attesa decidiamo di fare un salto al The Red Lion pub, proprio di fronte la fermata. Aperta la porta ci troviamo di fronte un muro di anziani che bevono birra come forsennati e guardano in TV Inghilterra – Irlanda di rugby. Il tutto è molto quieto anche se la birra scorre a fiumi. La popolazione del pub ci conferma le nostre ipotesi demografiche sul luogo. C’è però da dire che sono stati tutti estremamente cordiali. Esci dal pub, ti salutano tutti. Ti perdi nei viottoli del parco, tutti ti danno informazioni. Semplicemente passi da una parte e tutti: “A-yo!“.

Whitstable, il pesce che non ti aspetti

E’ domenica, alle 19.00 abbiamo il pullman di ritorno per Canterbury. Oggi il tempo è freddo e ventoso. Il sole del giorno prima non sappiamo più dove sia. Decidiamo che faremo comunque la nostra passeggiata sulla costa nord del Kent ma ci staremo molto meno tempo. In 20 minuti di bus numero 4 siamo già al centro del piccolo paesino di mare e ci dirigiamo subito verso l’odore di salsedine. Ci troviamo la bassa marea ed è uno spettacolo davvero strano. La spiaggia è quella che è ma è stranissimo vedere delle vere montagnette di gusci di ostriche ammassati un po’ ovunque. Questi pregiati molluschi sono una produzione locale riconosciuta ed è una carta che viene giocata in tutto quello che ha a che fare con l’accoglienza e il turismo. Insomma… Whitstable, the oyster town. Non lo troverete scritto da nessuna parte ma il concetto è questo. Ci fermiamo a mangiare in un localino sulla spiaggia. Un finto pub che in realtà è un ristorante a base di pesce ma anche di enormi arrosti di pollo e cacciagione. Il nostro fish&chips e la fish pie rabbrividiscono in confronto alle megaportate che i commensali dei tavoli attorno a noi divorano!

Il paesino offre una tranquilla passeggiata digestiva lungo il fiume, passando per un piccolo porticciolo un po’ turistico e un po’ di pescatori. In questa zona si trova anche un piccolo mercato ittico e un altro mercatino delle pulci. Particolari sono le vecchie case dei pescatori che vengono adesso offerte ai turisti come accomodation per dormire. I costi non sembrano da working class ma c’è da credere che nel periodo estivo sia molto carino pernottare in questa zona del paese. I porti mi hanno sempre affascinato e quello di Whitstable non è stato da meno anche se mi è sembrato un po’ sottotono. Il paese inoltre sembra essere una delle mete predilette per gli amanti degli sport estremi acquatici. Windsurf e kitesurf su tutti. Date le fortissime folate di vento mi sembra molto plausibile!

Il bus non tarda neanche un minuto e rieccoci sul corso centrale di Canterbury, questa volta con il nostro piccolo trolley, a dirigerci verso la stazione dei bus. Londra e la sua city ci aspettano anche se noi non abbiamo alcuna voglia di tornare nel paradiso del cemento.

Il mare mi fa sempre queste effetto…

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