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Attraversando la Sardegna
Alessio Neri, Asterisk Edizioni, 2012

A Santu Lussurgiu, paese situato all’interno di un cratere di origine vulcanica nella provincia di Oristano, si svolge una tre giorni carnevalesca molto diversa rispetto a quella che si svolge ad Oristano. Anche in questo caso, i protagonisti assoluti sono i cavalieri con i loro cavalli, come nella Sartiglia, ma l’atmosfera è totalmente diversa.

La manifestazione si chiama “Sa Carrela ‘e nanti”, che letteralmente significa: strada che si trova davanti. Ciò prende il nome dalla strada dove si svolge l’evento, in passato strada principale. La manifestazione si svolge nel centro storico, su una strada resa sterrata per lo svolgimento dell’evento, lunga circa 1 km, organizzata dalla Pro Loco locale, dal Circolo Ippico Lussurgese e dall’Amministrazione Locale. La strada è la Via Roma, anche se la corsa si dirama in tutto il centro storico del paese. La manifestazione, parte proprio da Via Roma,  con una corsa, sfrenata, a tutta velocità in cui i cavalieri (tutti rigorosamente lussurgesi) si sfidano in bravura, capacità e coraggio esibendo le loro doti equestri durante la corsa. Formando le cosiddette pariglie, ovvero acrobazie su due o tre cavalli, i cavalieri si esibiscono e danno spettacolo per tutto il pubblico.

La pericolosità della corsa è dovuta al fatto che le persone, la folla, i turisti, non sono seduti su transenne o poltroncine,  bensì sulla via, in piedi, lungo la strada affacciate ad attendere l’arrivo dei cavalieri, e le due ali di folla si aprono solo all’arrivo, al passaggio dei cavalli, per poi richiudersi subito dopo. Una cosa simile avviene a Ciutadella de Menorca, per la festa di San Juan il 23 ed il 24 giugno. Inoltre svolgendosi all’interno del paese, il pericolo è dato anche dalla presenza delle case, dalle viuzze strette, dai marciapiedi…

Sa Carrela ‘e nanti ha origini antichissime, risale ai tempi del Giudicato d’Arborea, introdotta dai viceré spagnoli che allevavano razze dedite alla corsa.

I giorni in cui si svolge la manifestazione sono tre:

  • la domenica di Carnevale
  • il lunedì (Su Lunisi de sa Pudda: il lunedì della gallina)
  • il martedì

Regola fondamentale è che i partecipanti devono essere tutti, obbligatoriamente lussurgesi e, come tradizione vuole, devono avere il volto dipinto oppure indossare una maschera.

Anche l’abbigliamento presenta le sue particolarità e peculiarità: colori vivaci, sgargianti, ricamati, storici. Di origine spagnola e della tradizionale popolare lussurgese. Come ad esempio il “capotinu ‘e fresi“, antichissimo giubbotto di lana grezza tipico della Sardegna che veniva utilizzato in passato in tutta l’isola dai pastori per ripararsi dal freddo pungente delle fredde notti). Ma anche “cossu ‘e pedde ‘e itellu” e la “berretta longa“, rispettivamente il corsetto di pelle e la berritta, senza dimenticare la camicia bianca in sardo chiamata “zughittu”. Non soltanto il cavaliere indossa costumi sgargianti, ma anche il cavallo viene addobbato e bardato con rosette di vari colori, finimenti detti “sos zogos de campaneddas”, con campanelle e selle.

Bisogna dire che nonostante la manifestazione inizi la Domenica di Carnevale, la Domenica prima (chiamata Domenica delle prove), i cavalieri fanno delle prove per far conoscere il percorso ai loro cavalli e farli abituare al “manto stradale”, anche se in realtà la strada sarà sterrata. In questo contesto, che prende il via attorno alle due del pomeriggio, i cavalieri non sono ne mascherati, ne hanno il volto dipinto. Si tratta di prove e quindi non necessitano ne di coprirsi il volto, ne tanto meno di indossare i tipici costumi che invece indosseranno i giorni della manifestazione.

Completato il giro di prova, ai cavalieri viene offerto un bicchiere di vino, e poi tutti cavalieri, cavalli e la popolazione si recano presso le loro stalle e scuderie. La tanto attesa corsa vera e propria, quella ufficiale inizia la Domenica di Carnevale nel primo pomeriggio, introno alle tre e mezzo del pomeriggio.

I cavalieri con le loro maschere, i loro volti dipinti, i cavalli con le loro bardature, preparati dalla mattina (strigliati ed abbelliti con treccine e coda), si posizionano lungo s‘iscappadorzu. È il punto dove la corsa prende il via, una specie di start. In pariglie, formate da due oppure tre o quattro cavalli, si lanciano lungo il percorso. Il via viene annunciato da uno speaker, il quale a gran voce, da l’inizio alla corsa comunicando di liberare il percorso.

È qui che i cavalieri (tra loro anche ragazzi giovani), danno prova e dimostrano le loro abilità equestri, la loro eleganza a stare a cavallo, a domare lo stesso. Ciò che la popolazione, i turisti e la gente osserva e giudica, però non è soltanto la bravura del cavaliere, ma anche la bardatura del cavallo, le sue rosette, la sua eleganza.

Il giorno successivo, il Lunedì chiamato Su Lunisi de sa Pudda: il lunedì della gallina, vede come “attore” principale appunto una gallina. In passato a metà del percorso in Via Roma, veniva appesa ad un filo una gallina a testa in giù, che doveva essere sgozzata dai cavalieri a tutta velocità con un bastone chiamato “su fuste ‘e ortzastru“. L’abilità dei cavalieri consisteva appunto nello sgozzare la gallina con un colpo secco di bastone…questa pratica, ormai, in disuso, è sostituita oggi dall’utilizzo di un fantoccio di panni, stracci e pezza a forma di gallina.

Il martedì di carnevale segue lo stesso rito della domenica. A fine corsa, vengono premiate le migliori pariglie (le migliori tre) e di coloro che hanno tirato giù più galline. Inoltre vengono assegnati anche premi particolari: i costumi più belli e premi di partecipazione a tutti i cavalieri. Sa Carrela ‘e nanti, però, non è solo corsa, pariglia, cavalli e cavalleri…è anche altro: balli in costume sardo, folklore,  i migliori cori della Sardegna, eventi enogastronomici, preparazione e degustazione di dolci tipici sardi (ad esempio dolci alle mandorle), di prodotti locali, quali vino, acquavite (filu ‘e ferru).

Questo il motto della manifestazione: In Sa Carrela ‘e nanti l’uomo e l’animale sono una sola forza capace di creare un’imperdibile dimostrazione di balentia, 

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