Il jazz è come l’acqua: onda che nasce improvvisa dal mare silenzioso. Si gonfia. Veloce scivola sul bagnasciuga. Arretra. Cresce, si gira, sbatte su uno scoglio. Vi sale sopra e s’infila negli anfratti tra le rocce. Sommerge patelle e gasteropodi, stordisce i granchi, inermi al suo passaggio. Su, su, rallenta il ritmo ma non l’agilità. L’onda s’inerpica su altri massi, sempre più in alto. Raggiunge la vetta piana di un monte, si fa lago calmo. A questo mi fa pensare “AM” dei MOF, dal vivo alla Peschiera di San Teodoro.

Ci capito quasi per caso, nella località La Pischèra. È domenica 9 agosto. Per arrivarci devo percorrere kilometri di sabbia bianca e attraversare uno stagno. Sotto il sole delle 10 e un quarto la spiaggia La Cinta, di San Teodoro, sembra più lunga del solito. Mi pare di non arrivare mai laggiù in fondo, dove giungono solo i turisti in cerca di tranquillità. Dopo mezz’ora abbondante di cammino sul bagnasciuga, ci sono quasi. A sinistra: la fascia di ginepri e pancrazi (gigli marini) si assottiglia, lasciando intravvedere lo stagno o laguna, sito di interesse comunitario e dimora temporanea di fenicotteri rosa durante le migrazioni da e per l’Africa, aironi, gheppi, garzette, folaghe, anatre. A destra: sempre il mare.

La Pischèra

Chiedo per il battello che attraversa la laguna e trasporta i turisti dalla Peschiera alla Cinta e viceversa. Eccolo, attracca al piccolo molo, a gran velocità, per l’agilità da abitudine, dei ragazzi che lo manovrano. Il rapporto tra chi arriva e chi parte è di 10 a 1, forse maggiore. Un minuto di viaggio e io e gli altri 2 passeggeri ci perdiamo di vista tra la folla in attesa d’imbarcarsi.

L’ora d’inizio del concerto è arrivata. Siamo in pochi ormai a sistemarci sul prato, davanti a strumenti e casse ancora silenziosi sotto il sole. Delle poche querce presenti, una sola è alta abbastanza da accennare ombra sufficiente a qualche insetto. Comunque è attorniata da una decina di persone, forse con l’illusione che vedere un centimetro quadrato di prato in ombra sia sufficiente per ripararsi dall’elevata esposizione ai raggi UV. Un cappello di paglia a tesa larga mi basterà.

Improvvisi applausi a Paolo Fresu, comparso davanti all’asta del microfono. Ideatore e direttore artistico del festival internazionale Time in Jazz, di cui questo appuntamento, organizzato last minute, fa parte.  Il festival da 28 anni si svolge tra le campagne di Berchidda e altri luoghi suggestivi del nord Sardegna, come la Pischèra di San Teodoro. Fresu stamattina non suonerà, non ha con sé la sua tromba. Peccato. Il grande jazzista spiega il festival e le iniziative che lo accompagnano.

La PischèraSto per assistere ad un concerto green in piena regola. L’energia prodotta per l’evento viene dai pannelli solari montati sul camion che accompagna l’organizzazione del festival, grazie a My Solar Family, e a Mobile Green Power  che ha fornito una bicicletta, collegata ad una dinamo, collegata ad un frullatore, utilizzabile a fine concerto da chiunque, per 3 minuti, il tempo utile per prepararsi un frullato di anguria o melone.

Fresu continua, Il gruppo che sta per esibirsi ha partecipato al progetto “We Insist”, selezione di giovani musicisti, ideato dall’associazione MIDJ (Musicisti Italiani di Jazz).  Da qui, l’esibizione nei festival del circuito I-Jazz, associazione dei festival Jazz in Italia, di cui Time in Jazz fa parte.

Il gruppo, un quintetto, si chiama MOF (Mercato Orto Frutticolo). E’ composto da Filippo al trombone, Manuel soprano, alto, tenore sax, Frank chitarra e live electronics, Stefano basso e effetti, Diego batteria e percussioni.

Durante il concerto siamo rapiti dalle note dell’album “Fried Generation” sapientemente nervose (aggettivo usato da Stefano per definire il gruppo) per movimentare quella che sarebbe stata una molle domenica al mare, un giorno altrimenti uguale al sabato, al venerdì e agli altri giorni di vacanza.

Gabbiani ci sorvolano come droni bianchi, in ogni direzione, forse attratti anche loro dalla musica o semplicemente incuriositi dai grossi bipedi seduti che dondolano il capo, ognuno a modo suo, con lo sguardo incollato ai musicisti.

Ad un tratto mi accorgo di avere Fresu seduto alle mie spalle, non resisto a un selfie alla spalla sinistra sperando che lo sfondo venga bene. Risultato penoso; comunque Fresu non dondola.

Il pezzo “Eureka” mi riporta alla visione marina del jazz. Aspetto che quell’acqua piombi nel mare, dalla cima di quel monte. Invece ho la sensazione che riprenda a salire. Le note del jazz ti trasportano sempre più in alto, dove solo loro sanno, e tu non puoi far altro che lasciarti trasportare.

“Finally Fried” è l’ultimo pezzo suonato dai MOF. Non può esserci un brano più adatto a questa domenica cocente. Sfrigolo, sotto il sole meridiano, mentre aspetto il battello del ritorno.

La Pischèra

Continua a seguirci

Viaggia con noi!

Condividere i luoghi che ami, i tuoi viaggi, le tue esperienze e i tuoi consigli di viaggio può aiutarti a far vivere la tua passione!

Scrivi

Eseguendo il login oppure registrandoti accetti le Privacy policy