C’è un carnevale fatto di fuochi, vino forte, pelli di pecora, maschere nere, destrezza e misticismo. In netto contrasto con i colori e le figure aggraziate e gioiose dei carnevali tradizionali è il carnevale dei fuochi del centro Sardegna.

Tutto inizia con un fuoco, quello che rischiara la notte fredda del 16 gennaio e che in tutti i paesi del centro Sardegna viene acceso nel giorno dedicato a Sant’Antonio, il monaco egiziano che scese fino agli inferi per portare il fuoco agli uomini. Le origini di questa festa arcaica si perdono nella notte dei tempi, ben prima che il cristianesimo arrivasse tra queste aspre montagne. Il fuoco rappresentava l’auspicio della luce e di una nuova stagione prospera proprio nel momento in cui essa rivolgeva contro gli uomini la sua ostilità piû violenta di gelo e buio.

Le maschere, o meglio i demoni protagonisti di questo carnevale esorcizzano lo spettro dell’inverno e sotto i volti enigmatici e inquietanti celano la speranza e la fiducia nella natura che fedele seguirà ancora il suo naturale passaggio. Sono state censite una decine di maschere diverse in quest’area ognuna con le sue particolarità, scopriamone alcune delle più affascinanti.

Mamuthones

Se avete la fortuna di capitare a Mamoiada la sera del 16 gennaio (ecco dove dormire) potrete assistere alla prima uscita di carnevale delle maschere sarde più famose. Con i loro enormi mantelli di pelo di pecora, i pesanti campanacci sulle spalle e il volto coperto da una maschera di legno questi inquietanti demoni danzano intorno al fuoco. Da bambina avevo una paura incredibile dei mamuthones, dei loro sguardi nascosti e del suono dei campanacci. Ma ad alimentare i miei incubi di carnevale più di ogni altra cosa ancor più dei Mamuthones erano i loro accompagnatori: i cosiddetti Issohadores. Vestiti col costume sardo di Mamoiada e una maschera bianca a coprire il viso, questi signori girano tra la folla armati di lazzo per catturare qualcuno a caso. Il loro ruolo è di dare ritmo alla lenta processione dei Mamuthones.

Mamuthones e Issohadores maschere tradizionali

Mamuthones e Issohadores (mamoiada.net)

Boes e Merdules

Rappresentazione ancestrale della relazione uomo e animale le maschere di Ottana (ecco dove dormire) – paese a cui negli anni ’60 fu erroneamente affibbiata una vocazione nella chimica industriale – Boes e Merdules, testimoniano riti che si perdono nella notte dei tempi. I boes sono una caricatura dei buoi e i Merdules ne sono i guardiani dal volto deforme. Durante il carnevale le maschere inscenano violenti inseguimenti in cui il merdules colpisce il boe con un bastone. Spesso sono accompagnati da un’inquietante figura, quella de sa Ilunzana. Dalle sembianze di una povera vecchia, l’inquietante signora nera reca una matassa di lana e un grosso paio di cesoie; è lei a decidere il destino degli uomini tagliando il filo a meno che non le si offra da bere.

Boes, merdules e sa Ilunzana (pinterest)

Boes e merdules (pinterest)

Thurpos e su Bundu

Thurpos significa ciechi in sardo, questi contadini col volto sporco coperto dal cappuccio del cappotto di pesante orbace nero che non gli permette di vedere sono il simbolo del carnevale di Orotelli (ecco dove dormire). Sono anche gli unici della zona a riferirsi in modo diretto al mondo dei contadini e ai riti dell’agricoltura. Recano gli attrezzi dei contadini eppure come buoi scalciano e muggiscono. Ma possono essere anche Thurpos frailaios (fabbri) e seminatori. La società rurale è rappresentata da queste maschere tra le più allegre del carnevale sardo che hanno anche il compito di trascinare tutti nelle danze scatenate della festa. A Orani su Bundu è anch’esso un contadino col volto coperto da una maschera di sughero rosso, cornuta, con grosso naso e baffi. La sera del falò di Sant’Antonio impugnando il suo grosso forcone su Bundu va a trovare i suoi compaesani che per tradizione gli offriranno su pistiddu, il dolce tipico di Sant’Antonio.

Thurpos di Orotelli (Sardegna turismo)

Thurpos di Orotelli (Sardegna turismo)

Su Gattu e Maimone

Si chiama come il gatto, sembra vestita da donna ma è quasi sempre indossata da un uomo. La popolare e suggestiva maschera del carnevale di Sarule (ecco dove dormire) indossa le due pesanti gonne del costume tradizionale ma al rovescio. In testa ha un fazzoletto bianco fermato sulla fronte da un nastro rosso. Il viso è coperto da un velo nero. La maschera dunque simboleggia in realtà la morte. Con la maschera a Gattu sfila sempre Maimone:

“Ara, contadino, che è ora di arare! Prega Maimone, il dio che piove; gridagli: ‘Acqua prima e acqua dopo. Poi, sarà questione di giorni, un miracolo accadrà, il miracolo di ogni anno; sali su una collina o affacciati alla finestra più alta e grida: ‘Grano, vieni!’ e vedrai la prime lingue verdi spuntare, le piccole lingue di fuoco verde del grano bambino. (…) Pane nuovo, nuovo odore.”

In questi versi del bellissimo Miele amaro di Salvatore Cambosu che ricordo fin da bambina il senso della presenza di Maimone accanto alle maschere della morte, la rinascita.

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5 Risposte

  1. Giusi

    Ponax ti sei trovata anche tu in mezzo a questi “loschi” figuri? Non li ho mai visti d’estate a Nuoro… immagino che caldo con quei campanacci! Nuccia, un motivo in più per visitare il centro Sardegna fuori stagione 🙂

    • Ponax

      Sì, li ho visti sia a Carnevale che d’estate.
      La cosa più impressionante è il suono dei campanacci che aumenta con una forza e una cadenza che non ti aspetti, mentre attendi il loro arrivo. Li senti ancor prima di vederli. Avanzano saltando tutti insieme, con lo stesso ritmo, che non scorderai più.
      I campanacci pesano più di 30 chili e il loro rumore ricopre qualsiasi altro suono.

  2. Ponax

    Interessante e dettagliata spiegazione del suggestivo Carnevale nel cuore della Sardegna, brava Giusy.
    Da anni a ferragosto se ne fa una rievocazione per i turisti a Nuoro.
    Difficile lasciare la città senza che un Issohadore abbia tentato di prenderti al lazzo o che un thurpo ti abbia sporcato la faccia di nero.

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