Sardegna terra di miniere e minatori. In passato principale fonte dell’economia isolana, oggi di turismo e di cultura.
I sardi non dimenticano il loro passato. Sono tante le miniere presenti in Sardegna, sia nella zona di Arbus e Guspini (provincia di Oristano) con la miniera di Montevecchio, data in concessione nel lontano 1848; a Lula (miniera di Sos Enattos), e soprattutto nella provincia di Carbonia-Iglesias. È proprio qui che si trovano le maggiori e più importanti miniere sarde. Si contano circa ben 467 miniere sparse per tutta l’isola.

Una delle più spettacolari e fascinose è quella di Porto Flavia, collocata a Masua nella provincia di Carbonia-Igleasis. Il nome molto particolare, fu dato dall’ingegnere Cesare Vecelli (nato a Venezia nel 1887 e morto a Cimadolmo nel 1947), che la fece costruire nel 1924, in onore della figlia Flavia. In passato, era tradizione e uso, attribuire il nome a persone importanti. Flavia era sia la mamma dell’ingegner Vecelli, che la figlia. Bisogna dire che Porto Flavia non è una vera e propria miniera, ma un porto d’imbarco per le navi che caricavano i materiali estratti dalla montagna a picco sul mare (soprattutto piombo e zinco). È questa la particolarità e la bellezza di Porto Flavia.porto flavia

Purtroppo le miniere in Sardegna non sono sempre visibili. Per molto tempo dell’anno sono chiuse ai turisti o agli stessi sardi che vorrebbero visitarle e conoscere di più sulla loro storia, sulla loro vita. Fortunatamente, l’ente che gestisce le miniere, l’IGEA s.p.a., ha deciso di aprirne qualcuna durante il periodo che va dal 4 al 12 Aprile. Una bellissima occasione per visitarle visto anche che è il periodo pasquale. Oltre alla miniera di Porto Flavia, è possibile visitare anche Galleria Villamarina (Monteponi- Iglesias) e la miniera di Sos Enattos (Lula).
Le visite della durata di circa un’ora, sono tutte guidate e seguono differenti orari a seconda dei giorni di visita (si inizia alle ore 9.30 e si finisce nel pomeriggio/sera, in modo tale da permettere a tutti i visitatori di visitare la miniera).
Così vista la bellezza del posto, della miniera e la giornata di Pasquetta decidiamo di visitare questo spettacolo di ingegneria.
Dopo circa due ore di strada, ed aver incontrato tante miniere, purtroppo abbandonate, e tante montagne scavate alla ricerca di minerali, arriviamo a Masua. Ancora oggi si può osservare il villaggio minerario. Va ricordato, che attorno alle miniere nasceva un vero e proprio villaggio, con le casette degli operai, la chiesa, l’ospedale, il negozio di alimentari, la casa del custode, la casa dell’ingegnere, la laveria. Solitamente il villaggio era costruito dagli stessi proprietari della miniera (nel caso di Masua, i proprietari erano belgi, la società Vieille Montagne), in modo tale che i minatori non “perdessero” tempo per recarsi al lavoro (in quel tempo, si parla di fine 1800, primi 1900, in Sardegna non esistevano strade e il principale mezzo di trasporto era il cavallo).
Non riusciamo però a scendere sino a valle, e parcheggiare l’auto nel piazzale, ciò dovuto al fatto di una quantità immensa di macchine, moto, camper e pullman che si dirigevano tutte nello stesso punto. Decidiamo così di tornare indietro e parcheggiare la macchina un po’ più su, in un ampio spazio. Una scelta azzeccata.
Zaino in spalla, scendiamo a valle, chiediamo ad un responsabile dell’area dove recarci per poter acquistare i biglietti e iniziare la vista. Dopo aver attraversato una bellissima pineta, un’area di sosta per i camper e aver fatto una salita (la miniera di Porto Flavia si trova a 38 metri sul livello del mare), arriviamo quasi all’ingresso della Miniera. Da qui lo spettacolo è magnifico: a sinistra il mare, piatto, color blu notte, e la spiaggia; a destra la montagna e di fronte la miniera con il famoso Pan di Zucchero. È uno scoglio che si trova di fronte alla miniera e prende il suo nome da un sardo che in passato si recò in Brasile, vide una formazione di una forma simile, il Pão de Açúcar e tornato in Sardegna, gli diede questo nome. Dai sardi viene chiamato il “Cuore del Mediterraneo”. Leggenda narra che ci siano ancora dei conigli portati da dei minatori (anche nello scoglio Pan di Zucchero veniva estratto minerale).

Attorno ad un gazebo di legno, montato per l’occasione, ci saranno circa 100 persone, e sono solo le 10 del mattino. Ci facciamo spazio fra la folla e ci dicono che le prossime visite disponibili sono alle ore 16 del pomeriggio, ci dicono di prenotare la visita, lasciamo così i nostri nomi nella lista dei visitatori. Molti, spazientiti, decidono di lasciar perdere ma noi non molliamo mai, anche se bisogna aspettare 6 ore. Poco distante vi è anche un tendone bianco, dove è montato uno schermo che riproduce immagini dell’epoca e racconta la storia e la nascita della miniera. Ci vengono anche forniti degli opuscoli e una mappa del sito minerario.

I turisti continuano ad arrivare e alle nostre spalle, riusciamo a vedere la fila di auto che è ancora bloccata in strada. Decidiamo di avere maggiori informazioni e sicurezza sulla possibilità di vedere il sito. Ci rassicurano che faranno il possibile per accontentare tutti e che l’ultimo ingresso sarà verso le ore 19. Decidiamo così di fare una passeggiata e scoprire la natura circostante. Immerso nel verde, la giornata è calda, ci sono 18 gradi, soffia un leggero piacevole maestrale. È ora di pranzo e ci sistemiamo in un angolino nella pineta, baciati dal sole e mangiamo la nostra pasta preparata al mattino presto. Anche se son appena le ore 14, torniamo al gazebo, la situazione non è cambiata: è sempre preso d’assalto, intanto sentiamo i commenti e i pareri dei turisti che escono dalla visita e non vediamo l’ora di entrare.

porto flaviaRiusciamo ad entrare anche prima del previsto: alle 15 ci chiamano, compriamo i biglietti (8 Euro per gli adulti, ridotto 4,50 Euro per bambini e over 65). Ci forniscono il tipico caschetto da miniera, una bustina igienica copricapo ed una torcia. All’esterno della miniera vi è un piccolo trenino con 4 vagoni. La nostra guida, Massimo, dipendente dell’Igea, ci mostrerà la miniera. All’ingresso della montagna vi è la scritta Porto Flavia, un simbolo con due martelli incrociati e sulla destra una targa del Rotary di Iglesias in memoria dell’ingegner Cesare Vecelli. La miniera è piccola, non alta (questo perché doveva essere estratto solo il cuore del minerale) e buia. Ogni tanto vi sono delle rappresentazioni della vita e del modo di lavorare dell’epoca (minatore col trapano; esplosivi che venivano utilizzati). Dopo una camminata, arriviamo in una sala dove al muro vi sono delle foto in bianco e nero dell’epoca, vi è la piantina e il disegno della miniera. Qui, Massimo, ci spiega tutto su Porto Flavia. Nasce dalla necessità di sopperire ad un problema esistente: il minerale, piombo e zinco, veniva caricato dagli stessi minatori a spalla su sacchi di 50 kg e portato dalla miniera sino alla spiaggia e poi su imbarcazioni carlofortine chiamate bilancelle, che prendevano la via di Carloforte e da qui trasportate a Genova, Livorno, Civitavecchia o Belgio. Questo sistema presentava numerosi difetti:

– lentezza nell’operazione
– le bilancelle non potevano caricare pesi ingenti
– enormi costi per la proprietà in termini di personale
– a causa del vento di maestrale (che soffia 3, 6 o 9 giorni di seguito), i minatori dovevano svolgere l’operazione di carico il più velocemente possibile, ma ciò a causa del peso (inoltre il minerale andava a finire sulla pelle e con lo sfregamento provocava ferite, piaghe che non erano guaribili con creme) andava a rilento.

Nel 1920 la proprietà della miniera decise di affidare all’ingegner Vecelli lo studio, la realizzazione e la costruzione del sito. Dopo accurati studi, relativi alla roccia, alla profondità dell’acqua per poter far attraccare ed ormeggiare navi mercantili che potevano contenere dai 4500 ai 6000 quintali, i lavori iniziarono nel 1922 e dopo due anni, entrò in funzione. L’ingegno, l’intelligenza dell’ingegner Vecelli e il duro lavoro dei minatori sardi permise la realizzazione di quest’opera in così breve tempo. Il sito è costituito da due parti: quella superiore (visitabile) ad un altezza di 38 metri sul livello del mare, è la zona di carico; quella è più sotto, a circa 10 metri sul livello del mare è la zona di scarico (si estende per circa 175 metri). Nella zona di carico arrivava su binari il minerale raccolto nelle miniera di Masua e dei dintorni che veniva scaricato direttamente nella nave; nella zona inferiore, invece, per mezzo di un nastro trasportatore estraibile, il materiale veniva caricato direttamente sulle navi. Tra le due gallerie, erano posizionati 9 silos, tutti numerati, per lo stoccaggio del materiale. Questo sistema aveva innumerevoli vantaggi:
– carichi maggiori
– minor tempo di carico (in tre ore si caricava la nave mercantile)
– minor costo del personale

Porto Flavia funzionò per circa 40 anni, sino al 1964. In seguito fu abbandonato, a causa della nascita del porto industriale e commerciale di Portovesme, comune di Portoscuso. Finita la sua attività, e messo in sicurezza, oggi Porto Flavia ospita turisti e curiosi.
Conclusa la spiegazione e dopo aver risposto a diverse domande, ci rechiamo sul punto più spettacolare di Porto Flavia. Siamo fuori dalla galleria coperta, di fronte a noi il Pan di Zucchero. Da questa altezza è possibile vedere chiaramente, l’isola di San Pietro. Dopo alcune foto di rito, e aver ringraziato la nostra guida Masssimo, ci rechiamo verso l’uscita.

Beh…che dire: esperienza unica! Veramente bello. Speriamo che questo sito, come tanti altri, possa essere visitabile durante tutto il corso dell’anno.

Come raggiungere Porto Flavia e Masua:

percorrere la strada provinciale 83 sino alla spiaggia di Masua da dove parte una strada non asfaltata in salita che conduce fino all’estremità della zona mineraria.

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