Chi lascia la vecchia via per la nuova…

a volte una sorpresa trova.

Si sa che il detto non finisce così, però questa modifica è appropriata a quanto sto per raccontare.

Alla fine del 2011, il mio percorso quotidiano per andare al lavoro è cambiato. Da quel momento, una volta scesi i gradini che portano dal binario 2 al sottopasso della stazione Nomentana, giro a destra anziché a sinistra. Una piccola modifica che mi ha portato a conoscere una serie di strade nel quartiere Africano di Roma che ormai posso percorrere a occhi chiusi. Sempre le stesse, all’andata e al ritorno.

Elio Callistio

Con l’unica differenza che durante il tragitto verso l’ufficio, noi pendolari siamo abbastanza tranquilli forse rassegnati a prendere il primo autobus sovraffollato che passa. Mentre al rientro siamo assaliti da una frenesia apparentemente insensata nel percorrere quelle strade a ritroso il più in fretta possibile. Siamo infastiditi dall’attesa dell’autobus e convinti che, accelerando il passo dall’ufficio alla fermata del bus, e da questa alla stazione ferroviaria, riusciremo a prendere il treno prima. E invece ci ritroviamo puntualmente sulla banchina del binario 1, tutti lì, in attesa del treno in ritardo. E io fisso la scritta gialla sullo schermo informativo che mi dice che il ritardo è di cinque minuti, mentre l’orologio mi urla che quei cinque minuti sono passati da un pezzo.

Per fortuna, l’applicazione per smartphone sullo stato in tempo reale dei treni, da un paio di mesi mi aiuta a tenere la situazione, ma non la fretta, sotto controllo.

Ed è così che qualche giorno fa, avendo constatato sul cellulare di avere ben 25 minuti di tempo prima dell’arrivo del treno, non ho svoltato su via Santa Maria Goretti, verso la stazione, ma sono andata dritta, giù per via Lago Tana e oltre. Così, solo per perder tempo, ho deciso di percorrere avanti e indietro una strada a me sconosciuta.

Elio Callistio

Lunga duecentosettantacinque passi e ottantuno numeri civici, è via Migiurtinia. I palazzi che vi si affacciano hanno tutti sette o otto piani. Fa eccezione l’edificio color sabbia con l’ingresso su via Assab, forse costruito una quarantina d’anni prima degli altri, l’unico a tre piani e col tetto ricoperto di tegole.

Via Migiurtinia va percorsa per la prima volta come è capitato a me: a partire dall’incrocio con via Tripolitania, sul marciapiede di sinistra.

Quando si costeggia l’ultimo palazzo, s’intravede una piazza con macchine parcheggiate al di qua e condomini ingombranti al di là.

Ma è solo quando si arriva alla fine della strada, che si ha una visuale completa della piazza. Proprio lì, in bella mostra, racchiuso in quello scrigno di edifici del secondo dopoguerra, c’è il sepolcro di Elio Callistio, liberto dell’imperatore Adriano. Un tesoro della metà del II secolo dopo Cristo. La disposizione dei laterizi romani rimasti mostra la struttura disposta su due piani. Leggo sul pannello esplicativo degli elementi architettonici rari e all’avanguardia per l’epoca, come la volta a vela della camera inferiore e l’appoggio della cupola nella camera superiore. Immagino il committente ammirare dall’antica via Nomentana, la struttura che avrebbe contenuto le spoglie sue e forse della sua famiglia, un sepolcro a tempietto tanto rigoroso all’esterno quanto ricco di mosaici, stucchi e marmi all’interno, probabilmente per rendere più piacevoli i banchetti a cui avrebbe partecipato anche la sua anima. Quell’uomo era ignaro dell’utilizzo che mille anni più tardi se ne sarebbe fatto.

Secoli dopo infatti, pastori e vagabondi vi si rifugiavano la notte, accendendo un fuoco che dava un aspetto inquietante al sepolcro, ormai in rovina. Il rudere è stato soprannominato “La sedia del diavolo”, per l’idea che dava di un grande trono nefasto. Nel Medioevo si usava scrivere sui muri i propri desideri, credendo che si sarebbero avverati. Inoltre, si grattavano i mattoni per creare pozioni magiche. Qualche storia è giunta fino a noi di guarigioni antiche e riti di stregoneria collegati alle rovine del cenotafio.
Ma ora siamo nel 2015 e quasi nessuno più si avvicina al sepolcro di Elio Callistio.

Si è fatto tardi e ho perso il treno. Stasera stranamente non ho fretta di rientrare.

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