Internet ha cambiato le nostre abitudini. Lo so è retorica ma solo se ci si ferma a riflettere attentamente sulle nostre azioni ci si rende conto di come ci siamo adattati e adattiamo la rete a vantaggio della nostra quotidianità. Ad esempio, quando dobbiamo organizzare un viaggio. Che sia un semplice weekend fuoriporta o il viaggio della vita, probabilmente la maggior parte di noi userà internet come fonte primaria di informazione.

Dovendo organizzare un weekend a Canterbury, il primo passo è stato googlare  e scorrere tra i vari risultati soffermandomi in particolare sul sito locale di promozione territoriale. In questo modo mi sono fatta un’idea della “dimensione” delle cose da visitare. Il sito promuove il turismo nel distretto di Canterbury che comprende anche Whitstable e Herne Bay. Da questo deduco che forse in 3 giorni è possibile visitare la cittadina ma anche i suoi dintorni. Ottimo. Se avessi comprato una guida tradizionale la mia intuizione sarebbe stata meno immediata. Intanto la guida sarebbe stata sull’Inghilterra o al massimo sul Kent (la regione di Canterbury) e la vastità di informazioni mi avrebbe probabilmente distratto.

Internet ci ha abituato a ragionare sui dettagli nonostante abbia reso disponibile una quantità di informazioni senza precedenti nella storia dell’uomo.

A questo punto voglio leggere delle storie. Cosa fanno i viaggiatori che arrivano da quelle parti? Ed ecco che scorro nella lista dei miei risultati fino a trovare quei siti in cui sono proprio loro, i viaggiatori, a raccontarsi. Peccato che genteinviaggio.it sia appena nato, ma sono certa che in futuro sarà una preziosa miniera di storie.

Informazioni pratiche: dove dormire? cosa mangiare? Google mi porta dritto dritto a TripAdvisor, soggetto emblematico della mutevolezza della cultura del viaggio grazie al web. Personalmente, a torto o a ragione, è una tappa obbligata, la guida più umana che ho a disposizione. Le sue recensioni e i suoi forum tematici sono una risorsa inesauribile di spunti.  Anche noi come la rete pensiamo per connessioni e così ci muoviamo da un link all’altro alla spasmodica ricerca di informazioni, stimoli e rassicurazioni su questa mini avventura.

E così TripAdvisor mi manda su Expedia dove prenoto un ottimo hotel a un prezzo ragionevole, non prima di aver spulciato (attività molto veloce in questo caso) la sezione di Air B&B relativa a Canterbury che mi restituisce un’offerta un tantino riduttiva: tre soli risultati.

A questo punto cerco informazioni su come arrivare e mi affido ai principali operatori che conosco (bus e treni), ma se non li conoscessi troverei senz’altro quel che cerco nei vari forum, yahoo answers compreso.

Per finire, Wikipedia mi permette di navigare, almeno a grandi linee, nella storia di Canterbury e del suo distretto e dei suoi principali protagonisti e mi fa venire voglia nell’ordine di:

– scaricare un ebook

– guardare un film

I due prodotti sono tratti dalla stessa opera: “The Canterbury Tales“, una raccolta di novelle scritte in inglese medievale dal poeta Geoffrey Chaucer. Mi sento anch’io un po’ come i pellegrini protagonisti di quest’opera e sono curiosa di sapere cosa si raccontavano per intrattenersi durante il viaggio. Durante questa operazione ri-scopro che “I racconti di Canterbury” sono il soggetto (e il titolo) di un film di Pier Paolo Pasolini del 1972, vincitore dell’Orso d’Oro a Berlino. Su Youtube c’è il film completo e me lo godo prima della partenza.

Si tratta di smanettamento o di una nuova cultura del viaggio? Venti anni fa sarei andata in agenzia  e forse non avrei fatto in tempo né ad andare in biblioteca a prendere il libro né a recuperare il film .

Come cambia la percezione del viaggio internet? Qual è la vostra esperienza? Trovate queste considerazioni banali? Fatemelo sapere.

Come organizzi un weekend fuoriporta?

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