Trieste città piena di cultura, di fascino e di bellezze storiche. Considerata la culla letteraria per molti artisti del passato fra cui spiccano James Joyce (vi è anche una statua sul Ponterosso in via Roma); Umberto Saba (nato a Trieste nel 1883) e Italo Svevo (nato anch’esso Trieste nel 1861), rappresenta oggi un’importate realtà economica: terra di confine, porto di mare, incrocio di culture e non solo. Grazie al suo porto (il più settentrionale nel Mar Mediterraneo), la città ha conosciuto negli anni e in passato un forte sviluppo economico. Ciò, infatti, permette alle grandi navi e imbarcazioni di poter raggiungere il mare del Nord Europa e quindi di poter sviluppare e ampliare nuovi mercati.

Avendo visitato Udine, mi incuriosiva visitare invece Trieste con la sua magnifica piazza Unità d’Italia, con la sua storia legata a tanti avvenimenti del passato. Arrivati in stazione centrale in piazza della Libertà, troviamo sulla nostra destra il Porto. Invece di prendere il bus cittadino per visitare la città, decidiamo di fare una passeggiata. Così ci incamminiamo in una bellissima giornata di inizio aprile. Percorriamo il lungomare e già notiamo delle differenze rispetto a Udine, anche se dista poco più di un’ora di treno. La struttura dei palazzi, la loro architettura è tipica del dominio austro-ungarico. In molti di essi si può notare il  simbolo della città: formato da uno scudo francese antico di color rosso con un’alabarda argento, il tutto sovrastato da una corona muraria da città.

Trieste

Ancora oggi, come in passato, i treni collegano Trieste con la città austriaca di Vienna. Bisogna ricordare che dopo i numerosi anni di dure e lunghe battaglie con la città di Venezia, Trieste fu sotto la protezione austriaca. È in questo periodo che si sviluppa un forte impulso alla cultura, alla letteratura, allo sviluppo dei caffè come luogo di incontro della nobiltà, dei poeti e letterati. Numerosi erano gli scrittori austriaci che si recavano a Trieste. Tra i più celebri vi sono: Caffè San Marco (nato nel 194). Oggi bar, caffè e libreria; il Caffè Tommaseo del 1830. Spinti dalla curiosità di respirare l’aria ancora pregna di idee, di cultura dell’epoca, ci siamo recati in piazza Nicolò Tommaseo, dove si trova il Caffè. Con nostro stupore scopriamo che a Trieste i nomi dei caffè sono completamente diversi rispetto al resto d’Italia. Esiste un vero e proprio vocabolario. Ad esempio:

– Nero: il classico caffè, l’espresso in tazzina; normalmente chiamato caffè normale o caffè liscio;

– Nero in B: espresso in bicchierino di vetro;

Capo: espresso macchiato caldo in tazzina;

Caffelatte o capo in tazza grande: classico cappuccino;

Deca: decaffeinato.

Continuiamo la nostra camminata e arriviamo alla Chiesa di Sant’Antonio Nuovo o Sant’Antonio Taumaturgo, una tra le principali della città. Qui, su l’altro lato della strada, si trova anche la statua in onore di James Joyce. La particolarità della città di Trieste è quella di avere dei canali vivi, sempre pieni e colmi di piccole imbarcazioni, che mi ricordano tanto Venezia. La Chiesa, si trova a ridosso di uno di questi canali (Canal Grande), è imponente, con le sue sei colonne e le sei statue di sei Santi fra cui San Giusto e San Sergio (proprio San Giusto è patrono della città; la statua è presente nella Cattedrale di San Giusto), la Chiesa è di ispirazione neoclassica, ricorda il Pantheon di Roma.

Proseguendo arriviamo in piazza Unità d’Italia. Devo dire che come bellezza se la gioca alla pari con la Grand Place di Bruxelles. Di fronte alla piazza c’è il mare. Qui si trova anche il Palazzo del Governo, la Fontana dei Quattro Continenti che sono rappresentati ciascuno da quattro statue allegoriche, e il Palazzo del Municipio dove svetta il suo caratteristico orologio che segna lo scoccare delle ore. Ore scandite dal battere da due statue Micheze e Jacheze caratteristiche del folklore di Trieste. Bellissimo il colpo d’occhio con la presenza di svariate bandiere col tricolore.

Continuiamo e raggiungiamo il molo audace. Si trova di fronte alla piazza. Per fortuna oggi non è una giornata ventosa, ma quando qui tira la bora…non oso immaginare!

Avendo poco tempo, decidiamo di prendere un bus cittadino (costo del biglietto 1,25 Euro, durata 60 minuti) e di recarci alla Risiera di San Sabba, famosa nella storia per essere stato utilizzato dai nazisti, durante la loro occupazione, come campo di concentramento. La Risiera di San Sabba, si trova un po’ fuori dalla città. Appena entrati, alcuni signori “meno giovani” erano stupiti e sorpresi della nostra presenza in quel luogo perché non si vedono più tanti giovani, interessati a capire la storia.

L’utilizzo originario era quello legato alla lavorazione del riso. Successivamente venne utilizzato dapprima come campo di prigionia per i militari italiani e poi come campo di smistamento (da qui i detenuti partivano per la Germania oppure per la Polonia) e lager nazista.

La struttura esternamente si presenta di color arancione/marrone dovuto ai mattoni utilizzati per la sua costruzione. All’interno vi è un giardino dove sulla parte sinistra si trovano diverse camere (celle), con le porte aperte, erano le camere da letto dove venivano posti (o meglio ammucchiati) i deportati. Si possono vedere i “letti” in legno che venivano usati, accanto vi sono i forni crematori, la guida ci racconta che per coprire le urla di dolore e di sofferenza delle persone, facevano abbaiare i cani, in tal modo gli altri deportatoti non sentivano e non capivano cosa succedeva all’esterno delle loro stanze. All’interno si possono visitare gli ex uffici dei capi nazisti, e vecchi oggetti utilizzati all’epoca, le camicie a righe, una mazza in ferro usata per colpire e stordire i detenuti prima dell’ingresso delle camere a gas.

Il silenzio che ci circonda è qualcosa di indescrivibile, pensare a tutto quello che è successo ci fa venire i brividi, alle pareti tantissime targhe in marmo in memorie delle vittime, un luogo triste sicuramente, ma da visitare per rendersi conto dell’orrore che l’uomo ha fatto.

Nel 1965 la Risiera di San Sabba fu dichiarata Monumento Nazionale e nel 1975 divenne museo. Purtroppo il sole sta per chiudere gli occhi e noi dobbiamo rientrare. È proprio vero che il tempo vola.

Salutiamo Trieste con un Arrivederci!

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bepposimo

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