Se pensavate che a marzo la capitale inglese fosse una città grigia e umida, oggi 9 marzo dovrete ricredervi. Londra è invasa da un sole caldo (ci sono 15°) e io me ne vado a scoprire Chelsea a piedi, un quartiere famosissimo in cui non sono ancora stata. Di Chelsea so solo che è una zona abbastanza posh, che è il quartiere della squadra dove hanno tanto amato il mio conterraneo Gianfranco Zola e poco altro. Cammino da Victoria Station fino a Sloane Square dove vengo accolta dal cartello “Welcome to the Royal Borough of Chelsea”. La piazza di Sloane è ricca di storia. Grazie alle mie fonti (la guida “London’s hidden walks”) scopro che Sir Sloane signore di queste terre secoli fa è nientepocodimenoche l’inventore del cioccolato al latte.

Ma c’è anche un’altra storia legata a questa piazza e in particolare al Royal Court Theatre che vi si affaccia. Qui passò la notte ad ubriacarsi prima di buttarsi sotto il treno Peter Llewelin Davies, che da bambino aveva ispirato il personaggio di Peter Pan. Le favole hanno origine sempre nel mondo reale dei loro scrittori ma in questo mondo non sempre c’è un lieto fine. Lascio Peter Pan e vado verso il Royal Hospital, l’ex ospedale militare oggi aperto al pubblico e gestito da simpaticissimi vecchietti in divisa. Sono i veterani in pensione che tra questi bei giardini passano il tempo dando una mano ai turisti e a tanti altri vecchietti che affollano i cafè e i viali in questa bellissima domenica di sole. Da qui si accede ai Ranelagh Gardens, suggestivi giardini dal passato glorioso. Sembra che Giacomo Casanova vi incontrasse le donne più belle di Londra e che il giovane Mozart abbia suonato qui per un concerto di beneficenza nella Rotunda: un edificio ispirato al Pantheon (oggi distrutto) immortalato nel dipinto di Canaletto. Esco dal Royal Hospital e cammino verso Tite Street.

Al numero 34  di questa piccola via dove tutte le case hanno i mattoncini rossi visse Oscar Wilde. In questa casa scrisse “Il ritratto di Dorian Gray”e “L’importanza di chiamarsi Ernesto”. In fondo alla via c’è il Tamigi da una prospettiva nuova. Scorre piatto e silenzioso mentre io arrivo su Cheyne Walk. E qui capirete il perché del titolo! Cheyne Walk è stata negli anni una specie di “ghetto di celebrità”. La via è un susseguirsi di targhe blu che ricordano famosi inquilini. Non li conosco tutti ma alcuni mi fanno emozionare. La prima casa che incontro è quella di George Eliot, l’autrice de “Il Mulino sulla Floss” uno dei miei romanzi di formazione letti al liceo grazie ai preziosi consigli della mia fantastica prof di inglese. In realtà prima c’è la casa di Keith Richards dei Rolling Stones ma questo mi emoziona meno. Praticamente erano tutti vicini di casa! Tra gli altri sempre a Cheyne Walk: Bram Stoker (l’autore di Dracula), Bertrand Russell e Mick Jagger. La casa di Jagger è la più modesta. Leggo che qui nel 1969 ci fu la mega retata antidroga che lo portò in tribunale. Faccio delle piccole deviazioni e trovo degli angolini deliziosi di colori e di fiori. La gente è felice per tutto il sole. Ti incrocia, sorride e saluta.

Il Tamigi scorre sempre dall’altro lato della strada, ma stavolta attraccate al fiume non si possono non notare le fantastiche boathouses. Vedo alcuni inqulini che sonnacchiosi in questa domenica mattina escono dalla loro casetta galleggiante per prendere qualcosa. Sarebbe bello vivere qui ma a quanto pare le quotazioni di quelle che ho appena definito casette vanno dal milione di pound in su. Proprio quando penso di essere finita in un posto troppo chic ecco apparire un mostro di cemento armato. E’ un mega complesso condominiale moderno (penso costruito nel dopoguerra) osceno, ma anche lui con una sua storia. In uno di questi appartamentini, che dal basso sembrano le celle di un formicaio, è stata scritta la mitica “London calling” dei Clash. “Cause London is drowning, and I live by the river” e infatti viveva proprio qui davanti al fiume Joe Strummer.

Costeggio il fiume ancora un po’ e poi prendo una strada interna che mi porterà al cimitero di Brompton. Vivo questo evento con molta ansia perchè ho paura di rimanere chiusa dentro. Il mio obiettivo è arrivare e parlare subito con il becchino per sincerami dell’orario di chiusura. Arrivata a destinazione realizzo di essere proprio scemina. Chiaramente non è un cimitero come quelli italiani e tantomeno c’è un becchino. E’ pieno di bici, persone che passeggiano con il cane e, ahimè, di piccioni. Insomma è come se fosse un giardino pubblico anche se il cimitero opera ancora con questa funzione. L’atmosfera è davvero impressionante e magica. Penso alle storie dietro a questi nomi quasi illeggibili a causa delle erbacce. Sembra che Beatrix Potter abbia preso i nomi dei personaggi dei suoi libri, incluso quello del famigerato Peter Rabbit proprio da queste lapidi. Vorrei trattenermi si più ma ho fame e quindi mi sposto verso King’s Road. Una larga via commerciale che passa dall’osceno al profondo chic in poco meno di 2 Km. Ci sono tanti caffè e ristorantini e in una giornata come questa, chi può mette i tavoli in terrazza, in veranda o sul marciapiedi. Io finisco a mangiare in un posto che ha tutto quello che non volevo (in primis è al chiuso) e di qui non vale la pena parlare. Dopo pranzo la mia passeggiata prosegue su King’s Road. Ogni tanto dalla strada principale mi sposto in viuzze interne che si intravedono e che sono bellissime. Tra le tante Glebe Place, Bywater Street e Wellington Square. A proposito: pare che Ian Fleming in realtà avesse ambientato la casa di James Bond al numero 30 di Wellington Street, proprio accanto alla casa del satanista (reale) Aleister Crowley.

C’è un Mc Donald’s su King’s Road. Ho letto nella guida che prima qui c’era un famosissimo drugstore protagonista negli “swinging ’60’s”  e dove Kubrick ha girato alcune scene di Arancia Meccanica. Mi sento un po’ come il ragazzo della via Gluck…. Fa caldo, e arrivo alla Saatchi Gallery.

Tutt’intorno Chelsea è un continuo susseguirsi di negozi ricercati ed eleganti, alcuni molto British (ma very very stilysh), di cafè e tavolini, gelaterie italiane che riconosci dalle file kilometriche e gente festante. La giornata è troppo bella per stare al chiuso per cui mi prometto di ritornare alla Saatchi in un’altra occasione. Sarà trendy l’East London ma l’eleganza e la storia di queste strade mi hanno regalato una domenica indimenticabile.

Conosci altre storie legate a Chelsea?

Continua a seguirci

1 risposta

Scrivi

Eseguendo il login oppure registrandoti accetti le Privacy policy