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Il menù dell’area gastronomia al Cleto festival

La Calabria è sempre un’esperienza culinaria. Ha detto bene il giornalista/attivista Francesco Cirillo durante uno degli incontri in programma: il turismo dei gamberi e calamari fritti non ci piace perché è massificante e anti-identitario, perché non rispetta le vere tradizioni dei territori e la Calabria, di certo, non è un’eccezione da questo punto di vista.

Il Cleto Festival non poteva essere da meno, con l’aggiunta di due aspetti interessanti che hanno caratterizzato la gastronomia offerta dal festival: eticità e partecipazione popolare che, tradotto, vogliono dire prodotti (farina, pasta ecc) forniti dalle cooperative di Libera e km0 nei termini in cui tutto quello che si mangia in questo piccolo angolo di mondo è coltivato, raccolto e preparato dalla gente del paese. Davvero.

Spaghetti con i funghi

La mattina del nostro secondo giorno al Cleto Festival, Nadia, uscendo dalla porta del nostro appartamento condiviso aveva notato una persona arrivare verso l’area cucina con un cesto di funghi appena raccolti dall’aspetto molto interessante. Ufficialmente il cibo preparato nell’area gastronomia riguarda solo l’offerta dell’ora di cena ma, in realtà, tutti i membri dell’organizzazione e alcuni partner (come, ad esempio, noi che siamo stati media partner dell’evento) hanno avuto accesso alla maestria dei cuochi di Cleto anche all’ora di pranzo. Ed è proprio nel pranzo del secondo giorno che abbiamo avuto la fortuna di gustare il piatto primo classificato di questa personale hit parade. Raccolti, cucinati (benissimo) e mangiati in un paio d’ore. Questo si che è cibo genuino.

Peperonata rinforzata

In realtà il nome di questa pietanza l’ho inventato io ma, fidatevi, non è per niente lontano dalla verità. Siamo alla terza ed ultima sera del festival e il gruppo della gastronomia si è superato con un secondo piatto che, se non fosse stato per i funghi appena raccolti di cui ho scritto in precedenza, avrebbe vinto a man bassa questa classifica. Sto parlando di un tripudio di peperoni, patate e melanzane fritte tutte insieme. Uno spettacolo della natura davvero! In effetti, le voci della cucina ci avevano consigliato di presentarci al banco gastronomia alle 20:15 in punto prendere i piatti caldi, appena preparati. Era una sorta di avvertimento – sapevano bene cosa stavano preparando – che avremmo dovuto prendere alla lettera e invece alla fine ci siamo presentanti alle 22:30… Mi rimane un filo di rimpianto perché non oso immaginare quanto potesse essere buono questo piatto nel momento della sua massima espressione anche se, davvero, direi che non mi posso lamentare.

arrostire salciccie al cleto festival calabriaSalsiccia e patate

Se i funghi li abbiamo visti solo una volta, tutti i pomeriggi usciti dalla porta della casa dove siamo stati ospitati nel cuore del borgo medievale potevamo ammirare due uomini che arrostivano centinaia e centinaia di salsicce. Ininterrottamente, dalle 15 alle 3 di notte fumi e odori pervadevano l’area circostante. Un trionfo di salsicce che nella cena del secondo giorno, mescolate alle patate e alle cipolle fresche del luogo hanno costruito un connubio davvero gustoso che sarà difficile dimenticare.

Cialeta con olio e origano

Cialetta pane tipico cleto festival calabria

Il tipo pane cletese

La prima volta che andai a Cleto insieme a Giusi era inverno fummo accolti da Ivan e Franco – due instancabili animatori culturali del borgo che grazie all’associazione La Piazza fondata insieme ad altri ragazzi del paese organizzano da cinque anni il Cleto festival – che ci portarono in giro per il borgo medievale, anticamente chiamato Pietramala, facendoci scoprire ogni angolo e ogni curiosità relativa al borgo, alla sua vita passata e alla nuova vita che loro gli stanno donando. In questi discorsi non poteva mancare il cibo. Qui siamo tutti buongustai. Non posso dimenticare le parole di Franco che ci fece scoprire la “Cialetta“, il pane tipico di Cleto. Una specificità esclusiva del paese che viene preparato in casa da molte delle famiglie che lo abitano e che si conserva ottimamente mantenendo la sua particolare fragranza e il suo sapore. Come ci venne detto allora, la Cialetta dà il suo meglio semplicemente condita da olio extravergine d’oliva locale, un pizzico di origano e, a chi piace, anche un po’ di sale. Finalmente, grazie al festival sono riuscito a provare questo pane nella sua preparazione ottimale e devo dire che è veramente una leccornia. Se un semplice pezzo di pane condito si piazza al quarto posto della mia classifica, vuol dire che vale la pena di provarlo.

Vino rosso

Non ricordo il nome della cantina che ha fornito il vino all’organizzazione. Non ricordo quanti bicchieri ne ho bevuti e non ricordo quanti ne ho offerti. Non ho mai avuto mal di testa o mal di stomaco, né la sera durante i concerti e i dj set né la mattina dopo quando di solito si paga il dazio dell’esagerazione alcolica. Il vino rosso (quello bianco non l’ho mai provato) si è sempre accompagnato a meraviglia con le pietanze offerte a cena… Posso ben dire che ha fatto il suo sporco lavoro ed è per questo che è entrato in classifica, perché non c’è niente di meglio di un ottimo pasto accompagnato da un ottimo vino. O no?

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3 Risposte

  1. Claudietta

    “Peperonata rinforzata” rende bene l’idea della bontà che si sente in bocca e della piacevole pesantezza che lascia sullo stomaco. Ottima invenzione! Da calabrese, però, non posso che suggerirti il suo nome vero che è “zimbatò”, o almeno così è nel mio paese d’origine che è Polistena, nella provincia di Reggio Calabria. Ma si sa che in Calabria lingua e tradizioni spesso cambiano di paesino in paesino.

    • Alessio

      Ciao Claudietta! Grazie per la precisazione lessicale. Pensa a Reggio, da dove vengo io (siamo così vicini eh;) ) la chiamiamo peperonata senza aggettivi. Ho aggiunto l’aggettivo per farmi capire dalle masse 😀

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