Chi non ha mai vissuto un’avventura su un pandino? Sono sicuro che quasi tutti coloro che leggeranno questa domanda torneranno con la mente a qualche episodio mitico del loro passato…

Quella di Fabio Migli però è un po’ più della classica avventura con il pandino che tutti noi conserviamo nella nostra memoria. Fabio con le sue panda 4X4 ha girato il mondo in lungo e in largo e quella che desidero raccontarvi sulle pagine di Gente in viaggio è forse una delle sue esperienze più assurde e folli.

Siamo nel 2007 quando Fabio decide di intraprendere una delle sue solite vie asiatiche alla volta di Pechino. Fabio viaggia da solo e lo fa esclusivamente con una Panda 4X4. Ai tempi in cui è ambientata questa storia una delle due Panda aveva alle spalle 640.000 km (circa due volte la distanza tra il nostro pianeta e la Luna e quasi 16 volte la lunghezza dell’Equatore terrestre) e l’altra, quella con cui realizzerà questo viaggio che vi racconterò, solo 180.000 km.

Obiettivo Pechino quindi. Fabio conosce molto bene le prime migliaia di km perché un bel po’ di volte si è trovato ad andare in Asia in automobile, da solo. Come se fosse il tragitto che ognuno di noi fa durante la settimana per andare a fare la spesa. Dunque per abbattere la noia il nostro viaggiatore decide di fare qualche variazione sul percorso. Ed è così che si trova a godere di un po’ di frescura sui monti caucasici e il caldo afoso del deserto stepposo di Ustyurt, 500 km di piste sabbiose non asfaltate per raggiungere l’Uzbekistan.

Fabio non si limita ad attraversare la terra un po’ in tutte le direzioni, ma racconta questi suoi viaggi e le descrizioni dei luoghi che attraversa sono spesso crudemente impietose nei confronti delle attività umane che in molti casi sono vere e proprie azioni distruttive di interi ecosistemi. E’ per esempio il caso del lago d’Aral.

Qui, fino a quaranta anni fa si estendeva il limpido e pescoso mar d’Aral. Ora, invece, al posto dell’acqua solo distese desertiche incrostate da sale e impressionanti relitti arrugginiti di vecchie imbarcazioni, adagiate dove un tempo era il mare, il quale ormai è arretrato di quasi 200 chilometri in seguito a dissennati sfruttamenti dei suoi due emissari per uso agricolo.

Il percorso, racconta Fabio, prosegue abbastanza tranquillamente tra gli enormi spazi degli stan in direzione spedita verso Pechino. Il confine cinese riserva però non pochi problemi per ottenere il visto. Problemi che a quanto pare il nostro non riesce a risolvere ed è qui che si materializza l’idea di passare dall’Afghanistan per andare in Pakistan.

Ricordiamo che l’Afghanistan del 2007 è devastato dalla guerra tra tribù locali, talebani e militari occidentali (non che ora sia messo meglio…). Il paese è assolutamente chiuso ad ogni tipo di turismo ed è considerato uno degli stati più pericolosi al mondo. Dunque entrare in Afghanistan in quel momento è veramente una follia! Lo conferma il fatto che incredibilmente Fabio riesce ad ottenere un permesso per 14 giorni (quando la norma, a quanto racconta, era di 7) scritto a mano con una biro sul suo passaporto. I racconti dei lavoratori dell’ambasciata afghana di Tashkent (Uzbekistan) mettono un po’ di timore nel nostro avventuriero a 4 ruote motrici ma alla fine è lo spirito di scoperta e la curiosità che vincono.

Così Fabio sconfina con il suo permesso scritto a mano e il volante della sua Panda ben stretto. E’ il 10 settembre 2007.

Una-delle-nicchie-che-ospitava-i-celebri-Buddha-di-BamiyanQuello che si trova davanti è un paese fantastico, a partire dalle moschee sorprendentemente colorate e dalle dimensioni imponenti per finire ai volti delle persone incrociate durante il suo attraversamento. E’ un continuo attraversamento di città, villaggi e strade terrose. Nessun accenno di violenze ma tanto stupore nel vedere un uomo occidentale aggirarsi da solo per un paese dimenticato da tutto, tranne che dai caccia bombardieri e dai signori della guerra. Decine sono gli incontri raccolti all’interno dell’ebook “Afghanistan Avventure in un paese negato” pubblicato da Asterisk edizioni e che Fabio ha raccontato innumerevoli volte su tutti i mezzi d’informazione. Incontri che gli sono rimasti nel cuore.

Il più influente, in senso forse più letterale, è sicuramente quello con il rappresentante dell’ambasciata italiana a Kabul che ha il compito di andare a ripescare Fabio dal “piccolo” casino in cui si è impelagato dopo giorni di viaggio attraverso questo paese davvero sconosciuto ai più e che il viaggiatore racconta con un’enfasi e una gioia davvero unici.

Una volta entrato in Afghanistan non è affatto facile uscire. Infatti, il nostro avventuroso viaggiatore rimarrà incastrato dentro il paese perché a tutti i varchi di uscita il permesso scritto a mano non viene riconosciuto. Interviene così il funzionario diplomatico abbastanza shokkato da questo incontro: uno dei paesi con le frontiere più chiuse al mondo aveva fatto entrare un uomo italiano, da solo, su una Fiat Panda 4X4 e per di più in sedia a rotelle. Si avete capito bene, Fabio questa fantastica avventura di viaggio l’ha vissuta in queste condizioni per lui del tutto normali.

Ma la sua storia non è eccezionale solo per questo, piuttosto perché viene rimandato a forza nel nostro paese a bordo di un C130 dell’esercito italiano insieme alla sua inseparabile Panda.

Tanti aspetti di questa storia di viaggio sono destinati a rimanere impressi a chiunque ci si imbatterà. Non sto qui a descrivervi quello che i suoi occhi hanno visto perché non ne sarei in grado. Certe cose e certi luoghi li può raccontare solo chi li vive e li scopre attraversandoli e l’Afghanistan è uno di questi.

Mi piace invitarvi ad approfondire l’avventura di Fabio con un piccolissimo passaggio di questa storia che mi sembra così umano da racchiudere in se quello che è l’essenza stessa del viaggio cioè l’incontro tra culture diverse e lo scambio di “vedute” tra persone:

E’ meraviglioso l’incontro con queste persone che mi fanno sempre sentire ben accetto. Ogni volta che scendo dalla Panda, montando la mia carrozzella, do spettacolo, e interi villaggi si assiepano intorno me per vedere quella che ai loro occhi deve sembrare una specie di prodigio. Una persona che non ha l’uso delle gambe e se ne va a zonzo per il mondo guidando una macchina, in Afghanistan, penso sia vista come una stregoneria.

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