Sudafrica 2010, il campionato mondiale di calcio dal quale la nazionale campione in carica, ovvero la nostra Italia, fu eliminata meritatamente al primo turno dopo aver perso 3-2 contro la Slovacchia e dopo aver accumulato nelle prime due partite soltanto due punti, giocando contro il Paraguay e la Nuova Zelanda. Non era neppure un girone difficile, per questo la mia passionale amica e coinquilina Serena tuonava senza torto: “Devono andare a raccogliere patate”!

Era la prima estate di convivenza per me con Serena, Beatrice e Alessia. Quattro amiche coinquiline e due amiche jolly importate e ricorrenti, ovvero Sara e Francesca. L’estate in cui era esplosa in noi un’incontenibile passione per la Spagna, sulla cui nazionale, non potendo più tifare per i nostri, avevamo investito le nostre energie da groupie più che da tifose. D’altronde, la nazionale spagnola aveva schierato una bella formazione in campo e noi siamo donne.

Passione e tifo erano stati ben ripagati, dal momento che la Spagna, quel mondiale, lo vinse, portando a casa la coppa del mondo e attirando nella sua casa le sue fan più esaltate: io, Beatrice, Serena, Francesca e Sara che, dopo aver trascorso l’intera estate a sognare la Spagna, il 27 novembre ci imbarcammo su un volo che lasciava una fredda e soleggiata Roma nelle primissime ore del mattino per scaricarci due ore più tardi a Barcellona.

Bienvenidos a España e bienvenidos nella realtà del sogno, che da lì a qualche ora, stava per regalarci un’avventura esclusiva a tratti divertente, a tratti un po’ sfiancante, ma comunque una storia che a distanza di cinque anni continua a unirci con una miriade di ricordi e tante risate.

Il piano era semplice. Tutto quello che chiedevamo era trascorrere una giornata a Barcellona per assaporare il gusto di quella cultura che tanto ci affascinava, a partire dalla sua lingua, tanto che chiedere informazioni ai passanti diventò immediatamente il pretesto per deliziare l’udito al suon della più stereotipata “esse” tra i denti.

Munite delle sole nostre borsette ben farcite, di strada in strada, arrivammo nella piazza della cattedrale. Lavori in corso fuori, ma decidemmo di visitare comunque l’interno della chiesa: una bellissima costruzione gotica a cui dedicammo solo uno sguardo veloce dal momento che il tempo che avevamo a disposizione era veramente breve e intanto era comunque arrivata l’ora di pranzo.

Un pranzo veloce, consumato sulle panchine della stessa piazza, dove forse chissà potrebbe essere accaduto il fattaccio che ha dettato poi il ritmo della nostra breve vacanza. Un furto di portafoglio. Un furto ai danni della povera Beatrice che, nel tentativo di acquistare un biglietto per spostarci fino a Parc Güell, si accorse che dalla sua borsa era sparito il suo portadinero, come l’avremmo poi rinominato davanti alla polizia di Plaça Catalunya.

Ovviamente, nel portafoglio, non c’erano solo soldi, ma c’erano soprattutto documenti importanti come la carta d’identità e il biglietto per il volo di ritorno a Roma che avremmo dovuto prendere la mattina seguente. Ebbene sì, eravamo finite in un bel guaio.

Per risolverlo, io e Beatrice – che nel frattempo era diventata Beatriz! – trascorremmo il resto della giornata davanti a una porta nera nell’ufficio di polizia, attendendo in una coda piccola ma molto confusa di essere chiamate per la denuncia, mentre il resto del gruppo vagava intorno alla piazza.

Il problema, però, non era tanto la denuncia, quanto il rischio reale di non poter volare senza documenti né biglietto, a meno che qualcuno dall’Italia ce ne avesse inviato una copia via fax. E qui la prossima sfida: trovare un posto in cui fosse possibile ricevere il fax. Magari un internet point che, però, in Spagna si chiama “locutorio”. E noi l’abbiamo scoperto dopo aver trascorso più di un’ora a cercare di farci capire.

Tutto è bene quel che finisce bene, fax ricevuto, prossima fermata Sagrada Familia. Un posto incantevole all’esterno come all’interno, dove non a caso ci trattenemmo per parecchio tempo con il naso all’insù e la testa girovagante per non perderci neanche un briciolo di tanta meraviglia.

Poi alle fontane magiche, dove uno spettacolo di acqua, luci e musica rubò la nostra attenzione, facendoci dimenticare la brutta esperienza del portafoglio e restituendoci tutto il nostro amore per la Spagna.

E se il miglior modo per avvicinarsi a una cultura è testare i suoi sapori, eccoci quindi a cena a cedere alla tentazione di una calda paella. Una cena tradizionale e lenta, in attesa che si scatenasse la vita per le strade della città.

Detto fatto, qualche ora più tardi, camminando lungo la Rambla, ci imbattemmo nella soluzione migliore per la nostra notte senza un tetto: solo 15 euro per un pub e una discoteca tra le più chic di Barcellona, nonostante il nostro abbigliamento non fosse proprio da Saturday night.

Uscimmo dalla discoteca la mattina, quando era già ora di andare in aeroporto. A bordo di un autobus, crollammo in un sonno che ancora oggi ricordiamo tutte come il più profondo delle nostre vite. Ancora un pisolino in aeroporto e poi Roma, dove atterrammo che pioveva, ma noi eravamo stanche e felici come piccole Ulisse che hanno raggiunto Itaca, dopo un viaggio incredibile e pieno di sorprese.

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2 Risposte

  1. Elisadg

    Non siete state le sole a subire un furto del genere. L’anno scorso a Barcellona una mia amica, scesa dalla metro, si è accorta di non avere più il portafogli nella borsa. Da lì è iniziata la sua disperazione, ma anche quella di tutte le altre perchè sentendo vari pareri anche alla polizia non erano sicuri che con la denuncia e una fotocopia del documento l’avrebbero fatta salire sull’aereo. Ricordo ancora la chiamata al consolato italiano per prendere un appuntamento, ovviamente sabato e domenica non lavorano e mi consigliarono di aspettare lunedì..ma noi il volo l’avevamo domenica! Così il giorno della partenza abbiamo ‘rischiato’, la mia amica è andata al check in con la fotocopia e magia! Nessun problema. Ce l’avessero detto prima ci saremmo risparmiate tutte un giorno di giri per uffici della polizia!

    • Claudietta

      In effetti, da qualche parte avevo letto che Barcellona ha mille pregi, ma ha anche il neo di essere la capitale europea degli scippi.
      Comunque la nostra fortuna allora fu che il papà della “scippata” ha questa insolita abitudine di conservare fotocopie dei documenti di tutta la famiglia. Fosse successo a me, per esempio, probabilmente starei ancora in Spagna! 😀

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