La mia prima volta non è stata un’esperienza molto intima. Ci sono arrivata insieme a decine e decine di persone, in realtà un centinaio di ragazzi e ragazze venuti da tutto il mondo ognuno con il suo volto diverso, ma tutti con lo stesso battito del cuore che accelera man mano che la temperatura sale.

La mia prima volta, sebbene non sia stata affatto intima, è stata però perfetta, perché ha seguito in maniera pedissequa la tradizione fino a restituirmi un’esperienza piena che, come con un bicchiere colmo fino all’orlo, guai ad aggiungere altro o la pienezza finisce per disperdersi.

La mia prima volta si è consumata nell’aria fresca del settembre 2011 – nonostante sia dominata da un’attenzione patologica per i particolari, la mia memoria non riesce a ricordare il giorno – e a dispetto di quanto state tutti pensando, non c’è stato scambio di liquidi, ma solo personali piogge torrenziali di sudore sfociato in un lago destinato a ghiacciarsi qualche mese più tardi.

La mia prima volta, quella di cui vi sto raccontando, è quella volta che, in piena settimana di accoglienza Erasmus, ho camminato attraverso la foresta finlandese per raggiungere una vera sauna tipica e ricevere il battesimo laico che segnava ufficialmente l’ingresso nella società e l’adesione alla civiltà locale, la civiltà di Tampere.

Il 2011 in Finlandia, a detta gli autoctoni, è stato un anno insolitamente caldo tanto è vero che a settembre “ancora” a giorni alterni si riusciva ad affrontare la giornata e maniche corte, i giorni più fortunati erano addirittura per le bretelle, mentre i giorni più coerenti con la natura fredda dei Paesi nordici erano destinati alle magliette calde e magari ai giubbini di mezza stagione, che in quella parte del mondo esistono ancora.

Quello era il giorno delle magliette calde e dei giubbini, sfoggiati lungo qualche chilometro di foresta ancora verde e rigogliosa in cui a un certo punto iniziammo a vedere numerose cataste di legna. La sauna era vicina come la sorpresa all’arrivo. All’improvviso, infatti, la strada diventò grande per poi lasciare il posto a un incantevole lago ornato solo dei colori della natura finnica come quelli del cielo.

Il cielo finlandese è davvero speciale, se ne sta lì silenzio ma così imponente che la vista ne è catturata anche senza il consenso esplicito degli occhi. Spesso per descrivere la natura si ricorre a paragoni con dipinti e opere d’arte in genere: questi paragoni in Finlandia non sono che una didascalia fedele della realtà. Le persone sono immerse in quadri d’autore in tre dimensioni in cui il cielo è una distesa d’azzurro su cui la mano esperta ha poggiato cumuli goffi e cicciotti di bianco così bassi che a guardarli si ha quasi l’illusione di poterli afferrare con le mani per fare il pieno di nuvole.

Bisogna andare, però, e se non ci fosse stata l’eccitazione per l’esperienza che ci attendeva e la certezza che avremmo rivisto quella stessa meraviglia con altre sfumature che l’avrebbero resa magari anche più bella, sarebbe stato impossibile alzare i piedi e continuare a muoversi.

Verdure crude, qualche patatina e un brindisi alcolico prima di entrare nella stanze dalle temperature presumibilmente infernali, perché in Finlandia, si sa, si beve e non solo per dimenticarsi della colonnina di mercurio scesa sotto lo zero. “Kippis” esclamano gli indigeni con i bicchieri in alto: “manteniamo la pace” che comunque, se l’abbiamo persa, la ritroveremo nella coraggiosa sequenza freddo/ caldo/freddo che ci aspetta al di là degli spogliatoi.

Tradizione vuole, e per meritarti il battesimo la rispetti, che il rito inizi con un tuffo nel lago. Una discesa, che forse il termine incute meno timore, seguendo gli scalini che conducono e introducono il tuo corpo, già livido per le nudità esposte al clima di un settembre nordico, direttamente nell’acqua che invece di scorrerti addosso inizia con un lavorio di inserimento di spilli nella tua pelle finché non decidi che tanto vale buttare giù anche la testa.

Ad anestesia completata, si va in sauna. Legno caldo e aria ferma e rovente, ma in quel momento avverti solo un piacevole tepore, finché il corpo non si abitua a questa nuova temperatura tropicale e soprattutto finché il finlandese di turno o l’Erasmus che le vuole provare proprio tutte non compie il fatidico gesto che divide il pubblico immerso nei pensieri o perso su altri pianeti dove si vaga con la testa vuota.

Qualcuno prende in mano la situazione e anche la paletta per versare un po’ di acqua sulle pietre incandescenti. L’aria si bagna, diventa meno secca e ti si attacca addosso nella forma delle gocce di sudore che spuntano da ogni poro della pelle. È una questione di resistenza: pochi secondi o pochi minuti non importa, ciò che conta è che quando le palpitazioni cambiano il loro ritmo in crescendo bisogna riconoscere che è arrivata l’ora di rinfrescarsi le idee.

Questa volta, il corpo pieno di calore affronta in maniera più convinta e spedita la discesa verso gli abissi gelati per scoprire, tuttavia, che saranno sempre gli spilli ad accoglierlo insieme, però, a una sensazione che si infiltra oltre la pelle e riempie e svuota dall’interno. Come un orgasmo che nel continuo andirivieni tra sauna bollente e lago gelido diventa multiplo e ti regala una stanchezza fisica che si accompagna, giustamente come una coppia innamorata che convola ufficialmente a nozze, a una morte cerebrale fatta di una sensazione così reale di pace con il mondo e con sé stessi che l’unica lingua con cui riesci a esprimerti è quella del sorriso che dolcemente prende possesso della tua bocca, mentre il sole intanto ha ormai completato il suo capolavoro di colori rossastri offerti in copia duplice tra cielo e acqua.

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