In quest’era che “non ci sono più le mezze stagioni”, quando ottobre decide di sfoderare in una sola giornata tutte le più belle caratteristiche dell’autunno, non si può che mettere in moto, montare in sella o salire sul primo treno che va e lasciarsi andare a un nuovo viaggio.

Non importa quanto lontano da casa ci si spinga, né quanto tempo lontano da essa si trascorra: per viaggiare serve solo tanta curiosità, stupore e la meraviglia di chi sa osservare il mondo con gli occhi puri e novelli di un bambino. Con un animo così, anche la più breve passeggiata può diventare un’avventura.

E d’altronde l’autunno, con le sue sfumature di colore e le sue temperature miti e cangianti, ce la mette propria tutta per aiutare lo sguardo a cogliere la bellezza e la poesia di certi paesaggi. Belli, perché imperfetti, tra una foglia verde che è diventata gialla e mucchi di foglie rosse che hanno lasciato i rami per srotolarsi come tappeti sulle strade colorate.

In autunno, insomma, scrollarsi di dosso la stanchezza di una settimana intensa di lavoro e affanni vuol dire semplicemente rinunciare alla formula pigiama più divano la domenica per sperimentare, invece, un pacchetto più dinamico, del tipo borgo arroccato più pranzo tipico. E già sento l’acquolina in bocca e il dito a scatto sulla macchina fotografica.

Sicuramente tutte le regioni d’Italia offrono un’ampia gamma di pacchetti di questo genere, ma adesso ve ne propongo uno ben confezionato nel Lazio. Dentro c’è un borgo arroccato che si chiama Cervara di Roma e un pranzo tipico che profuma di tartufo e sa di corposo vino rosso della casa.

Cervara di Roma, neanche a dirlo, è un piccolo borgo che dista solo settanta chilometri dalla capitale e ben mille seicento metri dalle onde del mare. Il paese più alto della provincia di Roma, Cervara troneggia sulla valle dell’Aniene e offre ai suoi soli quattrocento abitanti arte e cultura e palate di aria pulita da respirare a pieni polmoni.

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Non si fa per dire, perché il borgo, grazie alla sua posizione alta, alla fitta vegetazione circostante e alla sua conformazione minuta che impedisce il passaggio delle auto per le vie del paese, si è conquistato il titolo di “capitale dell’aria pulita”. Quale posto migliore allora per prendere la classica “boccata d’aria”?

Un’oasi di pace e cultura che, per secoli, ha attratto artisti italiani e stranieri con le sue bellezze storiche e naturali, fonti di ispirazione per la pittura così come per la letteratura. Sui muri del borgo, infatti, si alternano a sorpresa per il visitatore dipinti, murales e poesie celebrative della città o anche evocative di vicende storiche, ciascuna recante una firma diversa.

Una menzione a parte meritano le sculture ricavate nelle roccia, che rappresentano figure mitologiche ed ambiscono ad evocare il tema della pace nel mondo. Alcune di queste hanno contorni ben definiti, mentre altre sono più camaleontiche tanto che ad una prima vista di volti femminili sporgenti dalla roccia, si potrebbe pensare ad un’illusione o una fantasia personale. Ebbene sì, quindi, questa chicca rivelata può considerarsi spoiler.

La scalinata degli artisti è la via d’accesso principale al borgo. Dimenticato ogni mezzo di trasporto che non siano i propri piedi nella piazzetta a valle, inizia la scoperta di Cervara per viuzze e scalini che conducono al punto più alto nonché quello che offre una vista panoramica mozzafiato. Lassù, come nel più classico dei Paesi cattolici qual è l’Italia, troneggia una statua della Madonna le cui mani basse in segno di invocazione aprono lo scenario della valle in cui è incastonato il piccolo borgo.

Nella visione d’insieme, Cervara di Roma è realmente un piccolo gioiello dal cui nucleo centrale hanno vita tutte le sue abitazioni disposte come le file di un teatro dove va in scena uno spettacolo a colori. Ogni casa, infatti, ha la sua tinta tenue capace, però, di distinguerla in maniera netta da tutte le altre.

Non mancano musei e chiese ma, detto tra noi, se non c’è la necessità di ripararsi da una forte pioggia, si può anche evitare di visitarle e dedicare un po’ di tempo in più agli spazi esterni. Solo in un caso vale davvero la pena di avere un tetto sulla testa e una sedia su cui mettersi comodi a sedere: è il caso del pranzo.

Da un piccolo borgo con pochi abitanti, di certo non ci si può aspettare una vasta scelta di ristoranti. TripAdvisor ne consiglia quattro o cinque, compresi i bar, ma tutti comunque hanno il pregio di proporre cucina tipica e il più possibile artigianale. In location molto rustiche, calde e accoglienti, è possibile deliziare anche il palato con pasta fatta in casa e condita con sughi a base di funghi o di carni, che sono le protagoniste dei secondi piatti da accompagnare con l’immancabile cicoria e tanto altro. E poi dolci per tutti i gusti e buon vino della casa che riscalda il corpo e, diciamocelo, un poco anche il cuore.

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