Chi scrive di viaggio in genere descrive luoghi visitati su cui fornisce testimonianza diretta.

Stavolta desidero scrivere di un Paese che non ho ancora visto, ma che mi ha colpito molto in seguito ad uno studio universitario: il Turkmenistan.

Siamo in Asia Centrale, quell’area geografica situata tra Russia, Cina, Afganistan, Iran e il Mar Caspio. Una regione di cui non si sente quasi mai parlare nei media, ma di cui tutti conosciamo la Via della Seta, la capitale Uzbeca Samarcanda, e la Rivoluzione dei Tulipani avvenuta in Kirghizistan nel 2005.

Il Turkmenistan è lo stato che confina a Nord con Kazakistan e Uzbekistan, a sudest con Afganistan, a sud con l’Iran e a ovest col Mar Caspio.

Il territorio è formato prevalentemente dal deserto del Karakum, esteso su circa l’80% del Paese, in cui si trova il cratere di Darvasa o Porta dell’Inferno. A sudest le montagne della Riserva Naturale di Kugitang che superano i 3000 metri con il monte Gora Ayribaba, e a sudovest l’altra imponente catena montuosa del Kopet Dag. Il sottosuolo possiede la quarta riserva di gas naturale più grande al mondo, principale risorsa economica del Paese. Molto sviluppata è anche la coltivazione del cotone, di cui il Paese è il decimo produttore al mondo.

Ex repubblica sovietica, come gli altri stati dell’Asia Centrale (Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan) è indipendente dal 1991. La popolazione di circa 5 milioni di abitanti è concentrata nella capitale Ashgabat e in poche altre città.

Ciò che mi ha colpito di questo stato è l’influenza che il precedente presidente a vita aveva sulla popolazione. Siamo in una repubblica presidenziale con un unico partito; i tre poteri dello stato sono in esercitati dal presidente.

Fino al 2006, il presidente è Saparmurat Niyazov, detto Turkmenbashi che significa padre dei turkmeni, noto per il forte culto della sua personalità. La stampa, ad esempio, doveva menzionarlo con l’epiteto “il grande”. Fotografie e ritratti del presidente sono appesi dentro e fuori ai palazzi pubblici e privati. Statue che lo ritraggono si trovano nelle varie città. La più curiosa è forse quella d’oro, posta al centro di Ashgabat, che ruota per essere sempre rivolta al sole. Città, strade e persino i mesi dell’anno hanno i nomi suoi e della sua famiglia. I bambini devono studiare il Ruhnama, un libro scritto dal presidente, sulla storia e la cultura dello Stato, che è anche una guida spirituale per i grandi, al pari del Corano. Tra i divieti imposti da Turkmenbashi: il fumo nei locali pubblici, per gli uomini farsi crescere barba e capelli, assistere all’opera e al balletto, ascoltare musica registrata durante eventi pubblici, compresi i matrimoni.

gutap e chorek turkmenistanDalla morte di Niyazov e l’avvento dell’attuale presidente Berdimuhammedow, qualcosa forse è cambiato.

Poco tempo fa ho conosciuto qui in Italia Vepa (si pronuncia “uepa”) un ragazzo di 22 anni che viene da Ashgabat. Durante una pausa dal suo lavoro mi racconta che anche lui ha studiato il Ruhnama. Scopro che la statua che ruota è stata spostata in periferia. Vepa fa il cameriere da 5 anni e ha lavorato anche in Turchia. Il sabato sera, ad Ashgabat, guarda la tv. Non va in vacanza, ma se ci andasse, sarebbe forse sul Mar Caspio. A scuola ha imparato il russo, un po’ di Kazako, Uzbeko e Turco. Con me parla in inglese e sa contare in italiano. Mi ha fatto assaggiare il chorek: un pane tipico e il gutap: un raviolone ripieno di zucca.

Vepa deve tornare presto a servire i clienti. Mi lascia con una miriade di domande in testa, a cui forse, un giorno, darò risposta.

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